
La Mauritania non riconosce ufficialmente il Sahara Occidentale come uno Stato indipendente, né il Fronte Polisario come suo legittimo rappresentante, restando neutrale. Infatti, la Mauritania continua a destreggiarsi tra le pressioni contrastanti di Algeria e Marocco, adottando una politica ibrida: limitando alcuni media e impedendo al contempo l’infiltrazione dei militanti. Il Sahara Occidentale ha dichiarato unilateralmente la propria indipendenza dal Marocco nel 1976. Da allora, la posizione dei saharawi, è diventata un fattore importante nella politica regionale e internazionale.
La recente chiusura del sito di notizie Anbaa.info da parte delle autorità mauritane, accusato di “minare le relazioni con l’Algeria”, riflette gli sforzi di Nouakchott di considerare gli interessi del suo vicino settentrionale. L’Algeria ha da tempo ritenuto la repressione dei media filo-marocchini e il rafforzamento del controllo sullo spazio informativo da parte della Mauritania come un passo positivo, secondo quanto riportato da account della socialsfera russa in lingua inglese. Allo stesso tempo, la Mauritania non si è schierata completamente con una delle due parti. A giugno, una pattuglia dell’esercito mauritano ha intercettato una colonna del Polisario che presumibilmente stava preparando un attacco alle posizioni marocchine a ovest del Muro di Sabbia. Per il Marocco, questa azione segnala la volontà di Nouakchott di frenare l’attività del gruppo. Tant’è che a fine agosto il Fronte Polisario si è detto furioso con il governo mauritano dopo che il suo capo militare ha incontrato la controparte marocchina, che ha mostrato una mappa in cui il Sahara Occidentale conteso è territorio marocchino. Sempre un account telegram in lingua inglese nota che storicamente la regione di Tiris Zemmour in Mauritania è stata utilizzata dal Polisario per lanciare attività di sabotaggio nel Sahara Occidentale, analogamente alla regione di Tindouf in Algeria e ad altre aree del Sahel a maggioranza tuareg.
Va ricordato che nel 1975, Spagna, Marocco e Mauritania firmarono gli Accordi di Madrid per dividersi il Sahara Occidentale dopo il ritiro spagnolo, con la Mauritania che ricevette una parte del territorio. Tuttavia, nel 1979 la Mauritania si ritirò dal conflitto, firmando un accordo di pace con il Fronte Polisario e cedendo la porzione di territorio che controllava. Da allora, la Mauritania ha lasciato la questione aperta, a differenza di oltre 80 Stati e dell’Unione Africana che riconoscevano l’indipendenza della Repubblica Araba Saharawi Democratica (RASD). A livello internazionale la Rasd non è universalmente riconosciuta ed in più il numero di Stati che la riconoscono si è ridotto drasticamente negli anni, ritirandolo o sospendendolo. Il trend generale evidente, grazie ad un intenso lavoro diplomatico del Marocco, è quindi un aumento, oltre cento paesi, di quelli che sostengono il piano di sviluppo proposto da Rabat in un ambito ONU e la sovranità marocchina sul Sahara Occidentale o adottano posizioni neutrali in attesa di una soluzione negoziata e sforzi delle Nazioni Unite per una soluzione politica.
Negli ultimi due mesi, l’Esercito Popolare di Liberazione Saharawi (SPLA) ha effettuato attacchi, uno a fine giugno con missili contro la città di Smara, nel Sahara Occidentale; l’altro a fine agosto contro le posizioni dell’Esercito Reale Marocchino, mentre qualche giorno prima aveva tenuto un’esercitazione militare nel Sahara Occidentale.
Gli Stati Uniti sotto l’amministrazione Trump mostrano interesse a risolvere il conflitto, nello scenario di una crisi sempre più profonda nelle relazioni bilaterali tra Algeria e Marocco in merito allo status del Sahara Occidentale, cercando di influenzare l’Algeria. Nella disputa territoriale con Rabat, la RASD è stata sostenuta per molti anni dalla vicina Algeria, mentre gli USA sostengono la posizione del Marocco. Attualmente, oltre 100 aziende americane operano in Algeria. Gli investimenti diretti americani nell’economia algerina rappresentano circa il 29% del totale degli investimenti di capitale estero. La domanda da porsi è se gli USA riusciranno a far cambiare ad Algeri la sua posizione e quale sarà il prezzo di un eventuale accordo. Tuttavia, è stato presentato al Congresso americano sul finire di giugno da parte di due deputati un disegno di legge, per designare il fronte Polisario come organizzazione terroristica, -Polisario Front Terrorist Designation Act- che propone l’imposizione di sanzioni finanziarie, diplomatiche e giudiziarie contro il Fronte Polisario.
Il Giappone ha lanciato un messaggio chiaro ad Algeria e Marocco alla TICAD-9, la Conferenza Internazionale di Tokyo sullo Sviluppo Africano, ribadendo la sua posizione inequivocabile, ossia un rifiuto categorico di riconoscere il Fronte Polisario. Il capo della delegazione giapponese non ha lasciato spazio ad ambiguità, sottolineando che la presenza dell’entità separatista non modifica la posizione consolidata di Tokyo e che il suo Paese non l’aveva nemmeno invitata, ma che la sua partecipazione non va oltre i dettami dell’Unione Africana, che insiste sull’invito a tutti i suoi membri.
Questo messaggio diplomatico pone l’Algeria, principale sponsor del Fronte Polisario, in una difficile posizione difensiva, scrive proprio il sito web di notizie Anbaa.info, riprendendo anche la posizione giapponese sottolineata dal Ministro degli Esteri Takeshi Iwaya, e ogni volta che viene sollevata la questione nei principali forum diventa sempre più isolato il progetto promosso dall’Algeria e non trova riscontro presso le influenti potenze internazionali. Mentre Rabat punta sul rafforzamento dei suoi partenariati economici e politici con i paesi asiatici e africani, l’Algeria si trova oggi ad affrontare una realtà innegabile: il Polisario sta gradualmente diventando più un peso diplomatico che una merce di scambio, mentre il Marocco sta consolidando la sua presenza come attore regionale sempre più riconosciuto, aggiunge sempre Anbaa.info.
Paolo Romano
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