MAROCCO. La deradicalizzazione operativa di Rabat

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Chiamato Moussalaha, che significa “riconciliazione” in arabo, è il programma del Marocco di de-radicalizzazione e inserimento sociale offerto ai prigionieri ex membri di organizzazione terroristiche islamiche che hanno dimostrato la disponibilità a rinunciare alla violenza.

Il programma consiste in tre mesi di lezioni in carcere su religione, legge ed economia, e i detenuti ricevono anche una formazione su come avviare un’impresa, per potersi poi rendere economicamente autonomi una volta usciti dal carcere, così come un accompagnamento psicologico.

Recentemente, riporta al Jazeera, si è “diplomato” il nono gruppo di ex militanti Isis da quando il programma è iniziato nel 2017. Dal suo inizio, 222 prigionieri, tra cui otto donne, hanno partecipato al programma Moussalaha, e 116 hanno ottenuto la grazia reale, mentre 15 hanno avuto una riduzione della pena.

Moulay Idriss Agoulmam, direttore dell’azione socio-culturale e del reinserimento dei detenuti presso l’Amministrazione carceraria del Marocco, dice che il programma è interamente volontario e lavora con i detenuti «per cambiare il loro comportamento e migliorare il loro percorso di vita». «Permette ai prigionieri di prendere coscienza della gravità dei loro errori», dice Agoulmam. Circa 1.500 marocchini si sono recati in Siria, in Iraq e in altri teatri dove era presente Daesh per unirsi alle diverse unità dello Stato Islamico.

Lo stesso Regno del Marocco, ha anche sperimentato molteplici attentati. Tristemente celebri i cinque attacchi suicidi a Casablanca nel 2003 in cui sono rimaste uccise 33 persone. Nel 2011, un’esplosione ha distrutto un caffè a Marrakesh, uccidendo 17 persone, la maggior parte dei turisti stranieri. Quindici anni dopo, due turisti scandinavi sono stati uccisi da militanti legati all’ISIS durante un’escursione nelle montagne dell’Alto Atlante. I servizi di sicurezza hanno smantellato più di 2.000 cellule estremiste e fatto più di 3.500 arresti legati al terrorismo dal 2002, secondo le cifre ufficiali.

La Rabita Mohammadia degli Ulema, un’associazione d’interesse generale creata dal re del Marocco, Mohammed VI, nel 2006, ha lo scopo di promuovere un Islam tollerante e aperto. Il suo segretario generale, Ahmed Abbadi, intellettuale molto rispettato in Marocco, gioca un ruolo importante in questa operazione di de-radicalizzazione; non solo pilotando il programma Moussalaha, ma raggiungendo e seguendo tutti i suoi beneficiari, riporta Arab Weekly.

Il 29 aprile scorso è stato istituito il decimo gruppo di detenuti che hanno aderito al programma.

Graziella Giangiulio