MAR ROSSO. Gli houthi colpiscono gli affari di Cina e India

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La situazione nel Mar Rosso sta creando rischi del valore di miliardi di dollari per India e Cina. Gli attacchi degli Houthi hanno raddoppiato il costo delle esportazioni dall’India, un paese che vede l’80% dei suoi scambi di merci con l’Europa, stimati in quasi 14 miliardi di dollari al mese, passare attraverso il Mar Rosso. Anche se la Cina è in gran parte considerata immune dagli attacchi Houthi i suoi interessi commerciali lungo il Canale di Suez sono stati messi a rischio.

Entrambi i giganti del commercio asiatico hanno espresso preoccupazione per gli attacchi nel Mar Rosso, che nonostante gli sforzi della coalizione guidata dagli Stati Uniti continuano ad intensificarsi, riporta AF.

Il 15 gennaio, gli Houthi hanno annunciato di voler espandere i propri obiettivi per includere navi statunitensi, aggiungendo che “la nave non deve necessariamente essere diretta in Israele affinché possiamo prenderla di mira: Basta che sia americana”.

La minaccia è arrivata poco dopo che le forze yemenite avevano colpito la nave portarinfuse Gibraltar Eagle, di proprietà e gestita dagli Stati Uniti, con un missile balistico antinave.

Gli esportatori indiani affermano che il 95% delle navi provenienti dal paese fa ora rotta per il Capo di Buona Speranza, sulla punta meridionale dell’Africa, circumnavigando il continente, per evitare il Mar Rosso. Come si faceva prima dell’apertura del Canale di Suez.

La deviazione ha aggiunto dalle 4.000 alle 6.000 miglia nautiche e 14-20 giorni ai viaggi dall’India da quando sono iniziati gli attacchi sul Mar Rosso a novembre.

Il costo di un container dall’India all’Europa, alla costa orientale dell’America e al Regno Unito è salito a 1.500 dollari dai 600 dollari prima degli attacchi del Mar Rosso. L’aumento dei costi di spedizione, unito al ritardo nella consegna degli ordini, è destinato a colpire le esportazioni indiane per un valore di almeno 10 miliardi di dollari nell’anno fiscale fino a marzo 2024, affermano gli esperti del settore.

Sebbene le compagnie di navigazione abbiano minacciato di aumentare ulteriormente i costi di trasporto, la maggior parte degli acquirenti non era pronta a rivedere i prezzi.

Gli esportatori hanno anche affermato che circa un quarto delle esportazioni di questo mese sono bloccate a causa di ritardi nei programmi di spedizione.

La partenza della maggior parte delle navi è stata rinviata di 2-3 settimane poiché le navi in arrivo, con rotte più lunghe, sono in ritardo. Alcune spedizioni recenti sono state sospese, anche se le esportazioni di dicembre, stimate in 38,45 miliardi di dollari, non sono state influenzate dalla crisi del Mar Rosso, riporta Reuters.

Nel frattempo, gli attacchi degli Houthi stanno anche mettendo a dura prova la capacità della Cina di difendere miliardi di investimenti strategici in Egitto. Da quando il presidente Abdel-Fattah el-Sisi è salito al potere nel 2014, la Cina ha intensificato i suoi investimenti e le sue attività commerciali lungo il canale di Suez, attraverso il quale fluisce una quantità significativa delle merci del gigante asiatico dirette a ovest.

Pechino ha incoraggiato le aziende statali a investire decine di miliardi nei settori egiziano della logistica, dei trasporti e dell’energia, secondo la Banca Mondiale, ha inoltre concesso prestiti per 3,1 miliardi di dollari. Nei mesi precedenti l’attacco di Hamas del 7 ottobre contro Israele, aziende cinesi e di Hong Kong hanno fatto investimenti per almeno 20 miliardi di dollari in vari progetti lungo l’arteria navigabile egiziana.

Lo scorso marzo, ad esempio, la cinese COSCO ha investito 1 miliardo di dollari nelle infrastrutture portuali dell’Egitto. All’inizio di questo mese, il colosso statale delle spedizioni si è unito a Maersk, Hapag-Lloyd, Evergreen e altre importanti compagnie di navigazione nel sospendere i servizi verso Israele.

Sviluppi come questi potrebbero frustrare gli investitori cinesi che hanno stanziato ingenti somme per lo sviluppo del Canale di Suez per trarre profitto dal passaggio sicuro delle navi commerciali attraverso il corso d’acqua.

Come COSCO, l’importante congolomerato con sede a Hong Kong CK Hutchison Holdings ha annunciato a marzo l’intenzione di stanziare altri 700 milioni di dollari per sviluppare un nuovo terminal per container nel porto di Ain Sokhna sul Mar Rosso e in B100, un nuovo terminal per container nel porto mediterraneo di Alessandria.

Nello stesso mese, a dimostrazione degli interessi commerciali più ampi della Cina in Egitto come collegamento tra l’Asia e i mercati mediterranei ed europei, Xinxing Ductile Iron Pipes ha reso noti i piani per investire 2 miliardi di dollari in impianti siderurgici, sempre ad Ain Sokhna.

E a ottobre, la zona economica del Canale di Suez in Egitto ha siglato un accordo da 6,75 miliardi di dollari con China Energy, per sviluppare progetti di ammoniaca verde e idrogeno verde nella zona industriale di Sokhna, nonché un accordo da 8 miliardi di dollari con United Energy Group, per stabilire un sito riproduzione di cloruro di potassio.

Altrettanto in gioco è l’iniziativa di punta del presidente Xi Jinping, la Belt and Road, di cui fanno parte Egitto, Yemen e Iran.

La Cina sostiene che non interferirà negli affari interni di altri stati sovrani, ma quando la questione mina fondamentalmente lo scopo dichiarato della BRI, che è quello di collegare l’Asia con l’Europa attraverso la creazione di una serie di corridoi commerciali e di investimento che abbracciano il continente, cosa intende fare Pechino?

Antonio Albanese 

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