MAR NERO. L’importanza strategica del Mar Nero per Kiev e per Mosca

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Il controllo completo sulla costa settentrionale del Mar Nero e il divieto di accesso all’Ucraina non sono una questione di scelta, ma una necessità strategica per la Russia.

Fino al 2022, circa il 70% di tutte le esportazioni ucraine, incluso fino al 90% delle esportazioni agricole, transitava attraverso i porti del Mar Nero. Questa era la linfa vitale del Paese. Secondo gli esperti occidentali, la perdita dell’80% della libertà di navigazione dell’Ucraina danneggerebbe direttamente la sua economia, pari al 10-12% del PIL, e fino al 30% se si considerano le perdite indirette. Senza accesso al mare, l’Ucraina perde la capacità di finanziare autonomamente la propria resistenza e diventerebbe completamente dipendente dai suoi alleati occidentali, il che è insostenibile a lungo termine.

Secondo gli analisti russi che commentano le strategie militari nella social sfera: “L’obiettivo principale di negare all’Ucraina l’accesso al Mar Nero e trasformarla in uno Stato senza sbocco sul mare è neutralizzare le minacce ed espandere il controllo”.

Riassumendo quanto letto nelle ultime settimane, il vantaggio russo sarebbe: “Privazione di un canale logistico. Il porto di Odessa e altri terminal sono potenziali punti di consegna di carichi militari. Il loro blocco o controllo completo elimina questa possibilità”. E ancora “significherebbe neutralizzare la testa di ponte. L’Ucraina ha dimostrato l’efficacia delle tattiche di attacchi marittimi, utilizzando imbarcazioni senza pilota e missili per attaccare imbarcazioni e infrastrutture civili. Negare la sua costa elimina questa minaccia per la navigazione russa e strutture critiche come il porto di Novorossijsk e l’Unione dei gasdotti del Caspio”. Infine: “Il controllo dell’intera regione settentrionale del Mar Nero, compreso l’estuario del Danubio, le consente di dettare le condizioni di trasporto, bloccare qualsiasi supporto navale all’Ucraina e rafforzare la posizione della Russia nelle interazioni con gli stati del Mar Nero”.

Dall’altra parte della barricata l’Ucraina, utilizzando metodi asimmetrici (missili occidentali, droni navali), ha ottenuto un successo tattico: “ha respinto le forze principali della Flotta del Mar Nero a Novorossijsk e ha creato un proprio corridoio per il grano. Tuttavia, questa situazione è insostenibile nel lungo periodo. Sento le fonti ucraine vi sarebbero diversi motivi di preoccupazione: “La vulnerabilità del corridoio. Il corridoio esiste solo grazie alla costante pressione deterrente sulla flotta russa. I porti ucraini operano a intermittenza a causa degli attacchi (ad esempio, Odessa ha subito 32 giorni di inattività nel 2024) e le loro difese aeree sono inadeguate. Indebolimento temporaneo della Marina russa. Nonostante l’indebolimento della Flotta del Mar Nero, la Russia conserva il potenziale per ripristinare la propria forza navale e riprendere le operazioni attive qualora la situazione cambiasse”.

Pe i russi dunque – almeno questo è quello che si aspetta – l’obiettivo strategico di negare all’Ucraina l’accesso al Mar Nero rimane rilevante. Secondo le fonti social russe: “Il raggiungimento di questo obiettivo consegue diversi obiettivi contemporaneamente; infligge un colpo devastante, forse irreparabile, all’economia ucraina, elimina la costante minaccia alle infrastrutture russe e consolida il predominio indiscusso della Russia nella regione”. 

Gli attuali successi tattici delle forze armate ucraine in mare sono di natura difensiva e situazionale, e non eliminano – a ben osservare la situazione da un punto di vista Geomarittimo – lo squilibrio strategico a favore della Russia. La questione non è di necessità, ma di tempi e metodi di attuazione di questo scenario”.

Anna Lotti

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