MAR CINESE MERIDIONALE. Senza un accordo l’ASEAN conta poco

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L’accordo tra l’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico e la Cina su un codice di condotta, Coc, vincolante per il Mar Cinese Meridionale è considerato un test sulla rilevanza e centralità dell’Asean nella regione.

Da vent’anni, l’Asean cerca di “ingabbiare” la Cina in un codice; ma i colloqui si sono arenati, fino ad oggi. Ci sono ostacoli all’accordo su elementi chiave come la sua portata geografica, i mezzi di risoluzione delle controversie, qualora sorgessero, lo status giuridico e il ruolo delle terze parti. Le posizioni rimangono molto distanti, e la bozza unica dell’agosto 2018 del testo negoziale del Codice di condotta del Mar Cinese Meridionale contiene alcune disposizioni che sono probabilmente inaccettabili per la Cina, riporta AT.

Il Vietnam sta cercando di usare l’ASEAN e il Codice contro la Cina per avanzare la sua posizione nella sua disputa bilaterale sulla sovranità delle isole Paracel. Nel 2002, la mancanza di accordo su questo tema ha fatto sì che il tentativo di negoziare il Codice sia stato declassato a una dichiarazione ambigua, esortativa e non vincolante sulla condotta delle parti nel Mar Cinese Meridionale.

La questione può essere perfezionata non specificando l’area che deve essere coperta dal Codice, ma così la sua portata sarà ambigua e aperta a diverse interpretazioni. Il progetto non contiene alcun riferimento a meccanismi vincolanti di risoluzione delle controversie, ma nessuno vincolante per le parti.

La posizione sostenuta da tempo dalla Cina è che le controversie tra le nazioni dovrebbero essere risolte da negoziati tra le parti direttamente coinvolte, non da terzi. La Cina crede anche che chi non è parte delle sue controversie con altri non dovrebbe avere voce in capitolo nella loro risoluzione, per non parlare dell’Asean nel suo complesso.

È quindi improbabile che la Cina accetti un documento legalmente vincolante. Infine, il ruolo di terze parti come gli Stati Uniti, il Giappone, l’Australia, l’India e altri rimane indefinito. Non ci sono proposte per la loro adesione, e la Cina preferirebbe che il Codice rimanesse tra lei e l’Asean.

A peggiorare le cose c’è la contesa Usa-Cina per il Mar Cinese Meridionale: Pechino ha proposto disposizioni che limiterebbero le esercitazioni militari e lo sfruttamento delle risorse petrolifere solo ai paesi regionali. Secondo Pechino, tali esercitazioni e l’affitto di aree a compagnie petrolifere esterne sono state a lungo usate dai pretendenti del sud-est asiatico e dagli Stati Uniti per intimidire la Cina.

Gli Stati Uniti temono che il Codice possa in qualche modo legittimare le rivendicazioni della Cina e le azioni che gli americani hanno definito “illegali”, come la “nine dash line”, e la militarizzazione delle isole artificiali che occupa.

Un altro grande ostacolo è la Cambogia che ha la presidenza dell’Asean nel 2022. La Cambogia è probabilmente più vicina alla Cina politicamente di qualsiasi altro membro dell’Asean.

Solo quattro membri dell’Asean hanno interesse al Codice diretto: Brunei, Malesia, Filippine e Vietnam: c’è una sovrapposizione tra la rivendicazione della Cina sulla linea dei nove tratti e quella dell’Indonesia sulla Zee; Laos e Cambogia sembrano schierarsi con la Cina sul Mar Cinese Meridionale, mentre gli altri cercano di rimanere neutrali.

Il nocciolo del problema è che l’Asean ha cercato di affrontare la Cina collettivamente e all’unanimità; ma la contrapposizione Usa-Cina nella regione sta lacerando i rapporti e l’Asean stesso.

Antonio Albanese