MAR CINESE MERIDIONALE. Per Pechino l’area è già ”roba sua”

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Il Sud-est asiatico è sempre più a disagio per l’atteggiamento cinese nel Mar Cinese Meridionale, visto che Pechino va oltre la costruzione di isole e le attività militari, per passare a misure amministrative e di applicazione delle sue leggi per consolidare le sue rivendicazioni nel Mar Cinese Meridionale.

Le recenti mosse della Cina per creare due distretti amministrativi, oltre a rinominare 80 zone geografiche nel mare, hanno suscitato le proteste di altri stati, come il Vietnam, ad esempio. A causare altro disagio, è anche la recente espansione dei suoi strumenti di applicazione della legge nella regione contesa, secondo i funzionari e gli esperti della regione.

Sono anche preoccupati che la Cina, già impegnata in una lotta di potere con gli Stati Uniti, sia sempre più probabile che si trovi in conflitto diretto con gli Stati più piccoli, mentre cerca di contrastare i loro sforzi per sviluppare la pesca e le risorse energetiche nella regione, riporta South China Morning Post

La scorsa settimana Pechino ha annunciato il lancio della sua ultima campagna per “migliorare l’applicazione della legge” per quanto riguarda la moratoria estiva sulla pesca di quest’anno nel Mar Bohai, nel Mar Giallo, nel Mar Cinese Orientale e in tutte le acque a 12 gradi di latitudine nord del Mar Cinese Meridionale. Il “regolamento sulle barche da pesca” e la “repressione delle attività illegali”, con l’obiettivo di “proteggere le risorse ittiche in Cina” sarebbero stati effettuati dalla guardia costiera e dal ministero dell’agricoltura, riporta Xinhua. Gli osservatori hanno detto che le nuove misure fanno parte degli sforzi di Pechino per consolidare le sue rivendicazioni nel Mar Cinese Meridionale.

La Cina infatti rivendica oltre l’80% del mare ricco di energia ed è stata sempre più assertiva nel bloccare altri attori come il Vietnam, le Filippine e la Malesia, dallo sfruttamento del petrolio, del gas e delle risorse ittiche della regione. Negli ultimi mesi è scoppiato un triplice conflitto per i tentativi della Malesia di esplorare l’energia nella zona.

La Cina ha espresso la sua opposizione dispiegando la nave di ricerca statale Haiyang Dizhi 8 insieme alle navi della guardia costiera per seguire una nave da trivellazione commissionata alla Petronas, di proprietà statale della Malesia, che operava all’interno della zona economica esclusiva della Malesia.

I blocchi di esplorazione energetica della Malesia, alcuni dei quali rientrano nelle piattaforme continentali sovrapposte di Malesia e Vietnam, hanno anche attirato la protesta di Hanoi, che ha dispiegato una delle sue navi per pedinare la nave malese.

La situazione è stata ulteriormente complicata dall’intensificarsi della rivalità tra Stati Uniti e Cina. Navi da guerra statunitensi, unite a una fregata australiana, hanno condotto un’esercitazione congiunta vicino al luogo delle operazioni della Malesia e la Cina ha reagito, definendo Washington un problema per la regione. Il ministero degli Ester ha dichiarato la scorsa settimana che la nave da ricognizione «conduceva le normali attività nelle acque sotto la giurisdizione cinese» e ha descritto la situazione nel Mar Cinese Meridionale come «sostanzialmente stabile». 

Graziella Giangiulio