MAR CINESE MERIDIONALE. Pechino sempre più aggressiva: protestano Hanoi e Kuala Lumpur 

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Le acque del Mar Cinese Meridionale sono sempre più bollenti: nuova postura militare cinese e libri bianchi della difesa vietnamita e malese. Il Pla ha intensificato le sue esercitazioni nel Mar Cinese Meridionale per prepararsi a “scontri inaspettati”, secondo quanto riporta il Pla Daily.

Il giornale militare afferma che un’unità di aviazione navale sotto il comando Sud ha completato un’esercitazione di ricognizione early warning in cui i partecipanti hanno identificato più di 10 generi di segnali radio “nemici”; l’esercitazione era tesa a rafforzare le capacità di combattimento in emergenza. Le manovre si sono tenute a metà novembre e hanno coinvolto due gruppi aerei: il primo ha condiviso intelligence con il secondo, inviato a cercare e raccogliere informazioni su un gruppo di obiettivi in mare. Nelle esercitazioni precedenti, agli aerei da guerra veniva data in anticipo intelligence sui nemici e pericoli attesi, riporta Scmp. Un diverso atteggiamento per le operaie militari di Pechino che gestiscono i cieli dell’area.

I due Libri bianchi sulla Difesa pubblicati nelle ultime settimane da Vietnam e Malesia, oltre a dettagliare i piani di approvvigionamento e previsioni di spesa, hanno anche offerto prospettive strategiche caute e fortemente sfumate sul Mar Cinese Meridionale e sul conforto con la Cina.

Per la Malesia, la pubblicazione del documento è stata di per sé un risultato importante: il paese non ha mai reso pubblico un documento del genere, e lo ha fatto nell’ambito di un’iniziativa dell’amministrazione del primo ministro Mahathir Mohamad per rendere la politica di Difesa più trasparente per i cittadini. Il Libro bianco del Vietnam è stato il primo dal 2009. I due documenti sono stati rilasciati a poche settimane di distanza l’uno dall’altro, ma la mossa non è stata coordinata.

L’area principale di entrambi i documenti è la valutazione della disputa del Mar Cinese Meridionale e le attività della Cina nell’area ricca di risorse naturali.

Pechino rivendica la sovranità su oltre il 90 per cento delle acque, e la sua cosiddetta linea a nove tratti che delimita le sue rivendicazioni si sovrappone alle zone economiche esclusive di Malesia, Vietnam, Filippine, Brunei e Taiwan. 

Il principale argomento di questi paesi è che la Cina sta modificando unilateralmente lo status quo nelle acque mentre sono in corso colloqui, costruendo isole artificiali e posizionando navi da guerra che bloccano le navi civili.

La Cina afferma che tali attività rientrano nei suoi diritti a causa della sua sovranità sulle acque fin dall’antichità. Pechino è attualmente impegnata in colloqui con l’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (Asean) per redigere un codice di condotta univoco.

Il Vietnam, nel suo Libro Bianco, ha usato un linguaggio particolarmente forte per descrivere la situazione di quello che chiama Mare Orientale.

Le tensioni tra Hanoi e Pechino si sono acuite quest’anno, quando una nave cinese di rilevamento sismico è rimasta nelle acque vietnamite per mesi, interrompendo le attività di esplorazione del petrolio. Il Libro bianco vietnamita ha deplorato quelli che ha definito “nuovi sviluppi” nelle acque, tra cui «azioni unilaterali, coercizione basata sul potere, violazione del diritto internazionale, militarizzazione, cambiamento dello status quo e violazione della sovranità, dei diritti sovrani e della giurisdizione del Vietnam, come previsto dal diritto internazionale». Queste attività «hanno minato gli interessi delle nazioni interessate e hanno minacciato la pace, la stabilità, la sicurezza, la sicurezza, la libertà di navigazione e di sorvolo nella regione», si legge nel documento. 

Il Libro bianco della Malesia fa accuse meno dirette. Nel precisare la causa delle tensioni nelle acque, ha identificato sia la Cina che l’esercito statunitense, che conduce «operazioni di libertà di navigazione (Fonop)», facendo attraversare aree contestate e contestate dalla Cina da navi della Us Navy e jet dell’Usaf. L’«occupazione, la militarizzazione e altre attività» della Cina nelle acque, insieme ai Fonop della Marina statunitense, hanno fatto sì che la disputa sul mare sia passata da una questione di rivalità regionale a una di “rivalità tra grandi potenze”», si legge nel white per malese. 

Antonio Albanese