
Giovedì 9 luglio, le Filippine hanno respinto come “infondate”, “insensate” e “ridicole” le affermazioni di alcuni studiosi cinesi secondo cui la loro isola più settentrionale apparterrebbe a Pechino. Il Ministro della Difesa, Gilberto Teodoro, ha descritto la rivendicazione come parte di un piano preordinato per il controllo dell’intero Oceano Pacifico.
Il cinese GDToday aveva riportato il 2 luglio che studiosi di istituzioni come l’Università di Nanchino, durante un simposio del 30 giugno, avevano sostenuto che Batanes fosse una naturale estensione di Taiwan e che quindi appartenesse alla Cina. Pechino non ha formalmente appoggiato la posizione, ma Teodoro ha affermato che la rivendicazione potrebbe indicare un’intenzione più ampia, riporta Outlook India.
“Considero questo, ancora una volta, probabilmente un segnale di un’intenzione preconcetta”, ha dichiarato Teodoro, riporta Reuters. “Non è inverosimile pensare che questo faccia già parte del loro piano. E ciò conferma anche quanto sosteniamo da tempo, ovvero che hanno un piano per controllare l’intero Oceano Pacifico.”
“A cosa serve tutto questo, di preciso? Sappiamo che è infondato. È una sciocchezza. È ridicolo”, ha affermato Teodoro; “Quindi la cosa è preoccupante e va contestata”.
Batanes, che conta circa 20.000 abitanti, si trova a circa 160 km a sud di Taiwan, lungo lo Stretto di Luzon, un passaggio strategico fondamentale che collega il Mar Cinese Meridionale all’Oceano Pacifico. La provincia ha acquisito sempre maggiore importanza nella pianificazione della sicurezza e ha ospitato esercitazioni militari congiunte che hanno coinvolto le forze filippine e quelle degli Stati Uniti.
Pechino aveva precedentemente sanzionato Teodoro e i suoi per quelle che aveva definito “dichiarazioni errate” sulla Cina.
I commenti degli studiosi sono giunti poche settimane dopo che le Filippine e il Giappone avevano annunciato a maggio l’avvio di colloqui formali sulla delimitazione del confine marittimo delle rispettive zone economiche esclusive e piattaforme continentali, in conformità con il diritto internazionale, una mossa criticata dalla Cina.
Le Filippine si sono a lungo basate sulla sentenza arbitrale del 2016 che ha invalidato le ampie rivendicazioni cinesi sul Mar Cinese Meridionale, la via d’acqua strategica attraverso la quale transitano annualmente oltre 3 trilioni di dollari di scambi commerciali. Pechino ha respinto la sentenza e continua a rivendicare quasi l’intera area.
Le dichiarazioni di Teodoro giungono inoltre in un contesto di crescenti tensioni regionali dovute alla crescente presenza militare cinese. Lunedì, la marina cinese ha testato il lancio di un missile balistico a lungo raggio da un sottomarino a propulsione nucleare nell’Oceano Pacifico, suscitando proteste da parte di Stati Uniti, Australia, Giappone, Nuova Zelanda e altri paesi della regione per la mancanza di preavviso e per le preoccupazioni relative alle crescenti capacità nucleari e militari di Pechino.
Il Ministero della Difesa filippino ha dichiarato il 6 luglio di condividere “la preoccupazione per il recente test missilistico balistico cinese nel Pacifico meridionale, una sconsiderata dimostrazione di potenza militare che mostra scarso rispetto per i paesi più piccoli e per i fragili ecosistemi che sostengono le loro popolazioni”.
La Cina ha esortato i paesi a “evitare interpretazioni eccessive” del test, affermando che il lancio era una normale esercitazione militare e che era conforme alle prassi internazionali.
Luigi Medici
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