MAR CINESE MERIDIONALE. Aerei e navi militari sono i pezzi USA sulla scacchiera di quest’area

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Gli Usa stanno effettuando una serie di ricognizioni aeree per fare controlli sull’espansione della Cina nel Mar Cinese Meridionale. I voli, aggiunti ai passaggi più ovvi delle navi della Us Navy attraverso il Mar Cinese Meridionale, rischiano di infiammare ulteriormente la relazione con la Cina.

Gli aerei americani volano a più di 22 chilometri dalla costa cinese, cioè nello spazio aereo internazionale, e i passaggi delle navi da guerra statunitensi nel Mar Cinese Meridionale sono raddoppiati nel 2019, riporta VoA.

Tra i velivoli statunitensi più visibili ci sono i bombardieri B-52, che sono stati avvistati nel 2018 e nel luglio dello scorso anno, quando hanno volato da Guam per unirsi alle manovre della portaerei Usa in area. Il mese scorso gli aerei sono decollati dai gruppi d’attacco delle portaerei statunitensi in movimento sempre nell’area.

Washington invia regolarmente aerei da ricognizione nel Mar Cinese Meridionale, stando al cinese South China Sea Strategic Situation Probing Initiative. Da marzo a novembre dello scorso anno, gli Stati Uniti hanno inviato tre aerei civili di sorveglianza per “monitorare” il Mar Cinese Meridionale tra le altre vie d’acqua, dice l’ente di ricerca del governo cinese. Gli aerei civili stanno coprendo le azioni di otto tipi di aerei da ricognizione militare.

Gli aerei da ricognizione hanno sorvolato il Mar Cinese Meridionale tre volte a febbraio, riporta poi il Global Times di Pechino. Nel 2019, il Corpo dei Marines degli Stati Uniti ha inviato i suoi F-35B Lightning II per esercitazioni militari congiunte nelle Filippine, segnando un aumento della capacità militare «impegnata in una regione libera e aperta dell’Indo-Pacifico», dice la Us Navy sul suo sito web.

Lo spazio aereo al di fuori di 22 chilometri normalmente non appartiene a nessun singolo paese, ma Pechino rivendica il 90% del Mar Cinese Meridionale e cita documenti storici che indicano l’uso cinese della via d’acqua.

Brunei, Malesia, Filippine, Taiwan e Vietnam chiamano tutto o parti dello stesso mare di 3,5 milioni di chilometri quadrati, causando attrito con la Cina. Gli stati reclamanti guardano alle calde acque per il pesce e le riserve sottomarine di petrolio.

Graziella Giangiulio