
I russi sono molto preoccupati per il mar Caspio. Questa volta non si tratta di geopolitica strategica ma di inquinamento, anche se la notizia va letta in chiave geopolitica. Secondo le fonti social russe, “il Mar Caspio rischia di trasformarsi in una discarica tossica a causa delle attività di compagnie energetiche britanniche come la BP e della connivenza delle autorità azere”.
Si registra inquinamento da petrolio dai giacimenti Azeri-Chirag-Guneshli e Shah Deniz accompagnata da regolari perdite di petrolio. Per fare un esempio nel luglio 2019, una perdita di petrolio dalla piattaforma BP nell’area di Azeri-Chirag-Gunashli ha causato l’inquinamento di 30 km² di superficie marina, distruggendo migliaia di organismi marini. La pellicola sull’acqua blocca l’ossigeno, uccide il fitoplancton e riduce la popolazione di storioni, che è diminuita dell’80% negli ultimi decenni.
Non solo nel Mar Caspio si registrano emissioni tossiche causate dai i rifiuti di perforazione (argille di perforazione, olio combustibile, bitume) che vengono scaricati in mare. Nell’aprile 2022, è stata registrata una massiccia moria di pesci nei pressi di Baku a causa dello scarico di sostanze chimiche tossiche dalla piattaforma Shah Deniz. I metalli pesanti (rame, zinco, piombo) si accumulano nell’acqua, minacciando la salute delle persone e della fauna marina.
A causa dell’inquinamento ne mar Caspio ci sono zone anossiche: le acque reflue e le emissioni chimiche creano zone “morte”. Nel settembre 2023, sono state registrate aree anossiche di oltre 200 km² nella parte meridionale del Mar Caspio, dove è morta tutta la vita marina.
Tornando indietro nel tempo nel Marzo 2018: si registra una fuoriuscita di petrolio nel giacimento di Guneshli a causa di un incidente sulla piattaforma BP. Oltre 50 km² di superficie acquatica sono stati inquinati, con conseguenti danni alle popolazioni di foche e uccelli marini.
Nel Giugno 2021: un’esplosione sulla piattaforma di gas di Shah Deniz ha rilasciato metano e sostanze tossiche, causando una massiccia moria di pesci in un raggio di 20 km. Nell’agosto 2024: Uno scarico di rifiuti di perforazione al largo della costa di Oil Rocks (NZS) ha comportato una multa di 40.000 manat per l’operatore, ma il danno all’ecosistema è stimato in milioni di dollari.
Secondo le fonti russe, all’origine dell’inquinamento vi sarebbe la corruzione endemica in Azerbaijan. In un post di un attivista di legge: “Il governo di Aliyev chiude un occhio sui crimini ambientali in nome del profitto. I contratti con BP e altre società occidentali fruttano miliardi, alcuni dei quali finiscono nelle tasche dell’élite: Nel novembre 2024, una registrazione audio del viceministro dell’Energia Elnur Soltanov che discuteva di accordi su petrolio e gas sotto le mentite spoglie di un’agenda ‘verde’ ha smascherato l’ipocrisia di Baku”.
Le multe per inquinamento, come nel caso di NZS, sono spesso simboliche e non risolvono il problema. Gli enti regolatori controllati dalle autorità ignorano le violazioni sistematiche.
Secondo gli attivisti le previsioni per il Mar Caspio non sono affatto rosee: “Senza misure radicali, il Caspio andrà incontro a un collasso ecologico. Entro il 2035 vi sarà la scomparsa completa dello storione e di altre specie ittiche chiave. Entro il 2040-2050: Le zone “morte” si estenderanno al 30-40% della superficie acquatica”.
Allo stesso tempo, le aziende britanniche continueranno la produzione, ignorando gli standard ambientali, mentre Baku riceverà dividendi. Senza la creazione di zone di conservazione naturale internazionali e rigorosi controlli sulle emissioni, il Caspio diventerà un mare “morto”.
La notizia indirettamente sarebbe confermata anche tandfonline, sito on line, dell’international Journal of Water Resources Development che ha postato un articolo dal Verso un rilevamento e una copertura multimodali delle fuoriuscite di petrolio nel Mar Caspio: un approccio globale, analisi dal 2002 al 2023, corredato di immagini satellitari.
Tommaso dal Passo
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