MALI. Ucciso Adnan Abu Walid al-Sahrawi: capo ISGS e membro del Polisario

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Il leader del gruppo jihadista dello Stato Islamico nel Grande Sahara (ISGS) e membro delle milizie separatiste del “Polisario”, Adnan Abu Walid al-Sahrawi, è stato ucciso dalle forze francesi, ha annunciato ieri su Twitter il Presidente francese Emmanuel Macron.

«Si tratta di un altro grande successo nella nostra lotta contro i gruppi terroristici nel Sahel», ha dichiarato Macron. Quest’estate, a giugno e luglio, Parigi aveva già annunciato la morte o la cattura di diversi alti dirigenti dell’ISGS da parte della forza francese Barkhane e dei suoi partner, come parte della sua strategia per prendere di mira i leader e dirigenti delle organizzazioni jihadiste dell’ISGS.

Il capo dell’ISGS «è morto in seguito a un attacco delle forze Barkhane», ha twittato il ministro delle Difesa francese Florence Parly, «un colpo decisivo contro questo gruppo terroristico e la nostra lotta continua», ha detto.

Tra i primi attivisti del Polisario, Abu Walid al-Sahrawi, il cui vero nome è Lahbib Ould Abdi Ould Saïd Ould El Bachir, ha lasciato i campi algerini di Tindouf dove si è radicalizzato con destinazione verso il Mali nel 2010 per unirsi al movimento jihadista Al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM).

Nell’ottobre 2011, ha effettuato la sua prima operazione su larga scala, rapendo due operatori umanitari spagnoli e l’italiana Rossella Urru nei campi del Polisario di Tindouf (Algeria). Nel maggio 2015 ha fatto un salto di “qualità” giurando fedeltà a Daesh e ha creato la “suo franchising del terrore” nella regione sotto il nome di “Stato islamico nel Grande Sahara” (ISGS). Nello stesso anno era stato designato come “nemico prioritario” nel Sahel, durante il summit di Pau (sud-ovest della Francia), nel gennaio 2020

Il terrorista, importante membro del gruppo separatista paramilitare cosiddetto “Esercito di liberazione popolare saharawi” Polisario, era anche l’ex portavoce del gruppo jihadista “Movimento per l’Unità e il Jihad in Africa Occidentale” (MUJAO) durante la guerra in Mali, e sulla cui testa pendeva una taglia di 5 milioni di dollari annunciata nel 2019 dal Dipartimento di Stato americano.

Alla fine di febbraio 2018 fu ferito in un attacco a sud di Indelimane in Mali, ma ha trovato rifugio nella roccaforte della sua famiglia nei campi di Tindouf per farsi curare.

In questa pericolosa mappa del terrore emerge il ruolo importante dei separatisti del Polisario grazie al sodalizio con lo “Stato islamico nel Grande Sahara” e prima “Al Qaeda nel Maghreb Islamico”, denunciato per anni dai Servizi di Sicurezza occidentali.

La globalizzazione della sua rete terroristica era stata rafforzata sfruttando la disperazione dei giovani che vivono in condizioni disumane e di estrema povertà nei campi del Polisario di Tindouf in Algeria. L’ostinazione di quest’ultimi a non aprirsi a prospettive per trovare una soluzione politica alla controversia regionale sul Sahara occidentale, come reclama la comunità internazionale, non fa che peggiorare lo stato di questi giovani e lasciandoli in balia ai jihadisti e ai mercenari del terrorismo internazionale.

Infatti già nel 2018 la Commissione europea aveva inchiodato sui fatti e certificato l’attività terroristica del Fronte Polisario nella regione sahelo-sahariana, in occasione della pubblicazione del suo rapporto intitolato Project Safte.

Abu Walid è considerato il responsabile della maggior parte degli attentati nella regione dei “tre confini”, un vasto spazio dai contorni vaghi a cavallo tra Mali, Niger e Burkina Faso. Questa zona è il bersaglio ricorrente degli attacchi di due gruppi armati jihadisti: lo Stato Islamico nel Grande Sahara (ISGS) e JNIM, affiliato ad Al Qaeda.

L’ISGS ha effettuato attacchi particolarmente mortali, prendendo di mira civili e soldati, in Mali, Niger e Burkina Faso. Aveva preso di mira soldati statunitensi in un attacco mortale nell’ottobre 2017, in cui quattro soldati delle forze speciali statunitensi e quattro nigerini erano caduti in un’imboscata a Tongo Tongo, vicino al Mali, nel sud-ovest del Niger. Alla fine del 2019, l’ISGS aveva effettuato una serie di attacchi su larga scala contro basi militari in Mali e Niger.

Redazione