MALI. Sull’orlo del collasso

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Il Mali nell’ultimo mese ha affrontato una crisi che potrebbe portare al collasso del governo attuale e l’ascesa di JNIM -Jamaat Nusrat al-Islam wal-Muslimin-, ala di al Qaeda nel Sahel, al potere. Gli obiettivi di JNIM sono chiari: i jihadisti mirano a interrompere i rifornimenti alle città, indebolire l’economia e delegittimare il governo, imponendo al contempo la legge della Sharia. 

Le misure di sicurezza adottate dal governo non sono sufficienti a contrastare l’avanzata del gruppo qaedista, nonostante l’aviazione abbia iniziato a pattugliare più attivamente le aree problematiche. Da metà settembre 2025 JNIM ha iniziato a colpire i convogli di carburante. Gli attacchi bloccano le rotte chiave provenienti dal Senegal, Guinea e Costa d’Avorio, che forniscono fino al 95% del carburante del Paese. 

Ciò ha già causato carenze di carburante, aumento dei prezzi, interruzioni dei trasporti, la chiusura dell’istruzione nelle scuole e nelle università e interruzioni dell’approvvigionamento alimentare. Oltre agli attacchi, i miliziani utilizzano i social media per pubblicare video con ultimatum e minacce alle aziende di trasporto, alle amministrazioni cittadine e ai cittadini. A tal proposito, dalla social sfera qaedista si apprende che JNIM ha attaccato la postazione della milizia filo-governativa GATIA nell’insediamento di In-Tahaka nello stato di Gao, dopo che le Forze Armate del Mali hanno preso il controllo dell’area aurifera dell’insediamento, per -a detta delle stesso esercito maliano- garantire la sicurezza e ripristinare l’autorità statale. 

Tutto ciò è avvenuto in conformità con l’ultimatum emesso la scorsa settimana dal comando militare dell’area, che ha dato ai minatori d’oro un termine fino a mercoledì 22 ottobre 2025 per interrompere le loro attività, altrimenti sarebbe stata usata la forza contro di loro. Questo evento apre un nuovo capitolo negli scontri nel conflitto maliano: fino ad ora, JNIM e GATIA – riportano account locali del Mali – avevano stretto un accordo non formale di non belligeranza, soprattutto nell’area di questo insediamento. 

Altra zona calda è la città di Léré nella regione di Timbuktu, dove un rappresentante di JNIM, Abu Yahya, ha diffuso un messaggio audio ai residenti, chiedendo loro di andarsene entro il 26 ottobre. Abu Yahya ha accusato i residenti della città di aver violato le condizioni concordate diversi mesi fa per la revoca del blocco di Léré, ovvero la non ingerenza nel conflitto tra FAMa (esercito maliano) e JNIM, nonché il divieto di furto di bestiame. Successivamente ha annunciato che le unità delle Forze Armate maliane a Léré saranno attaccate dopo la scadenza dell’ultimatum. 

Ma l’obiettivo principale di JNIM in questo momento è prendere il controllo della capitale Bamako. Il Mali – raccontano account locali – non ha ancora riacquistato l’accesso al confine con l’Algeria: tutte le operazioni sono fallite, causando la morte di decine di soldati russi e Bamako è ora sul punto di perdere anche il suo confine con la Mauritania. La situazione più allarmante, continuano gli account locali, è che Mali e Burkina Faso hanno un solo punto di accesso al Niger: la strada che va da Kantchari in Burkina Faso, fino a Niamey in Niger. 

Inoltre, per la prima volta, i separatisti del Fronte di Liberazione dell’Azawad (AFL) hanno avviato operazioni attive in Niger. Secondo le fonti locali ci sono otto diverse vie di accesso a Bamako, quattro delle quali sono sotto il controllo di JNIM (RN5, RN7, RN27 e RN3), tre sono contese (RN24, RR6 e RN6) e solamente una è una via di rifornimento affidabile (l’autostrada RN26) che potrebbe fungere anche da via di fuga. 

Il quadro complessivo, fatto di scontri senza tregua, è allarmante, perché se JNIM dovesse raggiungere la conquista della capitale maliana il governo attuale cadrà in mano di al-Qaeda e si dirigerà verso uno scenario simile a quello dell’Afghanistan, dove i talebani sono riusciti a prendere il controllo del paese e a instaurare un regime islamico. 

A causa del blocco alle importazioni di carburante nel paese, Bamako si ritrova ad affrontare una paralisi logistica ed economica. Il Mali infatti, dipende dalle importazioni di carburante dai paesi vicini come il Senegal e la Costa d’Avorio, quindi questo blocco colpisce la “linea di vita economica” del paese. In tutto ciò il governo maliano, guidato dal consiglio militare, appare debole, in seguito al ritiro delle forze francesi e alle complicate relazioni con altri partner come la Russia e l’Africa Corps. Data la situazione di emergenza, diversi paesi, compresi gli Stati Uniti e l’Italia, hanno consigliato ai propri cittadini presenti sul suolo maliano di lasciare immediatamente il paese.

Dania Piccirilli

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