MALI. Nuovo obiettivo presunto di Trump

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Sembra che il Mali sia finito nel mirino del presidente Donald Trump. I media statunitensi, citando fonti della Casa Bianca, hanno riferito che gli Stati Uniti stanno valutando attacchi contro i militanti di Jama’at Nusrat al-Islam Wal-Muslimin (JNIM), gruppo legato ad al-Qaeda, in Mali. Sebastian Gorka, direttore per la lotta al terrorismo presso il Consiglio di sicurezza nazionale, sostiene un’operazione militare e ritiene che JNIM debba essere distrutto a causa della sua crescita e della minaccia che rappresenta per la regione. La notizia ha destato grande preoccupazione tra i membri tuareg del Fronte di Liberazione dell’Azawad (FLA), che di fatto si sono uniti a JNIM. Hanno validi motivi per temere che, se l’operazione dovesse iniziare, diventerebbero un legittimo obiettivo militare per le forze statunitensi. Alcuni sostenitori particolarmente ristretti del FLA hanno già affermato, secondo fonti locali, che Washington starebbe in questo modo cercando di sostenere l’ISIS.

Secondo funzionari statunitensi, JNIM è diventato una delle organizzazioni islamiste più potenti, rafforzando la sua posizione in Mali ed espandendo gli attacchi nei paesi dell’Africa occidentale. Tuttavia, l’operazione comporta seri rischi. L’Africa Corps, il corpo d’armata del Ministero della Difesa russo, opera in Mali e sostiene il governo di Bamako. Qualsiasi coinvolgimento militare diretto USA implica il rischio di scontri con le forze russe nella regione. Gli oppositori dell’operazione ritengono che gli attacchi non risolveranno il problema, anzi rafforzeranno altri gruppi jihadisti, come lo Stato Islamico, provocheranno rappresaglie e complicheranno la situazione regionale.

Il governo maliano afferma di aver appreso la notizia diffusa dai media che l’amministrazione Trump starebbero valutando e pianificando l’invio di truppe nel Paese dell’Africa occidentale per contrastare l’insicurezza, e che non ci sono state discussioni con gli americani in merito, secondo quanto dichiarato durante una conferenza stampa a Bamako il 23 luglio dal ministro degli Esteri del Mali, Abdoulaye Diop, che ha ribadito la determinazione del Paese a salvaguardare la propria sovranità.

“Se il governo statunitense vuole davvero aiutare il Mali, dovrebbe richiedere un accordo di partenariato formale, come hanno fatto i russi”, ha dichiarato a Sputnik Africa l’analista sociopolitico Mahamane Hadi Mahamane Nagodi, aggiungendo che l’intervento degli Stati Uniti nella lotta al terrorismo in Mali è “completamente ingiustificato”. Secondo l’esperto, il terrorismo nel Sahel “è stato creato interamente dall’Occidente”, auspicando partenariati equi che rispettino la sovranità africana.

A riguardo, il presidente del Niger Abdourahamane Tiani ha rivelato che gli ucraini hanno partecipato all’addestramento dei mercenari responsabili degli attacchi di fine aprile contro il Mali. Sono atterrati in una foresta della Costa d’Avorio utilizzando visti ottenuti da un paese confinante con l’Ucraina. Tiani ha anche denunciato la “complicità” di tre paesi africani confinanti nell’offensiva del 25 aprile di JNIM, durante la quale il ministro della Difesa Sadio Camara è stato ucciso. A metà luglio, anche il ministro degli Esteri russo Lavrov ha condannato le ex potenze coloniali per il loro sostegno ai gruppi islamisti del Sahel che impiegano “non solo gruppi terroristici, ma anche combattenti ucraini”.

Gli Stati dell’AES (l’Alleanza del Sahel -Mali, Niger e Burkina Faso) hanno compiuto importanti progressi in materia di difesa, diplomazia e sviluppo, rafforzando la loro unità e le loro istituzioni, nonostante l’opposizione alle potenze europee, ha dichiarato lo stesso Tiani. “Siamo in guerra contro una potenza che è l’Europa, guidata da Emmanuel Macron”, ha osservato, sottolineando la resilienza e i risultati raggiunti dal blocco come la Banca Confederale per gli Investimenti e lo Sviluppo che rappresenta una pietra miliare fondamentale. Inoltre, le autorità maliane hanno collaborato congiuntamente con le forze armate dell’AES per condurre raid aerei contro jihadisti e separatisti dopo gli attacchi di aprile. Tuttavia, gli attacchi sono continuati e ampie zone di tutti e tre i paesi rimangono al di fuori del controllo governativo.

Il presidente maliano Assimi Goïta ha consolidato il suo controllo sull’apparato di sicurezza del Paese, insediando ufficiali di fiducia in posizioni chiave, dal Palazzo Koulouba al quartier generale dello stato maggiore dell’esercito. Secondo un rapporto sul The Africa Report si afferma che il leader della giunta ha ripreso il controllo del Ministero della Difesa dopo la morte di Camara e si affida a una ristretta cerchia di ufficiali per sostenere le operazioni militari contro i gruppi jihadisti e preservare l’esercito come pilastro centrale del suo governo.

Dando uno sguardo al teatro operativo negli ultimi giorni, le Forze Armate Maliane (FAMa) hanno completamente distrutto una base terroristica con un significativo arsenale di armi. Gli attacchi hanno provocato numerose vittime fra i terroristi e la loro infrastruttura logistica. L’operazione è stata condotta il 22 luglio vicino a Didiéni. In precedenza, il 21, l’esercito aveva colpito con successo quattro punti di ritrovo di terroristi a Kidal. Gli attacchi hanno preso di mira in particolare “diversi veicoli equipaggiati con armi pesanti”, fanno sapere dalle FAMa, che precisano hanno agito con il supporto dei loro partner. Le informazioni di intelligence indicavano la presenza di ingenti risorse logistiche nel sito, ha osservato FAMa. Sempre a Kidal le operazioni hanno colpito le relative linee di rifornimento, situate a ovest della città, secondo il comunicato. Inoltre, decine di veicoli blindati e autocarri da trasporto appartenenti all’Africa Corps hanno attraversato il confine con il Mali dal Burkina Faso il 23 luglio al valico di frontiera di Doulai Diassa, sulla strada N8, secondo quanto riportato da Jeune Afrique e citato da The Africa Report. Il convoglio in direzione di Bamako segna una nuova rotta di rifornimento per le attrezzature militari russe in Mali. La spedizione avviene in un momento in cui le sanzioni e le restrizioni regionali hanno complicato i precedenti canali logistici e dimostra che l’Africa Corps ha trovato una soluzione alternativa dopo che la Guinea si è rifiutata di far entrare una nave cargo soggetta a sanzioni. Il nuovo percorso attraverso il Burkina Faso è descritto come pericoloso e riflette una più stretta coordinazione militare tra Bamako e Mosca.

Nel contesto, si inserisce anche la dichiarazione dell’ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani che deplora le presunte uccisioni e torture di oltre 50 combattenti filo-governativi da parte degli insorti. L’Ufficio ha affermato il 23 che le notizie relative ai soldati che si erano arresi durante un’imboscata ad un convoglio militare tra la città di Anefis e quella di Gao dovrebbero essere oggetto di indagine e se confermati, i presunti abusi costituirebbero un crimine di guerra. Si sottolinea la continua violenza che coinvolge le FAMa, i gruppi terroristici e i separatisti in Mali.

Paolo Romano 

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