MALI. La guerra tra Al Qaeda e Daesh sulle rive del fiume Niger

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La giunta militare al potere in Mali ha proseguito il suo programma, senza ancora un crono-gramma per ora, di transizione verso il ritorno alla democrazia, che si ricorda per ora potrebbe durare dai sei mesi ai cinque anni. Ad ogni modo, la giunta sembra aver capito che dovrà fare in fretta perché alle sanzioni dell’Ecowas si sono aggiunte anche quelle dell’Unione Europea aggravando la situazione economica. Le rapide vittorie militari nel centro del paese rischiano di essere fumo negli occhi e il sostegno della popolazione svanire come è arrivato.

Peraltro, se l’esercito sta registrando interessanti vittorie sul campo con l’Operazione Keletegui nella zona centrale del Mali, a nulla varranno se non si risolvono i problemi economici e sociali delle popolazioni e il saccheggio delle milizie locali filo governative che nel corso degli anni hanno esacerbato le rivalità e gli scontri etnici.

Nella social sfera, peraltro, ci sono diverse interpretazioni di quanto sta avvenendo che hanno maggiore o minore aderenza ai dati di fatto: le vittorie contro il gruppo qaedista Jamaat Nusrat al Islam wal Muslimin sembrano più un ritiro dei jihadisti che vere e proprie vittorie. Come in passato il gruppo si era ritirato per poi tornare a controllare con la propria influenza vaste aree di territorio maliano, allo stesso modo farà se non si risolvono le questioni indicate.

Peraltro, Jnim sembrerebbe aver approfittato di queste operazioni dell’esercito per ritirarsi dalle zone centrali e occuparsi di altre zone e in particolare della presenza in alcune aree del vero nemico, ovvero il ramo saheliano di Iswap. Se di solito è Daesh a cercare di attaccare Jnim nel Gourma, questa volta Jnim ha recuperato uomini dalla zona centrale e ha sfruttato la destabilizzazione e l’attività minima di Barkhane per le tensioni diplomatiche attaccando Daesh e riuscendo per ora a cacciare quasi completamente il ramo saheliano di Daesh dalla zona.

Recentemente si possono rintracciare due tendenze generali “cinetiche” in Mali: la prima è quella del caos per gli scontri nella zona centrale del paese dove l’esercito maliano prosegue la sua operazione Keletegui contro Jnim ottenendo interessanti risultati; dall’altra parte, Jnim ha invece ritirato uomini dal centro del paese per iniziare la sua offensiva volta a liberarsi della presenza del ramo saheliano di Daesh dal Gourma maliano.

Ci concentriamo sullo scontro tra Jnim e Daesh avvenuto nel Gourma, così come è stato narrato e interpretato nella social sfera. Solitamente è Daesh che prova, in particolare a fine primavera prima della stagione delle piogge, di spingersi verso ovest in offensive contro Jnim, partendo dal fiume e appoggiandosi all’unica presenza reale nell’area a Tesit. Questa volta invece Jnim ha recuperato uomini dalla zona centrale e da altre aree per spingere Daesh fuori dal Gourma oltre il fiume Niger con il Gruppo del nuovo emiro Abdul Bara al Ansari al Sahrawi, nome de guerre di Youssif Oulkd Chouaib, forse più concentrato nelle attività in Niger e Burkina Faso.

Per situare geograficamente la zona dello scontro, per ora gli scontri si svolgono nella zona del Gourma del Haribanda, in lingua songhai, o Arabanda, in tamasheq, che significa “dietro/oltre l’acqua” (in songhay, Hari: Acqua e Banda: dietro). Il riferimento è alle due zone del Gourma: Haribanda e Awza/Haoussa, divise essenzialmente dal fiume Niger, la prima a destra del fiume e la seconda a sinistra.

Di fatto, la scorsa domenica, account social hanno riportato duri scontri tra Daesh e JNIM a Ouatagouna, sud di Ansongo, vicino al confine con il Niger, sulla riva sinistra del fiume. Gli scontri sono stati definiti pesanti e il risultato del continuo attacco di Jnim che avrebbe ucciso o catturato diversi membri di Daesh, in particolare alcuni comandanti.

A tal riguardo in effetti un account locale ha riassunto l’offensiva di JNIM contro Daesh nel Gourma per riprendere Tessit e l’Haribanda.

Diversi combattenti dal centro e dal Burkina Faso arrivati il 01 febbraio a Bakal, ovest di Tessit, dopo scontri oltre frontiera a Adjarara, sud di Tin Akoff in Burkina Faso. L’offensiva vera e propria sarebbe iniziata poi il giorno successivo verso est in direzione di Ersam dove Jnim ha detto alla popolazione di andarsene perché la considera vicina a Daesh. Il giorno successivo, Jnim è avanzato rapidamente occupando tutta la valle di Tandarewal fino a Tinjirindjitane, sud ovest di Tessit. La reazione di Daesh c’è stata, ma il contrattacco lanciato a a Fitili è stato respinto e gli uomini del Califfato si sono ritirati verso il fiume.

Il 5 febbraio Jnim ha aperto anche un secondo fronte a nord per accerchiare Daesh e Tessit. In effetti un’altra unità di Jnim ha attaccato Toubani dove quattro civili fulani sono stati uccisi per collaborazionismo con Daesh e tutto il bestiame è stato sequestrato. I qaedisti hanno poi attacco a Kala nella zona di Lellehoye dove i negozi sono stati bruciati e la popolazione ha ricevuto l’ordine di lasciare l’area in 24ore. Secondo quanto precisato da una fonte locale, diversi membri di JNIM su tre tecniche hanno fatto irruzione a Lellehoye, sud di Ansongo, alla ricerca di persone accusate di prelevare illegalmente la zakat nell’area. Si è svolto poi un grande scontro a fuoco, con Jnim che ha saccheggiato e incendiato negozi ritenuti vicini a Daesh.

Nel frattempo, più a sud, Jnim è avanzato verso est come testimonia un nuovo scontro a ovest di Hourara, sulle rive del Niger. Nell’attacco Jnim ha sequestrato veicoli, moto e armi e ucciso o ferito membri di Daesh che ha portato i propri feriti a Hourara, base arretrata del gruppo. Più tardi, Jnim è entrata a Hourara e i membri di Daesh si sono ritirati oltre il fiume.

Questo ha portato poi all’attacco dall’altra parte del fiume Niger a Ouatagouna, città che aveva già sofferto nel 2021 la brutale pressione di Daesh. Non è chiaro se Jnim vi sia rimasto o se si sia ritirato, ma il gruppo è ora in posizione di forza nell’Haribanda. L’unica posizione rimasta in Haribanda di Daesh è Tessit.

Eric Molle