
Il Mali indaga sui soldati per il loro ruolo negli attacchi coordinati degli insorti, indicando un possibile coinvolgimento interno nell’assalto su più fronti contro le installazioni militari, presumibilmente complici nella pianificazione, annunciando anche l’arresto di ex militari e personale militare in servizio attivo. Nel frattempo, si assiste ad una riorganizzazione ai vertici delle Forze Armate maliane (FAMA), mentre l’Africa Corps ha annunciato che rimarrà in Mali e ha respinto le richieste di JNIM di un ritiro completo dal Paese. Si instaura ora una situazione di stallo. Gli attacchi sollevano interrogativi sull’efficacia delle garanzie di sicurezza russe, mettendo a nudo i propri limiti, alla giunta di Assimi Goita, che ha espulso le forze francesi e si è rivolta a Mosca e ai combattenti legati all’allora Gruppo Wagner, ora Africa Corps, per la propria protezione. È descritto come il più grande assalto di questo tipo in oltre un decennio. Infatti, l’offensiva coordinata rappresenta una delle più significative sconfitte territoriali per il governo di Goïta da quando ha espulso la missione ONU nel 2024 e ha intensificato la sua dipendenza dai russi.
Dopo gli attacchi coordinati lanciati il 25 aprile in diverse località -tra cui la capitale Bamako, la città guarnigione di Kati, Gao, Kidal, Sevare e Mopti- dal Fronte di Liberazione dell’Azawad (FLA), un gruppo separatista di etnia tuareg, e dal gruppo jihadista JNIM, legato ad Al-Qaeda, è seguito un avvertimento dalla Francia che ha esortato i propri cittadini a lasciare il Mali il prima possibile con voli commerciali disponibili, descrivendo la situazione della sicurezza come estremamente instabile. Anche il Regno Unito ha consigliato ai propri cittadini di partire immediatamente, sconsigliando i viaggi via terra verso i paesi limitrofi a causa degli attacchi terroristici sulle autostrade nazionali. L’ambasciata statunitense ha dichiarato di stare monitorando la situazione e ha invitato i propri cittadini a rimanere al riparo. Anche il Canada ha diramato avvisi ai propri cittadini nel Paese.
Il generale Assimi Goïta, comandante militare del Mali, fuggito in una base aerea a Bamako dopo l’inizio degli attacchi, è apparso sulla televisione di stato il 28 aprile affermando che l’esercito ha inferto un duro colpo agli aggressori e la situazione della sicurezza è sotto controllo, mentre il portavoce dell’FLA, Mohamed Elmaouloud Ramadane, parlando all’AFP a Parigi, ha promesso la caduta del regime e ha dichiarato l’intenzione dei ribelli di avanzare su Gao, Timbuctù e Menaka. L’offensiva perpetrata dall’alleanza convergente JNIM-FLA, minacciando la giunta militare maliana appoggiata dalla Russia, ha ribaltato il controllo simbolico di Bamako su Kidal, città strategica del nord riconquistata con l’aiuto di mercenari russi alla fine del 2023, dopo essere servita per oltre un decennio come quartier generale non ufficiale dagli Azawad.
Il Mali ha celebrato il primo maggio i funerali di Stato per il Ministro della Difesa, Generale Sadio Camara, ucciso in seguito all’esplosione di un’autobomba davanti alla sua abitazione a Kati. Il leader Goita al potere dal 2020, e alti ufficiali militari hanno partecipato alla cerimonia, trasmessa dalla televisione di Stato. Camara è stato una figura centrale e potente nell’instaurazione del rapporto tra la Russia e la sicurezza del Mali. Due giorni di lutto nazionale hanno preceduto i funerali. Goïta ha promesso un’azione decisa contro gli insorti in seguito a una riunione di emergenza del consiglio di sicurezza. Il Corpo d’armata africano russo, che ha supportato le FAMA, è stato costretto a ritirarsi dalla città settentrionale di Kidal, ora sotto il controllo del FLA, abbandonando lì le truppe maliane, mentre un portavoce del Cremlino ha dichiarato che le forze russe resteranno in Mali.
Le autorità maliane stanno indagando su alcuni soldati sospettati di essere coinvolti in attacchi coordinati contro basi militari in tutto il paese, ha dichiarato un funzionario giudiziario. Tant’è che la Procura del Tribunale Militare di Bamako ha aperto un’inchiesta sugli eventi intercorsi. Sono già stati effettuati diversi arresti, un politico in esilio è stato implicato e sono coinvolti anche diversi militari, alcuni in servizio attivo, altri congedati o in procinto di esserlo. Fra questi si può menzionare Moussa Diané che è stato arrestato dalle forze di sicurezza mentre tentava di entrare in Costa d’Avorio, vicino a Bougouni. La ricerca degli altri complici è ancora in corso. Ad esacerbare la situazione, uomini mascherati hanno rapito l’avvocato e politico maliano Mountaga Tall dalla sua abitazione a Bamako il 3 maggio, secondo quanto riferito dai familiari all’AFP. Tall era l’avvocato difensore di ufficiali militari arrestati dalla giunta con l’accusa di aver tentato di destabilizzare le istituzioni statali e aveva anche presentato ricorsi legali contro lo scioglimento dei partiti politici da parte della giunta. Tall, ex alleato e figura di spicco del regime, era diventato un suo acceso critico dopo aver inizialmente sostenuto il colpo di stato.
A seguito della morte di Camara, sono stati apportati ulteriori cambiamenti in un complesso contesto di sicurezza, con l’obiettivo di rafforzare il coordinamento e la leadership delle operazioni militari. Il generale Oumar Diarra, Capo di Stato Maggiore dell’esercito, è stato nominato Vice-ministro della Difesa, mentre il Presidente Assimi Goita si è autoproclamato Ministro della Difesa, assumendone la carica, e degli Affari dei Veterani. Un decreto letto dalla televisione di stato ha confermato la nomina. Tutto ciò avviene sullo sfondo di una riorganizzazione delle forze russe e maliane nel centro e nell’est del Paese, impegnate in nuove offensive, in particolare contro i terroristi di JNIM.
Passando alla situazione sul campo, le forze maliane al 30 aprile hanno ripreso il controllo di una città al confine con il Niger, in cui gli insorti legati allo Stato Islamico si erano infiltrati, secondo quanto riferito dai residenti. Questi sviluppi si verificano mentre il Mali continua ad affrontare l’attività dei militanti nelle zone di confine, nonostante le continue operazioni militari contro i gruppi jihadisti. La città di Gourma-Rharous stata liberata dopo l’offensiva dei mujaheddin. Tuttavia, i combattenti di JNIM hanno bloccato almeno tre delle sei principali vie d’accesso a Bamako, con oltre tre milioni di abitanti, dopo aver diramato un avvertimento in cui si dichiarava che a nessuno sarebbe stato consentito l’ingresso. A riprova, JNIM ha preso il controllo della strategica collina di Hombori oltre a posti di blocco militari a Fana e Kassela, stringendo ulteriormente l’assedio di Bamako. Centinaia di veicoli sono bloccati anche a Ségou, a meno di 80 chilometri da Bamako, e i passeggeri faticano ad accedere ad acqua e cibo. Gao rimane contesa. Inoltre, FAMA e Africa Corps avrebbero anche ceduto Tessit, a circa 150 chilometri a sud di Gao, vicino al confine con il Niger, e JNIM avrebbe saccheggiato un arsenale delle forze armate a Mopti. Invece, sempre il 1° maggio account sulla socialsfera segnala che durante una missione di ricognizione aerea, è stato scoperto un folto gruppo di terroristi (circa 200 persone, con 150 motociclette, tre pick-up equipaggiati con mitragliatrici pesanti e un pick-up con un cannone antiaereo ZU-23). Si ritiene che abbiano attraversato il confine tra Mali e Mauritania per compensare le perdite subite da gruppi terroristici armati in Mali. In seguito alla scoperta del loro accampamento, i velivoli russi hanno lanciato un attacco che ha ucciso circa 150 terroristi e distrutto 70 motociclette e i quattro pick-up che trasportavano armi pesanti.
Paolo Romano
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