Malesia, agricoltura arretrata

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MALESIA – Kuala Lampur. 25/06/13. Cresce il divario tra zone urbane e rurali in Malesia. Lo sviluppo delle campagne non è stato discusso doverosamente dal governo malese nel corso degli ultimi decenni, anche se il settore primario rappresenta ancora quasi il 12 per cento del Pil e impiega più dell’ 11 per cento della popolazione. Un’indagine riportata sul quotidiano Eurasia Review suggerisce che il problema ha una portata molto ampia poiché incide sull’eco-sostenibilità del paese, sulla dimensione culturale e su quella politica. 

 

I problemi ambientali sono dovuti per lo più allo sviluppo dell’industria, che ha provocato la diminuzione delle foreste, comportando tra le altre cose l’aumento di smog nella regione. In più, la crescita della popolazione in città e i nuovi centri urbani stanno facendo pressione sui fiumi e i corsi d’acqua attraverso l’incremento delle acque reflue domestiche e lo scarico di rifiuti (che si sommano a quelli delle industrie), riducendo in questo modo la fertilità del suolo. 

Nonostante lo sviluppo industriale, la Malesia non ha adeguate infrastrutture. La maggior parte delle zone rurali sono remote e il trasporto è costoso; alcune regioni, ad esempio Terengganu e Kelantan, sono ancora relativamente isolate e pochissime sono le opportunità economiche percepite.  Il costo dei prodotti in queste aree è maggiore rispetto alle grandi città. Inoltre, gli stati di Sabah e Sarawak sono legalmente privati ​​della possibilità di spedire le merci via mare direttamente ad altri paesi, in quanto queste devono essere trasbordate attraverso la penisola, ostacolando così lo sviluppo di nuove industrie di esportazione. 

Un altro problema che affligge il paese, dovuto al mancato sviluppo delle campagne, è la produzione alimentare non al passo con la crescita della popolazione; questo fa della Malesia un’ importatore netto di alimenti. La ragione principale è la mancanza di ricerca e sviluppo in nuove colture: l’attività di ricerca è intrapresa a livello nazionale, piuttosto che regionale, per cui vi è poco sostegno per lo sviluppo di industrie in aree specifiche. In più, i salari urbani relativamente elevati hanno portato una carenza di manodopera nelle campagne. Mancano le opportunità nelle aree rurali, in particolare per i giovani, che migrano verso le città. 

La questione assume anche una dimensione culturale, in quanto l’importazione di prodotti e modelli urbani sta cancellando le tradizioni e le conoscenze delle comunità rurali. Lo sviluppo dell’agricoltura locale e le abilità artigianali non vengono rinnovati e sviluppati attraverso il sistema educativo esistente, in modo che questi possano essere utilizzati e sfruttati per la creazione di una vita sostenibile nella comunità.

La chiave dello sviluppo delle zone rurali della Malesia risiede nella creazione di una vivace economia locale, in particolare attraverso l’entrata delle piccole-medie imprese rurali nei mercati nazionali e internazionali. Occorre riconfigurare interi settori affinché possano diventare competitivi. Un settore di grande importanza è quello della produzione di riso, che però è monopolio dell’industria BERNAS; tale monopolio dovrebbe lasciare il campo a nuovi approcci per la produzione e il commercio, riducendo in questo modo i costi di produzione (anche in maniera drastica) e aggiungendo valore ai prodotti di riso sul mercato. Un ruolo centrale in questo rilancio imprenditoriale devono averlo le università, sia attraverso progetti di ricerca che mirino a studiare i territori, le nuove colture e le nuove tecniche di produzione e commercio, sia attraverso la formazione di imprenditori capaci, che non guardino solo al proprio arricchimento materiale ma puntino a una riqualificazione del territorio tenendo conto delle sue tradizioni.