La vetrina del mondo che verrà!

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ITALIA-Roma 08/10/13. Si è conclusa domenica 6 ottobre presso il Palazzo dei Congressi a Roma la prima edizione europea della Maker Faire, ideata ed organizzata da Asset Camera con il supporto di Tecnopolo, due realtà facenti parte del Sistema Camerale Romano, nato per supportare le imprese e lo sviluppo del contesto imprenditoriale e favorire l’innovazione.

L’industria italiana è infatti una realtà che nasce e si evolve non solo grazie ai sistemi di ricerca e sviluppo, ma grazie anche alle capacità artigianali del “saper fare” che rendono il made in italy altamente competitivo ed innovativo. I promotori di questa prima edizione europea hanno voluto dimostrare quanto il movimento dei “maker” sia importante in un panorama imprenditoriale orientato sempre più verso la tecnologia, l’innovazione e la creatività.

La Fiera, della durata di quattro giorni (dal 3 al 6 ottobre), ha dato vita a una vera e propria esplosione di idee ed energie, portate all’attenzione del grande pubblico con creatività, originalità e  divertimento: 200 maker europei selezionati ed invitati a presentare i propri progetti, 10 workshop, 25 live talk, 10 live performance, spazi educativi e confronti tra startup hanno animato il fitto ed imperdibile calendario degli eventi . Grazie alla Opening Conference di giovedì 3 ottobre dal titolo “How to Remake the World”, presieduta dallo stesso curatore dell’evento, nonché noto giornalista italiano ed ex direttore della rivista Wired, Riccardo Luna, il pubblico di appassionati, curiosi ed esperti del settore ha potuto carpire meglio il significato e l’importanza dell’iniziativa per poi immergersi totalmente nell’universo dell’elettronica open source e del fai da te digitale.

 Ma una domanda sorge spontanea: chi sono i maker? Secondo le parole di Massimo Banzi, co-fondatore e membro dell’ormai famoso team di ricercatori ed inventori della scheda elettronica Arduino, «i maker non sono nerd, ma dei tipi piuttosto fighi che si interessano con dedizione alla tecnologia, al design, all’arte ,alla sostenibilità e ai modelli di business alternativi». E Banzi non sbaglia, i maker infatti sono i creativi del terzo millennio: hobbisti, appassionati o anche studenti che condividono l’amore per l’innovazione, creando nuovi oggetti,macchine, prodotti fisici, fondando nuove società e producendo valore per la comunità. Una classe imprenditoriale fortemente creativa e ormai ben consolidata negli Stati Uniti ed in Giappone. 

Tra le duecento esposizioni, ad attirare l’attenzione del grande pubblico, sono soprattutto le innovazioni progettate, create e presentate dai più giovani. Il sedicenne Jack Andraka è diventato famoso in tutto il mondo per aver realizzato un test non invasivo per la diagnosi dei tumori al pancreas: dopo aver analizzato un database contenente circa 8 mila proteine considerate potenziali indicatori di cancro, il giovane ricercatore ha notato che nei malati la presenza della proteina mesotelina era molto alta e ha così sviluppato un test capace di misurare i livelli della stessa. L’appena quattordicenne Cesare Cacitti, nato e cresciuto in Veneto, grazie al semplice aiuto di tutorial in rete ha invece progettato e costruito una stampante 3D di ultima generazione, riuscendo a fondere la passione per il fai da te tecnologico con l’inventiva e la determinazione che caratterizza le nuove generazioni. Ospite d’eccezione anche  il piccolo Hoey Hudy, artigiano del futuro ed ideatore di uno spara-caramelle che negli Stati Uniti ha attirato l’attenzione del presidente Barack Obama.

Un vero e proprio show case della creatività tecnologica e a farsi largo tra la miriade di concept, progetti ed invenzioni, troviamo la stampante 3D: di dimensioni simili a quella tradizionale, questo apparecchio collegato ad un PC è in grado di stampare oggetti tridimensionali, reali e solidi. Il materiale di stampa è un filo plastico (solitamente Abs o Pla) che viene fuso e che per deposizione, strato dopo strato, realizza l’oggetto desiderato. Il tempo impiegato per la stampa dipende da molteplici fattori e può variare da pochi minuti a molte ore. La stampante 3D consente quindi di realizzare rapidamente (Rapid Prototyping) un oggetto dotato di tridimensionalità e il suo utilizzo è dei più disparati: va dall’architetto che desidera stampare il modello del nuovo edificio progettato, al designer che inventa vari oggetti, fino allo studente che vuol dar vita alle proprie fantasie costruendo la struttura di un automa o di un robot. Le stampanti 3D hanno inoltre una notevole valenza didattica, unendo competenze che vanno dall’informatica, alla meccanica, all’elettronica.

Non sono mancate le invenzioni più provocatorie: dal robot Ono, capace di reagire agli stimoli esterni, a quello Iromec, realizzato dall’università di Siena e utilizzato nell’aiutare i bambini con difficoltà cognitive ed handicap motori ad interagire con l’ambiente sociale circostante. Ad attirare l’attenzione dei partecipanti anche Energica, la prima moto elettrica stampata in 3D ed un fuoriclasse dei motori : la Ferrari che funziona esclusivamente attraverso energia solare.

Queste le innovazioni e i progetti capaci di avvicinare una paese come l’Italia alla sperimentazione in campo tecnologico e capici di migliorare la vita di tutti, offrendo nuove strade ed opportunità alle generazioni più giovani: è il caso di Offgridbox , la prima casa al mondo totalmente autosufficiente o dell’orto botanico di “ultima generazione”, un progetto curato e sostenuto dal Dipartimento di Biologia dell’Università di Tor Vergata. La struttura è multifunzionale e colloca al suo interno varie unità tematiche, tra cui il giardino della musica o il centro di conservazione del germoplasma ( una banca del seme e vivaio sperimentale per la conservazione di specie spontanee autoctone e non, specie di interesse agroalimentare e officinale). Lo stesso centro dispone inoltre di tecnologie all’avanguardia per la micro-propagazione e il ripristino di habitat danneggiati, costituendo una preziosa riserva genetica, utilizzata anche nei programmi di miglioramento alimentare.

Il St Horto interactive garden punta invece a realizzare orti urbani dal valore didattico ed architettonico dando vita a qualcosa di veramente originale grazie ancora una volta all’utilizzo di competenze in campo tecnologico e di creatività. 

Segnaliamo anche la lampada all’idrogeno, il cui maker, Thomas Borrelli, abbiamo intervistato

La Maker Faire è tutto questo:è molto più di una mostra espositiva, è uno specchio che riflette il movimento rivoluzionario ed innovativo che investe ormai da anni il campo dell’industria e dell’innovazione. Ma è soprattutto una vetrina sul mondo del futuro!