Scende lo share per i 5 stelle

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ITALIA – Roma 22/4/13. Ieri in diretta televisiva i cittadini e gli italiani hanno visto in presa diretta la paura di un comico prestato alla politica. Già, lui Grillo sceso a Roma per fare la marcia, durante il Natale di Roma ma anche no, meglio una manifestazione di protesta dopo che Rodotà lo aveva abbandoanto e che la Digos gli ha detto no!

Alla fine ha fatto una conferenza stampa, un raro evento, perché i 5 stelle, di solito,  parlano solo con i cittadini, badate bene, i cittadini e non gli italiani. Loro gli eletti, deputati e senatori, giacobini-cittadini, affermano attraverso la voce di un “portavoce-movimentista”, non candidabile, che è stato fatto un golpe anzi no un golpettino da furbetti. Loro ieri hanno chiesto alla stampa, quella che hanno voluto ignorare e sbeffeggiato da tempo, di far sapere a tutti che solo il movimento 5 stelle è nel giusto. 

Insomma Grillo al pari di tutti i politici della I e II Repubblica dice una cosa e in meno di 24 ore la sconfessa. In realtà con l’elezione di Giorgio Napolitano, a presidente della Repubblica, Grillo comincia a capire che se vuole cambiare qualcosa lo deve fare da dentro le stanze dei bottoni e non da fuori, strillando come se fosse in un teatro. E ieri ha capito di aver perso la sua grande occasione. Se il Pd non ha risposto ai grillini su Rodotà, il comico non ha risposto ai giornalisti su Romano Prodi, che pure era nella lista. 

La polemica a oltranza la può fare un comico che fa leva sulle insoddisfazioni dei cittadini e cavalca l’onda della protesta. Un politico ed il suo movimento cercano di essere costruttivi. All’Italia non serve disfattismo o decrescita, che non può mai essere felice, serve un costruttivismo serio. Se non vogliamo rifarci alle parole di Gianbattista Vico, possiamo comunque sfogliare le pagine di George Kelly, che ha insistito a lungo sul costruire partendo da un dato punto di vista. E allora se i grillini hanno una “nuova visione ” del mondo la applichino per migliorarlo e non per distruggerlo. E se la smettano di prendersela con quei 10 milioni di elettori che hanno votato Silvio Berlusconi, perché l’Italia è una repubblica basata su un sistema elettivo, che può essere migliorato, di tipo rappresentativo. Rappresentativo significa anche sapersi assumere delle responsabilità, sì perché a volte alcune scelte sono impopolari ma giuste e le devono fare i politici e non gli italiani, perché non sempre al cittadino comune, impegnato nelle fatiche quotidiane, è chiaro il bene comune. E quindi, tornando a quei 10 milioni di elettori, non è vero che hanno paura, hanno semplicemente una idea diversa da Grillo e Casaleggio. 

In ultima istanza, ben venga un governo delle larghe intese, di scopo, di intento, a tempo, purché siano messi in atto quei provvedimenti che servono all’Italia, perno dell’Europa, per uscire dallo stallo. 

A decrescere siamo bravi anche senza i politici.