Lo smog al centro del dibattito politico cinese

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CINA – Pechino. Cercare i colpevoli dell’inquinamento cinese significa muoversi nella fitta nebbia e nello smog che copre i cieli cinesi perdendosi in un continuo giochi di richiamai e rimpalli.

La lotta tra le burocrazie del ministero dell’Ambiente e della China National Petroleum Corp (Cnpc) unita a quella della Sinopec Group ha bloccato l’approvazione  di norme antinquinamento più severe per autocarri e autobus diesel, una delle cause principali d’inquinamento atmosferico in Cina.

Sono molte le fonti inquinanti che contribuiscono a  innalzare i livelli di inquinamento atmosferico record nel mese di gennaio, ma gli analisti cinesi dicono che le compagnie petrolifere fanno ostruzionismo e violano le normative ambientali sfidando un ministero senza armi adeguate per adempiere alla sua missione di ridurre l’inquinamento dell’aria.

Il malcontento sociale si scontra con il calcolo politico se la nuova amministrazione guidata dal capo del Partito Comunista Xi Jinping deciderà di perseguire gli interessi delle imprese statali da tempo sostituitesi ai ministeri perseguendo  una ricerca di profitto economico a tutti i costi.

I ritardi nell’attuazione di norme antinquinamento più severe sono da ricercare nei costi in denaro, tutto ruota attorno ad una semplice domanda: chi deve pagare il prezzo della raffinazione di carburanti più puliti? PetroChina, braccio di Cnpc, ha comunicato che, nel 2012, il suo diesel automobilistico ha soddisfatto gli esistenti standard cinesi delle emissioni. Il presidente della Sinopec, Fu Chengyu, riportato da Xinhua alla fine di gennaio 2013, ha riconosciuto che in Cina le raffinerie devono assumersi la responsabilità dell’inquinamento atmosferico. 

Non è una storia nuova; il braccio di ferro burocratico dura da anni. Alla fine del 2011, il vice ministro cinese dell’Ambiente, Zhang Lijun, frustrato dai ripetuti ritardi nel far rispettare le norme ambientali esistenti, convocò una riunione con i funzionari delle due maggiori compagnie petrolifere, cercando di dettare legge. Il ministero non aveva intenzione di ritardare ulteriormente la normativa Cina IV, con standard di emissione più stringenti per autocarri e autobus, malgrado la riluttanza di Cnpc e Sinopec a fornire il combustibile dati i suoi alti costi. I funzionari delle compagnie petrolifere risposero con la promessa di fornire un combustibile più pulito dopo il nuovo anno lunare, nel 2012. Ma un controllo del Ministero dell’Ambiente dimostrò che le società fornivano ancora gasolio normale. Un improvviso peggioramento della qualità dell’aria a Pechino si è registrato all’inizio del 2013, nei primi 21 giorni nel mese di gennaio sono stati rilevati a Pechino, livelli «fortemente inquinatI».

Il ministero dell’Ambiente deve affrontare situazioni burocratiche incredibili nella complessa burocrazia del Paese, vista la  debole applicazione delle leggi. Almeno 10 enti governativi, infatti, come la Commissione per lo sviluppo nazionale e la riforma e il Ministero dell’Industria e della Tecnologia, concorrono alla definizione di politiche ambientali. Il ministero dell’Ambiente non ha, infatti, il potere di fissare norme di emissione del combustibile, e a volte non è nemmeno consultato sulle decisioni prese da altri dipartimenti governativi che incidono sulla materia. I livelli eccessivi di inquinamento hanno già spinto il governo di Pechino a lanciare una serie di misure provvisorie di emergenza come l’arresto dei responsabili e la chiusura di 103 fabbriche altamente inquinanti e mettendo fuori dalla circolazione il 30 per cento dei veicoli, ma l’aria della capitale è rimasta pericolosa.

Non è chiaro se Xi bloccherà l’influenza delle compagnie petrolifere, ma con la rabbia dell’opinione pubblica in aumento, la tensione politica è in crescita. Il problema per le compagnie petrolifere, come PetroChina e Sinopec è che la pianificazione centrale fissa i prezzi alla pompa, anche se i costi energetici globali rimangono elevati.

Sia Cnpc che Sinopec hanno detto al ministero dell’Ambiente che avrebbero fornito i combustibili meno inquinanti «se avessero spuntato un prezzo ragionevole». Senza il diesel più pulito, Pechino ha dovuto ritardare l’attuazione del Cina IV per autocarri e autobus diesel per ben due volte – prima nel 2011 e poi nel 2012, quando è entrata in vigore a luglio.

La nuova norma mira a ridurre le emissioni di particolato e di ossidi di azoto – due componenti chiave dello smog urbano – da camion e autobus, rispettivamente dell’80 per cento e del 30 per cento. Inoltre, il ministero delle Finanze cinese sarebbe recentemente intervenuto per negoziare politiche fiscali agevolate per le compagnie petrolifere allo scopo di compensare i maggiori costi di produzione del carburante diesel più pulito.

I media cinesi hanno segnalato che i nuovi standard di gasolio più pulito, simili alle norme Euro IV, potrebbero aggiungersi  presto alle norme vigenti sulle emissioni. Anche i nuovi requisiti, tuttavia, potrebbero dare alle compagnie petrolifere fino a due anni per adeguarsi.