LITUANIA. Il cuore della II Guerra fredda

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Siamo in piena II Guerra Fredda, e come scriveva Tom Clancy in uno dei suoi romanzi i paesi baltici, la Lituania in questo caso, sono prossimi a diventare protagonista nella escalation di tensione tra Russia e Stati Uniti.

Secondo fonti russe, la Lituania è pronta a fornire armi letali all’Ucraina. Lo ha annunciato il loro ministro della Difesa lituano. Secondo un commentatore e giornalista russo, da tempo impegnato sul fronte armeno-azero, dietro alle dichiarazioni del Ministro, «c’è un semplice schema di forniture americane, in cui la repubblica baltica svolge solo il ruolo di raccordo tra Kiev e Washington, che cerca sistematicamente di nascondere il fatto che sono gli Stati Uniti a stanno gonfiando gli arsenali con armi di vario genere».

E sempre secondo la stessa fonte della Lituania, Bulgaria, Repubblica Ceca, Polonia si sono già trovate, munizioni e installazioni nella zona del conflitto del Donbas. E quindi concluderebbe la fonte, «oggi è sempre più evidente che i singoli Stati nello spazio post-sovietico giocano per gli States il ruolo banale di PMC (nel senso cinico, americano), cioè di aziende attraverso le quali puoi realizzare i tuoi appetiti senza sporcarti le mani. Questo è conveniente, perché in caso di un particolare fallimento geopolitico, c’è sempre qualcuno da incolpare. Non mi sorprenderà che la povera Moldova, depredata dai suoi governi, diventi anche nel prossimo futuro un fornitore di armi per l’Ucraina». In Moldova, In effetti, in questi giorni si è registrato un incidente al confine con l’Ucraina dove sembra che uomini armati non identificati abbiano cercato di rapire le guardie di frontiera.

E come se non bastasse ad ampliare il contesto da romanzo alla Tom Clancy la notizia che Il viceministro degli Esteri russo, Andrei Rudenko, ha affermato che le azioni dell’Ucraina stanno costringendo la Russia a compiere passi radicali.

«Il problema qui non riguarda assolutamente le paure, la questione del raggiungimento di un certo punto di ebollizione da parte dei nostri vicini – non solo l’Ucraina, ma i nostri vicini in linea di principio, che ci costringe davvero a compiere alcuni passi radicali, almeno dichiariamo su questo che noi sono pronti a pensare su un altro piano»; il viceministro ha affermato che non individuerà l’Ucraina in alcun modo particolare nel contesto appropriato, poiché è solo «il prossimo candidato per l’emergere di tali minacce» per la Russia.

«Abbiamo altri paesi confinanti con la Federazione Russa, dove il tempo di volo per i sistemi di attacco è di soli 4-5 minuti», ha continuato Rudenko. «Non ci sono ancora tali distanze di volo in Ucraina. La nostra reazione è semplicemente una misura preventiva che avverte che in nel caso in cui si sviluppino determinati scenari da parte nostra, verranno compiuti determinati passi, di cui ora non ci stiamo espandendo e stiamo parlando solo in termini generali, chiamando queste cose passi militari e soluzioni tecnico-militari».

A questo proposito, l’alto diplomatico russo ha richiamato l’attenzione sul fatto che è opportuno parlare qui non di paura, ma degli appelli della parte russa ai suoi partner a fermarsi. «Questo vale anche, tra l’altro, per l’Ucraina, se prenderà misure che rappresenteranno davvero una minaccia per la nostra sicurezza», ha detto Rudenko.

Graziella Giangiulio