
Gaza, come molte città del Vicino Oriente: Accra, Aleppo, Damasco, Gerico, Gerusalemme, Hebron, Ashdod, Ashkelon…, per citarne alcune dell’area del Levante, vanta una storia ininterrotta di oltre tremila anni.
Le sue strade e le sue terre, contese tra filistei ed ebrei, come quelle di tutte le altre città antiche sorte nell’area, sono state percorse nei secoli da pastori, mercanti, pellegrini ed eserciti: egizi, babilonesi, macedoni, romani, bizantini, arabi, crociati, mongoli, turchi, britannici che hanno calpestato campi arati per il grano o verdeggianti di olivi e fichi, distrutto i palazzi, le abitazioni e i luoghi di culto.
Alla violenza della guerra, con il suo corollario di dolore e di miseria, le donne e gli uomini hanno sempre risposto ricostruendo, non abbandonando, se non forzati, il luogo.
L’architetto Cecilia Scopetta, uno degli autori del saggio, assieme ad Alberto Massari, Un progetto per Gaza, rintracciabile su Amazon, non è nuova queste ricerche. Già nel 2008 uscirono un paio di articoli, uno a sua firma e uno dell’architetto Paola Somma, su riviste tecniche del Dipartimento di Architettura dell’Università La Sapienza, nei quali si ragiona su modelli di sviluppo urbanistico e infrastrutturale dei territori che si affacciano sulla costa mediterranea e che interessano i popoli libanese, palestinese e israeliano.
“Middle East Riviera”, nota espressione trumpiana, è una espressione risalente al 2004, coniata in un documento redatto presso la Roger Williams University.
Gli studiosi in questi articoli del 2008 individuano inoltre documenti redatti dalla Rand Corporation che ampliano i progetti di sviluppo per gli insediamenti palestinesi, sebbene siano molto critici denunciando una prospettiva neocolonialista e fortemente classista.
Colpiscono le isole artificiali sulle quali avrebbe trovato “casa” la componente palestinese meno abbiente e destinata a rappresentare la forza lavoro. Colpisce ancor di più che tali documenti diano per scontata la dislocazione o deportazione di parte della popolazione palestinese di Gaza.
SI tratta quindi di un progetto che a Scopetta e a Somma è noto da quasi un ventennio. Ed è quello che viene raccontato nelle pagine di questo nuovo testo.
Su Gaza Difficile immaginare un percorso che porti a una pace duratura senza mantenere memoria delle conseguenze dell’odio e della follia umana che porta sempre al conflitto, così la presente proposta, il progetto o idea per Gaza è di elevare una “montagna” con le macerie della città, montagna che rammenti all’umanità ciò che è stato e ciò che si deve evitare accada di nuovo.
Redazione
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