LIBRI. Stiamo correndo felici verso verso il Tecno-feudalesimo della Rete

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Tre mesi or sono è uscito in Francia un testo interessante sugli sviluppi dell’economia politica nell’era digitale: in Techno-Feodalisme. Critique de l’économie numerique, Cedric Durand, professore di economia alla Sorbona colloca l’era digitale nel più ampio contesto dell’evoluzione storica del capitalismo, un capitalismo in mestastasi all’interno della Silicon Valley e prigioniero di quella che Durand chiama “l’ideologia californiana”.

Queste definizione richiama da vicino altre storiche definizione dell’economia capitalistica, una su tutte quella dell’austriaco Jospeph Schumpeter, la distruzione capitalistica, distesa sua una avvolgente scala globale in cui algoritmi e numeri la fanno da padrone, nel senso marxista del termine.

Vale la pena ricordare che Schumpeter, nel 1942, sviluppò il concetto di di distruzione capitalistica, Schöpferische Zerstörung, all’interno del suo testo Capitalismo, socialismo e democrazia, partendo si dal pensiero marxista e finendo col sostenere che le forze creative e distruttive nel contempo tipiche del capitalismo avrebbero portato al trionfo e alla distruzione del sistema stesso. Schumpeter non fu profeta di sventura, il capitalismo ha dimostrato una vitalità titanica, fino ad ora; il concetto di distruzione capitalistica ha ottenuto una grande popolarità proprio nell’economia neoliberista poiché descrive tutti processi legati allo sviluppo e al ridimensionamento della forza lavoro al fine di aumentare l’efficienza e il dinamismo di un’azienda.

Da qui a saltare su scala globale, il passo è breve: Durand descrive questa nostra era digitale caratterizzata dalle “riforme strutturali” in stile FMI: si veda l’esempio Grecia su scala statuale o la “flessibilizzazione” del lavoro nonché la vera e propria mercantilizzazione/finanziamento della vita quotidiana.

Il rischio del ritorno del Mercantilismo era stato già segnalato anni fa da diversi economisti, nel suo sviluppo l’era digitale ha fornito ulteriore spinta a questa tendenza, attraverso l’uso di strumenti matematici che analizzano la vita dei fattori di produzione nei loro aspetti più reconditi, trasformandola in qualcosa da vendere e sui fare affari.

Questa pervasività non si è associata ad uno sviluppo capitalistico ulteriore e quindi ad un benessere “diffuso”, Per Durand la digitalizzazione ha portato con sé una regressione politica ed economica. Aspetti più eclatanti sono il ritorno dei monopoli, la dipendenza assoluta dei soggetti dalle piattaforme social, la sfumatura sempre più chiara tra politica ed economia: questi mutamenti stanno creando un nuovo feudalesimo cha parte proprio dalla Silicon Valley per divenire generale.

Parametro del futuro che ci si prospetta è il sistema del credito sociale già operativo in Cina, o le catene globali di valore create e diffuse dai giganti della Rete che lottano tra di loro per il controllo del cyberspazio, calpestando di fatto leggi e sistemi giuridici che garantiscono gli stati e i singoli, fonte di dati essenziali. I fornitori di questi dati, i soggetti reali che vivono nel mondo, sono i nuovi servi della gleba digitale. «Il capitalismo dell’era digitale», dice Durand, non sarà basato sulla produzione di beni e servizi, ma sulla predazione dei dati». Una tesi che avevano già visto in Capitalismo della Sorveglianza, di Shoshana Zuboff.

SI tratta di un testo che vale le pena di essere letto per aumentare la consapevolezza del presente che viviamo e del domani che andremo a scoprire.

Antonio Albanese