LIBRI. Socrate smonta ancora i luoghi comuni del Terzo Millennio

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«Ai nostri tempi, la scuola era una cosa seria. I ragazzi non erano così svogliati e disinteressati, dai. E poi, non leggono: sono sempre appiccicati a quei maledetti smartphone, è già tanto se si accorgono di quello che accade loro intorno. Ah, quando c’era il servizio militare, sì che si rigava dritto. Una mandria di smidollati: ecco cosa sono i giovani, oggi. Chi non ha sentito queste lamentele, variamente combinate tra loro, negli ultimi anni? Chi, ascoltandole, non ha alzato gli occhi al cielo, sperando di avere a portata di corde vocali degli argomenti da contrapporre? La premessa, neanche troppo velata, è che i “giovani d’oggi” sono ignoranti: lettori “deboli”, si dice nel gergo editoriale. Eppure i dati sembrano mostrare il contrario».

Così esordisce l’interessante Si Stava Meglio Quando Si Stava Peggio (Ri-Creazioni – Chiare Lettere), di Carlo Greppi, giovane storico e scrittore, che sfata una serie di luoghi comuni ormai generalizzati, esattamente come quello con cui abbiamo aperto queste nostre righe.

Ma perché più o meno inconsapevolmente lo facciamo?

Greppi ci dà una risposta:  basarsi sui “luoghi comuni” è confortevole, ci facilita un giudizio senza dover andare a fondo e senza essere pienante consapevoli di quanto andiamo “ripetendo”, insomma fa parte della nostra “comfort bubble” in cui quotidianamente agiamo.

Greppi ci dice e di guida a non pensare per luoghi comuni, ma attenzione anche questo iter è un luogo comune. E allora?

Come diceva Socrate: «Saggio è colui che sa di non sapere» e quindi cerca di comprendere consapevolmente quanto gli accade e quanto lo vede spettatore/attore. Sapere pienamente di non sapere costituisce un punto di partenza: questo fatto colloca l’individuo nella possibilità di crescere ulteriormente, una perenne ricerca di conoscenza che non finisce mai, perché la ricerca per la consapevolezza non è mai un obiettivo conseguibile.

Ma qui ci fermiamo per lasciare a tutti il gusto di leggere queste pagine e di riconoscersi in quanto vi è scritto accettando però la sfida lanciata da Greppi, impegnandosi nella ricerca di nuove vie di pensiero e quindi giudizio, senza mai avere timore della scoperta. Socrate docet.

Tommaso Dal Passo