
Il libro “Guerra finanziaria. Il mercato vince sempre” scritto da Angelo Paletta rappresenta una reale novità nel dibattito pubblico perché evidenzia la non procrastinabile necessità dell’Italia di dotarsi di una dottrina italiana sulla guerra finanziaria, dove vengano stabiliti principi, criteri e linee operative. Una dottrina nazionale sulla guerra finanziaria – tutelante l’interesse nazionale – è utile non solo agli addetti civili e militari del Ministero della Difesa e dello Stato Maggiore della Difesa, ma anche della Presidenza della Repubblica, della Presidenza del Consiglio e del SISR, del Parlamento nonché del Ministero dell’Economia e delle Finanze, del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, del Ministero dell’Interno, del Ministero della Cultura, fino ad istituzioni come Banca d’Italia, CONSOB, IVASS, AGCOM.
L’interesse di definire una dottrina sulla guerra finanziaria , inoltre, riguarda anche i gestori dei mercati finanziari – in primis Borsa Italiana – e gli operatori finanziari e industriali, sia pubblici, sia privati. Non è azzardato affermare che una dottrina sulla guerra finanziaria deve essere un patrimonio culturale comune di tutti gli operatori dell’economia e del lavoro, non per ultimo anche dei sindacati dei lavoratori, che devono essere responsabilizzati sugli interessi strategici del Sistema-Paese Oggi quando una persona comune sente parlare di guerra finanziaria probabilmente pensa solamente ad una particolare forma di competizione, molto conflittuale, tra fondi di investimento o istituti di credito, o qualcosa del genere.
La maggior parte dell’opinione pubblica non ha una percezione chiara dell’uso strategico e aggressivo che gli Stati fanno degli strumenti finanziari per ottenere vantaggi geopolitici, e quando subisce le conseguenze della guerra finanziaria non ne comprendere né le cause, né le modalità operative.
Proprio per questo l’attacco ad uno Stato con le armi della finanza può essere efficace quanto subdolo, e può innescare più facilmente di un attacco militare delle ripercussioni devastanti sulla stabilità politica e sociale di un Paese. Già nel 1999, nel loro saggio “Guerra senza limiti” (Unrestricted Warfare), gli strateghi cinesi Qiao Liang e Wang Xiangsui affermavano che “La guerra è un mezzo usato per raggiungere uno scopo politico; ora questo scopo politico può essere raggiunto anche senza il ricorso alla violenza armata tradizionale.”
Dall’introduzione al testo di Alberto Pagani
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