
Viviamo in un’epoca infodemica. Ansia. depressione, solitudine, nervosismo imperante sono solo alcune conseguenze di un’epoca, la nostra, che ci costringe a fare i conti con miliardi di informazioni in pochissimo tempo creando un’ansia che tutto logora e distrugge in nome della velocità della luce.
Il saggio di Carmine D’Urso, AI & Social. Dipendenza Stupefacente (Armando Curcio) mette in evidenza questo fenomeno: la dipendenza da Intelligenza Artificiale e social media. Oggi è una forma di dipendenza comportamentale che agisce sui circuiti di ricompensa del cervello, rilasciando dopamina esattamente come le sostanze stupefacenti. Questa sovra-stimolazione porta a isolamento, ansia e alterazioni cognitive. Entrambi gli strumenti sfruttano meccanismi psicologici subdoli per trattenere l’attenzione dell’utente: il sistema di ricompensa, I like sui social e l’empatia artificiale (mai giudicante) dei chatbot innescano il rilascio di dopamina, creando un bisogno continuo di gratificazione; realtà vs virtuale: gli utenti, in particolare gli adolescenti, rischiano di sostituire le relazioni umane reali con interazioni simulate, portando a forme di isolamento severo (come l’hikikomori). Quali allora i segnali d’allarme?
In primis, la tolleranza crescente: Il bisogno di passare sempre più ore connessi con i chatbot o a scorrere i feed per provare piacere; seguita poi dai sintomi di astinenza: ansia, irritabilità, agitazione e difficoltà di concentrazione quando non si ha accesso al dispositivo o alle chat; per arrivare infine alla perdita di controllo: tentativi falliti di ridurre l’utilizzo e isolamento progressivo dagli amici o dalle attività quotidiane.
Su queste manifestazioni è fondamentale intervenire. In Italia esistono centri specializzati e servizi pubblici dedicati alle dipendenze digitali e tecnologiche: Centri Clinici presso strutture come ad esempio il Policlinico Gemelli di Roma o il SerD (Servizio per le Dipendenze) territoriale vengono offerti percorsi psicologici specifici per disintossicarsi dal web. Oppure esistono Gruppi di Supporto: si tratta di associazioni come ITAA (Internet and Technology Addicts Anonymous) che offrono gruppi di condivisione per uscire dalla dipendenza tecnologica.
Il libro di D’Urso ci aiuta a comprendere e affrontare questa patologia del Terzo Millennio.
Lucia Giannini
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