LIBRI. Cristianesimo e Islam nella Palestina contemporanea

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«La croce e la kefiah: sembra una contraddizione associare il simbolo del cristianesimo a quello della lotta nazionale palestinese. Eppure il primo ha preso le mosse in Palestina e la presenza dei cristiani, seppure oggi in graduale declino, è fondamentale per la storia della Palestina contemporanea, così come lo è stata in passato».

Così si apre questo interessante saggio, La Croce e la Kefiah. Storia degli arabi cristiani in Palestina, di Paola Pizzo, docente di Storia contemporanea dei paesi islamici all’Università di Chieti-Pescara, che apre una finestra sul conflitto palestinese, partendo dalla storia dei cristiani. Non si tratta di strabismo storico, Pizzo ricorda a tutti i lettori che quella che noi oggi consideriamo la culla dell’Islam storico è stata prima e per lungo tempo la culla del Cristianesimo, un fiume carsico di ricchezza filosofica e religiosa che ancora oggi è molto vivo, nonostante il panorama antico e contemporaneo sembrino aver cancellato questo retaggio culturale.

Pizzo ci riporta indietro, seppur nell’agilità di questo saggio, ad un tempo in cui le confessioni religiose cristiane erano presenti nella vita civile e politica dell’area e come poi storicamente, siano sopravvissute al dilagare dell’Islam, in un periodo di stagnazione culturale e filosofica, oltre che religiosa.

Il Cristianesimo orientale e le comunità che lo esprimono oggi sono e si sentono parte integrante del tessuto sociale e politico dei paesi che li vedono operare e quindi conoscerne storia e presenza si rivela essenziale per la comprensione dei fenomeni sociopolitici che animano l’area.

«Quale futuro attende i cristiani arabi in Palestina? Il multiconfessionalismo tradizionale del Medio Oriente è uno dei bersagli dei conflitti in corso. La millenaria convivenza di ebrei, cristiani e musulmani ha svolto un ruolo di garanzia del carattere plurale dei paesi in quest’area», una pluralità che oggi rischia di scomparire alla luce degli opposti estremismi politici prima e religiosi poi, che dilaniano la Terra Santa.

«C’è una ricchezza del vivere insieme nelle società mediorientali che corre il rischio di essere dilapidata se si perde l’elemento dell’alterità rappresentato per secoli dai cristiani», così Pizzo chiude il suo saggio. Si tratta di un rischio oggi più reale che mai, si può aggiungere, di fronte alle nuove manifestazioni violente del jihadismo che dall’Iraq alla Siria stanno caratterizzando l’area.

Antonio Albanese