
È on line il nostro nuovo focus geopolitico dedicato alla comunicazione della sfera jihadista globale e dei suoi più “prolifici attori” globali e glocali: DAESH e al Qaeda 2026. Focus Geopolitici
“Dal punto di vista comunicativo, l’ideologia dello Stato Islamico (DAESH), nel 2025, è stata divulgata attraverso la produzione di contenuti mediatici immessi online. Tra i principali strumenti di propaganda, reperiti sulla social sfera di DAESH, in maniera non dissimile all’anno precedente, troviamo riviste, come al-Naba e Voice of Khorasan; artwork, pubblicati e tradotti in diverse lingue tra cui italiano, inglese, francese, spagnolo, tedesco e russo; infonotizie, provenienti dall’agenzia di stampa ufficiale del Califfato (Amaq News Agency) legate ai presunti successi militari dei mujaheddin; testi che, secondo l’interpretazione di DAESH, dovrebbero spiegare il corretto modo di interpretare l’Islam e materiale audiovisivo, da documentari a brevi video. La novità, del 2025, dal punto di vista comunicativo, è rappresentata dalla proliferazione di podcast, in perfetta sintonia con le tendenze del mercato non jihadista che vedono un incremento degli ascoltatori di podcast del 75%“.
Per comprendere lo spirito della ricerca fatta dagli analisti di AGC Communication segnaliamo la nota in apertura del nostro testo: “Parlare di comunicazione di DAESH e al Qaeda per gli analisti di AGC significa analizzare, de-costruire il linguaggio, gli intenti, i messaggi. Cercando di essere il più asettici possibili.
Non perché li giustifichiamo ma perché i bias culturali rischiano di non farci capire la profondità dei messaggi e la loro capacità pervasiva su alcuni nella social sfera. L’obiettivo della OSINT UNIT AGC è capire quello che i gruppi terroristici stanno comunicando per dare vita, ad una contro narrativa che al momento a nostro parere non è presente nelle social sfere di riferimento.
Sono molteplici i messaggi di condanna, la chiusura dei canali o delle chat, efficace lavoro delle autorità competenti, ma al momento non c’è una contronarrativa che possa dare ai seguaci di questi gruppi, ancora dietro una scrivania e non in un luogo a combattere, un’alternativa alla scelta di diventare terrorista. Questo lavoro, che comporta molte ore di lettura, visione e decomposizione dei messaggi a volte difficili da spiegare senza cadere in condanne, vuole essere un primo significativo inizio in tal senso”.
Il testo nella sua versione on line è scaricabile cliccando qui.
Antonio Albanese
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