LIBRI. Come sarebbe Napoli senza il Vesuvio?

60

«”Nessun luogo è senza genio” scriveva Servio nel IV secolo. Le persone hanno vissuto per millenni tenendone conto, hanno costruito ascoltando le sue indicazioni. Il dio del luogo era un fatto scontato, era una certezza come il sorgere del sole. Poi nel giro di un secolo o due il tema è del tutto scomparso dal nostro orizzonte. I luoghi sono diventati semplicemente luoghi; quanto a dio, è morto da un pezzo, come scriveva Nietzsche. Certamente Giove, Apollo, Venere qualcuno se li ricorda ancora, si studiano a scuola; ma il dio dei luoghi, chi sa più dire cosa fosse (o cosa sia)? (…) In un mondo desacralizzato l’invisibile non ha dimora, è relegato nell’angolo imbarazzante delle fantasticherie, considerato il retaggio di un passato superstizioso e irrazionale. Non qualcosa da prendere sul serio. Ma non è stato sempre così, e in molti luoghi non lo è neanche oggi»

Come sarebbe quindi Napoli senza il Vesuvio, Catania senza l’Etna o Antigua senza il suo vulcano?

Il genius loci è ovunque, basta imparare a riconoscerlo. Si rivela nei villaggi d’altura della valle dell’Homboro in Pakistan come a Praga, a Berlino; anche edifici, mura, torri e fabbriche si comportano come gli ambienti naturali.

A condurci alla riscoperta del genius loci ci pensa Stefano Cascavilla, viaggiatore, alpinista, architetto, appassionato di psicologia analitica, nel suo libro Il dio degli incroci (Exorma Edizioni). Cascavilla interroga il mito millenario

del genius loci per comprendere la qualità invisibile di vette, foreste, edifici, strade, il loro aspetto inconscio ed archetipico. Ripercorrendo le esperienze di viaggi e cammini in tutto il mondo, ci accompagna passo dopo passo alla ricerca di quel tessuto sottile, quella matrice psichica nascosta nella materia, in ogni momento, ovunque siamo, nei boschi siberiani o sulle Ande peruviane, o semplicemente nel parco vicino casa. È il mito senza tempo dell’Anima del Mondo.

Al racconto di viaggio si affianca un percorso nel pensiero e nelle opere del mondo antico e contemporaneo: da Plotino a Jung, da Platone e Bachelard, da Leopardi a Hillmann, dai miti greci alla cultura sapienziale cinese.

Orfani della mitologia antica e del suo senso dello stupore, non abbiamo abbastanza tempo per consolidarne di nuovi e il nostro atteggiamento disilluso e predatorio ci relega in uno spazio desacralizzato, in una relazione dolorosa con la terra, con un Cosmo che non si anima più.

Cascavilla invita a recuperare sensibilità e un rapporto soggettivo con i luoghi, che siano periferie disagiate, metropoli sconfinate o paradisi naturalistici. Tornare a vedere dove ora non vediamo più nulla è possibile.

Tommaso Dal Passo