LIBIA-TURCHIA. Dalla rivalità alla convergenza strategica tra difesa, diplomazia e nuovi equilibri regionali

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Negli ultimi mesi la Libia è tornata al centro di una profonda ridefinizione geopolitica che vede la Turchia consolidare il proprio ruolo come attore chiave sia sul piano militare sia su quello diplomatico. Dopo anni di contrapposizione indiretta tra Ankara e le forze guidate dalla famiglia Haftar, gli sviluppi emersi durante la fiera internazionale della difesa SAHA EXPO 2026 di Istanbul mostrano un cambio di paradigma: la Turchia sta progressivamente costruendo canali di cooperazione con entrambe le sponde del conflitto libico, Tripoli e Bengasi. 

L’approccio turco appare oggi fondato su un principio pragmatico: mantenere l’influenza strategica in Libia senza schierarsi esclusivamente con una sola fazione. Per anni, infatti, Ankara è stata il principale sponsor militare del GNU di Dabaiba, sostenendo le forze occidentali contro l’avanzata dell’Esercito Nazionale Libico di Khalifa Haftar. Tuttavia, la partecipazione del Capo di Stato Maggiore delle forze terrestri e vice-comandante delle LAAF, Saddam Haftar, alla SAHA EXPO 2026 rappresenta un segnale politico di enorme rilievo. SAHA EXPO è considerata una delle più significative fiere di difesa e aerospaziale al mondo, con oltre 1.700 espositori provenienti da più di 120 paesi in uno spazio espositivo di 100.000 metri quadrati, mostrando tecnologie all’avanguardia che spaziano settori terrestri, navali, aerei, spaziali e sistemi senza equipaggio.

L’edizione dell’anno corrente ha puntato ad ospitare 161 delegazioni ufficiali e 442 delegati provenienti da 71 paesi in quattro continenti, insieme a 108 delegazioni commerciali provenienti da 35 paesi. SAHA EXPO 2026 detiene la prestigiosa certificazione UFI, conferita dalla Global Association of the Exhibition Industry.

Saddam Haftar ha infatti preso parte alla fiera della difesa accompagnato da una delegazione del Comando Generale libico, su invito ufficiale della Turchia. Durante la visita, la delegazione ha incontrato il ministro della Difesa turco Yaşar Güler, il capo di Stato Maggiore turco Selçuk Bayraktaroğlu e diversi funzionari militari e della sicurezza. Gli incontri si sono concentrati sul rafforzamento della cooperazione militare e sull’espansione del coordinamento strategico tra le due parti. Parallelamente, Saddam Haftar ha anche visitato numerosi stand dell’industria bellica turca, esaminando sistemi d’arma avanzati e tecnologie aerospaziali.

Uno dei momenti più simbolici della visita è stato l’incontro con Haluk Bayraktar, CEO di Baykar, che ha consegnato a Saddam Haftar un modello del drone da combattimento semi-stealth “Kızılelma” (“Mela Rossa”), destinato a entrare in servizio operativo quest’anno. L’episodio ha immediatamente alimentato speculazioni sull’espansione della cooperazione militare tra Ankara e le forze della Libia orientale, soprattutto dopo le precedenti indiscrezioni sull’acquisizione di droni Bayraktar TB2 e Akıncı. Non di meno, l’apparizione del 6 maggio di un velivolo identificato con il nominativo TB2T1071 nei cieli della Libia orientale ha rafforzato le ipotesi di una crescente cooperazione tra la Turchia e le forze di Haftar. Il drone, associato ai test dei Bayraktar TB2, sarebbe decollato dalla base di Al Khadim, storicamente utilizzata anche da assetti russi. Questo sviluppo indica come la Libia stia diventando uno spazio aperto a una competizione multilivello tra attori internazionali quali Turchia, Russia, Stati Uniti e ora anche Ucraina.

Infatti, secondo diverse fonti locali, Kiev starebbe cercando di entrare nel mercato militare libico attraverso la fornitura di droni, sistemi d’arma e servizi tecnici, tentando di ridurre l’influenza turca soprattutto nella Libia occidentale. Alcune analisi sostengono che il GNU starebbe valutando l’acquisto di droni ucraini, considerati più economici e più precisi rispetto a determinati sistemi turchi. Non di meno, le tensioni sarebbero aumentate proprio dopo che Ankara avrebbe impedito al GNU di Dabaiba di utilizzare droni turchi contro la Forza di Deterrenza durante gli scontri a Tripoli. In risposta, il GNU avrebbe fatto ricorso a droni ucraini negli scontri ad az Zawia, provocando irritazione da parte turca. Per Ankara, l’ingresso di sistemi ucraini nel teatro libico senza coordinamento diretto rappresenta una minaccia ai propri accordi strategici e alla propria influenza nel settore della difesa.

Secondo numerosi esperti di sicurezza, questa visita di Saddam Haftar fa da spartiacque ad un cambiamento sostanziale nella natura delle relazioni libico-turche”, evidenziando come i rapporti stiano ormai entrando in una dimensione strategica più ampia, fondata su interessi condivisi.

Va segnalato, però, che il dato più significativo emerso durante la fiera turca è la contemporanea presenza di rappresentanti delle due amministrazioni rivali libiche. Infatti, alla cerimonia inaugurale ha partecipato anche Abdul Salam al Zubi, viceministro della Difesa del GNU, anch’egli invitato ufficialmente dal ministero della Difesa turco. Ankara ha dunque riunito nella stessa cornice politica e militare figure appartenenti ai due blocchi che per anni si sono affrontati sul terreno. Secondo fonti libiche citate da analisti regionali, il ministro della Difesa turco Yaşar Güler avrebbe favorito un incontro simbolico tra Saddam Haftar e rappresentanti del GNU, mentre il capo dell’intelligence turca İbrahim Kalın avrebbe svolto un’intensa attività diplomatica dietro le quinte, incontrando sia esponenti di Bengasi sia rappresentanti di Tripoli. Questa dinamica conferma come la Turchia stia tentando di trasformarsi da sponsor di parte a mediatore centrale del futuro assetto libico. Un processo che sembra svilupparsi lungo un asse Ankara-Washington-Tripoli-Bengasi, con il coinvolgimento parallelo delle Nazioni Unite.

Tuttavia, la nuova fase delle relazioni turco-libiche si manifesta anche sul piano operativo. Dopo l’esercitazione statunitense “Flintlock 2026” a Sirte, sia le forze della Libia orientale sia quelle occidentali hanno poi preso parte all’esercitazione militare internazionale turca “EFES-2026”, in corso a Smirne. La contemporanea presenza di unità militari appartenenti ai due schieramenti rivali in una stessa esercitazione organizzata dalla Turchia rappresenta un passaggio senza precedenti negli ultimi anni.

In linea generale, l’evoluzione delle relazioni tra Libia e Turchia dimostra come il conflitto libico stia entrando in una nuova fase, meno dominata dalla guerra diretta e sempre più caratterizzata dalla competizione per l’influenza politica, economica e militare. Ankara sembra infatti puntare a mantenere rapporti sia con Tripoli che con Bengasi, proteggendo al contempo i propri interessi energetici e strategici nel Mediterraneo.

Camilla Montanari

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