LIBIA. Tripoli si rivolta a Serraj e al GNA, ma nessuno lo vuole dire

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Mentre aumentano le proteste a Tripoli e soprattutto la repressione delle milizie del GNA, le manifestazioni si stanno anche allargando al resto del paese, come mostrano diversi video di proteste allargate all’est del paese, in particolare a Qubbah, sede del Parlamento e del governo ad interim. Inoltre, viene riportato dai social media libici che i manifestanti a Ubari hanno anche loro raggiunto le proteste della “rivoluzione dei poveri” contro le condizioni di vita. Rimanendo nel sud, i residenti di Taraghin hanno manifestato contro la chiusura dei seggi da parte di gruppi armati presumibilmente delle LAAF di Haftar. Sta di fatto che, in generale e soprattutto vista la situazione a Tripoli, la situazione in Libia rischia di farsi esplosiva e lo scontro andare oltre i due schieramenti allargandosi a movimenti di protesta in tutto il paese e a scontri tribali locali generalizzati.

Ciononostante sono iniziate anche le discussioni riguardo alla copertura e alla questione dell’uso della propaganda riguardo alle manifestazioni. Secondo account locali, la narrativa prevalente in questo momento riporterebbe le proteste a Tripoli, Sebha, az Zawia e in particolare nell’ovest del paese mentre nulla viene riportato sulle proteste a Sirte, Qubbah e est del paese. È pur vero che, come rispondono altri account locali, non si può prima affermare che gran parte della popolazione libica vive a Tripoli e dintorni, sottolineando che è la sede del governo legittimo riconosciuto dalle Nazioni Unite e poi non coprire mediaticamente il fatto che nella capitale vi sia il principale movimento di protesta contro il governo stesso che usa peraltro la forza per reprimere le manifestazioni. Soprattutto, il fatto lampante è che quanto avviene a Tripoli al livello internazionale non viene per nulla ripreso.

Per quanto riguarda invece le manifestazioni a Sirte, un account locale che si definisce anti Haftar, ha riferito che in città lo scontro non è tanto tra LAAF e locali, ma è frutto della storica tensione tra le due tribù dell’area: Qadhadfah in città e i Ferjani, bloccati tra Sirte e Misurata.

Tornando alla gestione politica delle manifestazioni a Tripoli, è altrettanto chiaro che il GNA non ha intenzione di lasciare che le proteste proseguano, se non quelle che gli sono favorevoli. Quindi è iniziata una corsa ad effettuare la repressione migliore. A riguardo il Presidente del Consiglio Presidenziale, Fayez Serraj, ha proseguito la sua politica di pacificazione nei confronti dei manifestanti affermando che saranno messe in sicurezza le manifestazioni di chi manifesta pacificamente con i dovuti permessi. Successivamente, Serraj ha ordinato al Sottosegretario del ministero dell’Interno, Khaled Mazen, di garantire manifestazioni ai lealisti che hanno chiesto “riforme e non dimissioni”. Quindi di fatto, nello stile dei Fratelli Musulmani, sarà autorizzato a manifestare solo chi sosterrà il GNA.

Ciononostante, i social media hanno causato tante rivoluzioni popolari nel corso degli ultimi anni proponendo una visione diversa da quello che viene indicato dall’establishment. Diversi video vengono riproposti negli scenari militari, mentre si riporta un account locale secondo il quale i rapimenti in corso a Tripoli non sono uno scherzo, poiché sono dozzine i giovani e le loro famiglie presi dalle milizie del GNA. Peraltro, per gestire il dissenso in modo più che autoritario, il GNA ha fatto il passo ulteriore. Si apprende in effetti che il gruppo Facebook del “movimento 23 agosto” è gestito ormai dalle milizie del ministero dell’Interno dopo che hanno arrestato gli organizzatori e gestori del sito sulle proteste contro corruzione e mancanza di servizi.

Per far capire l’ordine delle cose, un account locale si è scagliato contro le dichiarazioni del GNA, reo di aver posto il principale corrotto alla lotta alla corruzione, di aver rassicurato per servizi sanitari senza però ospedali e elettricità. Di fatto il GNA viene accusato di essere più triviale e disconnesso dalla realtà di quanto previsto. Un altro account locale ha sottolineato come siano presenti 14 mila mercenari siriani nei campi di Tripoli, ma il ministro dell’Interno del GNA, Fathi Bashagha, proibisce raduni e manifestazioni nella capitale.

Peraltro, che la situazione stia degenerando nella capitale, lo si capisce da alcuni fatti, come ad esempio l’evacuazione della famiglia di Fayez Serraj da Tripoli con un aereo privato in Turchia dopo le proteste di Tripoli. Dal canto suo, Serraj è scappato dalla sua abitazione all’aeroporto Mitiga di Tripoli sotto la protezione delle forze turche. Oltre è andato il ministro Bashagha, che sarebbe scappato in Turchia dopo le continue proteste a Tripoli.

Nel frattempo, anche il sindacato degli avvocati libici ha affermato di raggiungere e supportare le manifestazioni a Tripoli dando tre giorni al GNA per soddisfare richieste. Si è poi svolta una manifestazione degli avvocati di fronte alle Corte di Tripoli chiedendo il rilascio dei detenuti e lotta alla corruzione con gli slogan: “la costituzione è la costituzione” e “la Libia è uno stato di diritto”.

Ciononostante, Serraj è riuscito a buttare ulteriore benzina sul fuoco senza che nessuno si stupisse o indignasse delle sue dichiarazioni. In effetti, il presidente del Consiglio Presidenziale ha incontrato i leader militari e della sicurezza, tranne Bashagha che è scappato in Turchia, per discutere delle rivolte a Tripoli e comprenderne le dimensioni. Alla fine dell’incontro Serraj ha emesso la decisione di reprimere le manifestazioni dei giovani con la forza adducendo la necessità di lotta al coronavirus imponendo coprifuoco completo così che ogni persona per strada sarà sottoposta alla legge. Peraltro, un account locale ha riferito che Serraj avrebbe detto ai leader delle milizie e dei servizi di sicurezza: “siamo tutti sulla stessa barca, o si fugge insieme o si affoga insieme”.

Secondo degli account locali potrebbe avvicinarsi la fine dell’esperienza governativa derivata dall’accordo di Skhirat, in particolare con la fine del Consiglio presidenziale. Allora, quando Serraj cadrà, tutto attorno a lui collasserà e verrà persa l’autorità legittima di Tripoli, il mondo allora riconoscerà la necessità di disarmare le milizie, con il consenso o la forza.

Redazione