LIBIA. Takala nuovo presidente del Consiglio di Stato, elezioni più lontane

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Con l’avvicinarsi della metà dell’estate la scena politica libica inizia a scaldarsi come ogni anno. Continuano le esazioni delle forze di sicurezza nei confronti di civili, attivisti e prosegue il caos soprattutto nella regione occidentale del paese. Il GNU effettua nuove scelte scellerate: si è svolto l’ennesimo colpo di scena istituzionale che scrive un nuovo atto nella pièce teatrale, tra la commedia e la tragedia, che contraddistingue la politica libica degli ultimi dieci anni o quasi.

Parliamo della cosiddetta “elezione” di Muhammad Takala a nuovo presidente del Consiglio di Stato che di fatto mette insieme tutti gli ingredienti della cucina tradizionale della politica libica, dal finto rapporto con il Parlamento ai delicatissimi equilibri interni all’ovest del paese, passando per la supremazia delle milizie e dei Fratelli Musulmani sul governo (di Tripoli) e la relazione di interessi che esiste ormai tra la famiglia Dabaiba e quella Haftar.

Soprattutto, il nuovo scenario interno al Consiglio di Stato tende a confermare due criticità che vedono sconfitto soprattutto il popolo libico che subisce il continuo deterioramento delle condizioni di vita a fronte di spese folli, corruzione e malversazione da parte dei governanti.

Queste criticità sono da una parte il fatto che la politica libica non voglia portare realmente il paese ad elezioni e tutti i suoi attori (dal Parlamento al Consiglio di Stato passando per il GNU di Dabaiba, il GNS di Hammad e le LAAF di Haftar) stanno lavorando in tal senso. Dall’altra parte, se si blocca il meccanismo con un attore che salta o semplicemente se ad un certo punto il cerino in mano ad uno di esso si esaurisce, si rischia il ritorno allo scontro.

Presumibilmente, nell’ovest del paese, il passaggio definitivo di controllo politico passerà per uno scontro tra le milizie affiliate al GNU e le milizie di tutti gli scontenti della regione (e il GNU ne ha ingrossato le fila). Se il governo Dabaiba gode del supporto politico e militare turco per vincere a Tripoli e dintorni, il controllo territoriale del governo continua però a limitarsi a zone di Tripoli, di az Zawia e di Misurata collegate dalla strada costiera (non sempre controllata) ed alcune zone interne. Il caso di Ghadames ne è l’esempio, con il GNU che si è dovuto recare in aereo alla città di confine dopo aver pubblicizzato che vi sarebbe andato via terra, ma di fondo non ha ricevuto autorizzazione dalle milizie locali. La politica gioca quindi a mantenere la sua poltrona, finché i libici continueranno a permetterglielo.

La sessione elettorale per l’elezione del presidente del Consiglio di Stato, alla fine, ha registrato 130 voti data l’assenza di sette componenti su un totale di 137. Il primo round di voto nel Consiglio di Stato si è concluso con un nulla di fatto poiché nessun candidato ha ricevuto i 66 voti richiesti. Si preparava quindi il secondo turno tra al Mashri (49 voti) e Takala (39). Al secondo turno Mohammad Takala è stato eletto presidente del Consiglio di Stato, con 67 voti, contro i 62 di al Mashri. Successivamente è stato eletto come primo vicepresidente del Consiglio di Stato Masoud Abid, dopo aver ottenuto 64 voti, contro i 58 del suo concorrente Naji al Mukhtar e la carica di secondo vice presidente del Consiglio di Stato è stata assegnata ad Omar al Obaidi, dopo aver ottenuto 86 voti al secondo turno.

Il primo ministro GNU Dabaiba è stato il primo ad esprimere le sue congratulazioni per l’elezione di Takala come presidente del Consiglio di Stato, sottolineando l’importanza del ruolo del Consiglio nella conduzione delle elezioni. D’altronde, Dabaiba ha lavorato per escludere al Mashri dalla presidenza del Consiglio di Stato e il prossimo sulla lista sembra essere Aguila Saleh, a tal riguardo, un account locale ha riferito che il riavvicinamento tra Dabaiba e Belqasim Haftar inizia con il rovesciamento di al Mashri e proseguirà con quello di Saleh che sarà rimpiazzato da Misbah Duma. Poi si parlerà di unificazione del governo con scambio di ministeri tra le due famiglie. L’eliminazione di al Mashri mette in posizione difficile Saleh che dovrà fare compromessi per rimanere in sella o subire la stessa fine.

Secondo quanto riferito dalla social sfera, il neo presidente Takala starebbe lavorando per convincere le parti libiche che non è il fantoccio di Dabaiba e il primo banco di prova saranno le sue azioni sul comitato 6+6. Dall’altra parte, secondo alcuni, i possibili obiettivi di Takala potrebbero essere di congelare il comitato 6+6, spingere per una costituzione per le elezioni e supportare la condivisione del potere tra LAAF e GNU.

Soprattutto però si apre una nuova pagina della politica libica, soprattutto perché il premier Dabaiba è riuscito così a far saltare un nuovo blocco al suo controllo sulla politica libica, mentre continua a controllare solo parti minime del territorio dell’ovest della Libia. Però ora che al Mashri è fuori dai giochi, l’abilità di Dabaiba di influenzare la traccia tra Parlamento e Consiglio di Stato è aumentata, così come la possibilità di creare un nuovo governo con la controparte della famiglia Haftar e gestirsi insieme il paese.

Secondo la stampa locale però, l’elezione di Takala apre la strada all’espansione politica di Dabaiba e probabilmente anche Saleh verrà cacciato dopo che le intese con al Mashri sono svanite ed i colloqui tra Haftar e Dabaiba riprenderanno.

L’elezione di Takala al suo posto è una grande sconfitta proprio per az Zawia perché il blocco di sicurezza, militare, politico e sociale della città rischia di essere tagliato fuori alle autorità legislative e governative. Secondo alcuni, az Zawia è una città ribelle da sempre e il GNU cerca di eliminarne le voci di opposizione preparandosi a impedire raduni.

Secondo un account locale, il rovesciamento di al Mashri è una perdita per l’Egitto che sostiene la road map in Libia. Secondo la giornalista Hoda al Sarari, gli italiani hanno rovesciato il presidente del Consiglio di Stato al Mashri. Il fatto certo è che ora le elezioni in Libia sembrano proprio molto lontane.

Eric Molle

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