Libia. Le speranze di Sirte

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LIBIA – Tripoli 24/7/13. Sirte è uno dei porti più piccoli della Libia ma ha grandi sogni. Il suo obiettivo non è solo quello di diventare il più grande porto del Paese, ma uno dei più grande del Mediterraneo, puntando ad un 21 per cento del traffico complessivo.

Che la Libia sarà un grande importatore di beni per molti anni a venire è certo, e Sirte, devastata durante la rivoluzione, sarà un importante destinazione per materiali da costruzione, afferma il quotidiano Libya Herald. Il sogno di Sirte è di diventare la porta di accesso dell’Africa per i container destinati in tutto il continente. Fino a quando Gheddafi non decise che la sua città dovesse avere un grande porto, non c’erano strutture significative.

Non c’era mai stato alcun porto neanche nell’antichità, con i fenici e i greci o i romani, perché le correnti lo rendevano un luogo pericoloso per l’attracco. I lavori per nuove strutture portuali iniziarono nel 1998, dice il quotidiano, principalmente per il traffico commerciale, poi fi swviluppato quello turistico. C’era addirittura anche un terminale passeggeri e anche uno per le crociere. Entro il 2004, il 30 per cento dei contratti era stato firmato, mentre l’avvio della costruzione era stata prevista nel 2007. Il regime, però, cambia idea e il progetto veien messo in freezer.

Una follia, dicono gli operatori commerciali del porto e della città: c’erano già le strutture secondarie, il Palazzo dei Congressi e altri grandi edifici spettacolari voluti da Gheddafi voleva. Tutto viene abbandonato, fino all’arrivo dei rivoluzionari da Bengasi. In questi anni la corruzione la fa da padrona: nel 2008, ad esempio, Wikileaks ha pubblicato un rapporto sui mancati introiti di Bechtel.

che perde un contratto da 1 miliardo di dollari a causa di beghe del regime. Oggi il porto è completo all’85 per cento e avrebbe bisogno di un anno e mezzo al massimo per essere competitivo. Tutti gli arrivi provenivano dalla Turchia. Le autorità portuali prevedono di accogliere navi da Malta e Spagna, oltre che dalla Turchia. Le ambizioni di Sirte vanno anche allo stoccaggio commerciale, forse attraverso la nuova Libya Ports Company, compagnia che anche il governo vuole resti privata. A sirte non è presente la società statale di stoccaggio merci e questo potrebbe facilitare la presenza di un operatore privato. 

Un’altro progetto è fare di Sirte un porto franco per competere con Misurata per creare posti di lavoro e nuove fonti di reddito. Attualmente ci sono solo 35 persone che lavorano nel portori Sirte, perché non vi è più alcuna possibilità di espansione a Tripoli o Bengasi, ormai congestionati. Le difficoltà di fare del porto di Sirte, l’hub per il centro Africa sono però molteplici; anche se esistono le linee ferroviarie verso il Ciad e il Niger, cioè paesi ai confini meridionali della Libia, la gran parte delle imprese in questi paesi non sono nel nord arido, ma nel tropicale sud, a soli 1000 km dall’Atlantico, contro quasi i 3.000 chilometri da Sirte.