LIBIA. Scontro per i vertici dell’intelligence: la nomina di “Meliqta” apre una nuova crisi istituzionale

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La recente disputa sulle nuove nomine a capo del Servizio di Intelligence Generale libico si è rapidamente trasformata in uno dei più significativi fronti dello scontro istituzionale libico, esacerbando le profonde fratture tra il Consiglio Presidenziale, il Parlamento, il GNU di Dabaiba e gli apparati di sicurezza del Paese.

Al centro della crisi vi è la sostituzione del capo del Servizio di Intelligence Generale. Il Consiglio Presidenziale, con a capo Muhammad al Manfi, come riportato da numerose fonti locali, sembra avesse predisposto già da tempo un decreto per rimuovere Hussein al Aib dall’incarico di direttore dei servizi segreti, designando Abdul Majid Ibrahim Abdul Karim, noto Meliqta, come nuovo capo dell’agenzia. Seppur Al Manfi ha dichiarato di essere in attesa della presa di posizione del vicepresidente del Consiglio Presidenziale per il Fezzan, Moussa al Koni, solo pochi giorni dopo ha comunque formalizzato la ristrutturazione dei vertici dell’intelligence attraverso le Risoluzioni n. 9 e n. 10 del 2026, nominando Meliqta direttore del Servizio di Intelligence libico e Abdelshafi al Juwaifi, noto come “Bouzlaa”, vicedirettore dell’agenzia. Particolare anche la figura di quest’ultimo, che negli ultimi quattro anni ha ricoperto numerosi incarichi governativi. Prima Ministro dello Sport nel GNU, e poi Ministro degli Enti Locali, a seguito della nuova nomina ai servizi segreti, ha lasciato quest’ultimo incarico, passato a Mohamed Ben Ghalbon.

Le nomine hanno provocato un’immediata e dura reazione del Parlamento, con il suo Presidente, Aguila Saleh, che ha inviato una comunicazione urgente ai direttori delle agenzie di intelligence dei Paesi “amici e fratelli”, informandoli che in Libia erano in corso sviluppi legali e istituzionali riguardanti le istituzioni sovrane dello Stato. Saleh ha tenuto a richiamare la Legge n. 8 del 2023, approvata dal Parlamento, che modifica la normativa sui servizi segreti e stabilisce che la nomina o la revoca del direttore dell’intelligence acquistano efficacia soltanto dopo l’approvazione parlamentare in una seduta con un quorum minimo di 120 deputati.

La crisi ha evidenziato profonde divisioni anche all’interno dello stesso Consiglio Presidenziale. Moussa al Koni ha preso pubblicamente le distanze dalla decisione di Al Manfi, sostenendo che tale scelta non poggia sulle basi giuridiche che regolano il funzionamento del Consiglio e che non è stata adottata secondo il principio della collegialità previsto dagli accordi politici. Anche il Blocco Riformista del Parlamento ha contestato la procedura seguita dal Consiglio Presidenziale, affermando di aver appreso delle nomine esclusivamente attraverso i mezzi di informazione. Non sono mancate neppure le reazioni da parte degli ufficiali e del personale del Servizio di Intelligence che hanno diffuso una dichiarazione congiunta in cui hanno definito illegittime le decisioni adottate da Al Manfi, evidenziando come esse siano state assunte in violazione della legislazione vigente e senza il consenso di Moussa al Koni.

Nel frattempo, si sono registrate proteste popolari, in particolare ad az Zawia, dove manifestanti hanno contestato la rimozione di Hussein al Aib. Anche diverse realtà tribali sono intervenute nel dibattito: dopo la dichiarazione delle tribù di Zintan a sostegno di Hussein al Aib, le tribù al Sayyan hanno diffuso un proprio comunicato ribadendo la solidarietà nei confronti dell’ex direttore e chiedendone il mantenimento alla guida del Servizio di Intelligence.

Non solo, si parla anche di accuse di corruzione: come sostenuto da molti parlamentari, alcuni membri del Consiglio Presidenziale avrebbero ricevuto milioni di euro per approvare la nomina di Meliqta, sfruttando l’assenza di Moussa al Koni e inserendo il suo nome nella decisione senza il suo consenso. Inoltre, sostengono che Meliqta rappresenterebbe uno dei principali sostenitori della normalizzazione dei rapporti con Israele, insieme all’ex ministra degli Esteri del GNU Najla el Mangoush, circostanza che potrebbe alimentare ulteriormente le tensioni politiche.

Tuttavia, il GNU di Dabaiba ha immediatamente sostenuto le nuove nomine e proprio il giorno successivo alla designazione di Meliqta, Dabaiba lo ha ricevuto presso il Ministero della Difesa, riconoscendolo di fatto come nuovo direttore dell’intelligence. Anche il Presidente del Consiglio di Stato, Muhammad Takala, lo ha incontrato. Parallelamente, il Ministero degli Affari Esteri del GNU ha trasmesso una circolare a tutte le ambasciate, missioni diplomatiche e consolati libici all’estero, riconoscendo ufficialmente Meliqta quale capo del Servizio di Intelligence e autorizzandolo a gestire tutte le comunicazioni e la corrispondenza internazionale dell’agenzia. La circolare richiama le decisioni del Consiglio Presidenziale relative alla revoca di Hussein al Aib e alla contestuale nomina del nuovo direttore.

Le conseguenze della crisi si sono immediatamente riflesse anche sul piano della sicurezza. Secondo fonti locali, la Forza di Deterrenza (Rada) avrebbe vietato l’accesso di qualsiasi veicolo militare al Settimo Distretto di Tripoli, dove si trova il quartier generale del Servizio di Intelligence Generale, minacciando di colpire eventuali mezzi armati appartenenti alle forze fedeli al nuovo direttore. Altre fonti hanno riferito che gli archivi del Dipartimento di Sicurezza della Regione Occidentale del Servizio di Intelligence sarebbero stati completamente trasferiti in un quartier generale della sicurezza situato in Al Kamalyat Street, nei pressi di un campo controllato proprio dalla Forza di Deterrenza. 

Il trasferimento sarebbe stato accompagnato dal dispiegamento di numerose pattuglie appartenenti alla scorta personale di Hussein al Aib, in un contesto caratterizzato da una rapida evoluzione della situazione di sicurezza nella capitale. Seppur la nomina di Meliqta costituisce una significativa vittoria politica per Dabaiba, la sua effettiva capacità di esercitare il controllo sull’agenzia rimane fortemente incerta: la mobilitazione delle Forze di Deterrenza costituirebbe un chiaro segnale delle difficoltà che il nuovo direttore dovrà affrontare. Hussein al Aib, infatti, mantiene rapporti consolidati con la Forza Rada, con il clan Bouzeriba di az Zawia, con il generale Khalifa Haftar a Bengasi e con lo stesso Aguila Saleh. Per tale ragione, pur non essendo scontato un suo ritorno alla guida dell’agenzia, anche la permanenza di Meliqta appare tutt’altro che garantita.

Camilla Montanari

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