LIBIA. Progetti per la riduzione del gas flaring

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Al vertice sul clima COP 28 di Dubai ha partecipato la National Oil Corporation (NOC) libica, il cui presidente del consiglio di amministrazione Farhat bin Qadara ha espresso chiaramente la sua intenzione di decarbonizzare le attività del settore energetico. Sottolineando la riduzione del gas flaring (combustione di gas), il Paese mira a raggiungere l’obiettivo di zero emissioni nette entro il 2030, spiegando che aspirano a ridurre la combustione di gas associati al processo di produzione del petrolio dell’83%, sostenuto anche da diverse iniziative guidate dai principali operatori in Libia, Creando percorsi economici per la monetizzazione del gas, in particolare per i campi marginali in cui il gas flaring è una pratica comune, i produttori possono ottenere più valore dalle loro risorse, eliminando al contempo una significativa fonte di emissioni di gas serra. 

Grazie anche al monitoraggio effettuato da Energy Capital & Power, è possibile analizzare cinque progetti di riduzione del gas flaring degni di nota da tenere d’occhio in Libia per il prossimo futuro. È necessario però spiegare di cosa si tratta tecnicamente quando ci si riferisce al gas flaring. Il gas flaring è una pratica dell’industria petrolifera e consiste nella combustione dispendiosa del gas, ovvero bruciare il gas naturale che si sprigiona spontaneamente nella fase di estrazione del greggio. Questa è una delle principali fonti di emissioni di CO2 ed è dannosa per la salute. 

Il primo progetto riguarda Akakus Oil Operations che sta conducendo un’iniziativa per utilizzare il gas di torcia dal suo blocco NC-186 e dirigerlo al campo El Feel per generare elettricità. Situato nel bacino di Murzuq, il campo ha dovuto affrontare interruzioni di corrente e arresti intermittenti a causa di problemi di fornitura. Sostituendo il petrolio greggio come fonte di combustibile, il progetto mira a sfruttare circa 170mila metri cubi di gas, con un beneficio economico annuo previsto di 20,8 milioni di dollari. Con il completamento previsto entro il secondo trimestre del 2024, l’iniziativa non solo affronta le attuali sfide energetiche della Libia, ma si allinea anche con le pratiche energetiche sostenibili.

Mellitah Oil & Gas, una joint venture tra NOC ed Eni, è impegnata a ridurre le emissioni di gas in torcia nel suo giacimento onshore di Abu Attifel. Con emissioni giornaliere stimate di 375mila metri cubi, l’iniziativa prevede il reindirizzamento del gas associato verso una raffineria in loco per la lavorazione e l’uso economico. Si prevede che questa mossa strategica produrrà un valore economico annuo di 45 milioni di dollari, con il completamento previsto anche per il secondo trimestre del 2024.

La Arabian Gulf Oil Company ha riattivato un pozzo dormiente nel giacimento di Messlah dopo 22 anni. Nel tentativo di ridurre le emissioni di carbonio e fermare il gas flaring, la società mira a reindirizzare il gas verso il “Grande Fiume artificiale” (l’acquedotto) della Libia per la produzione di elettricità, e ha già completato il 95% del progetto. L’acquedotto, il più grande progetto di irrigazione del mondo, utilizza una rete di tubi per fornire acqua dolce dal sistema acquifero di arenaria nubiana in tutta la Libia. Per raggiungere questo obiettivo, sono necessari 5,4 milioni di dollari per il completamento del progetto e i pagamenti degli appaltatori, con una riduzione giornaliera prevista di 765mila metri cubi di gas flaring.

La Waha Oil Company (WOC) è attivamente coinvolta in un’iniziativa di raccolta del gas nel giacimento onshore di al Samah, con l’obiettivo di ridurre le emissioni giornaliere di gas di 127mila metri cubi. Il progetto è posizionato strategicamente e stabilisce un collegamento attraverso una rete di gasdotti al campo Waha, che è l’asset più produttivo dell’operatore. WOC prevede di sfruttare il gas associato proveniente da diversi giacimenti, con l’obiettivo della lavorazione sia per uso interno che per l’esportazione. Attualmente in fase di ingegneria, il completamento del progetto è previsto nel quarto trimestre del 2025.

La Mabruk Oil Company, una joint venture tra NOC e TotalEnergies, sta affrontando attivamente i problemi del gas flaring nel giacimento offshore di al Jurf. L’obiettivo principale dell’azienda è ridurre il rilascio di 1,42 milioni di metri cubi di gas su base giornaliera. Sono allo studio diverse possibilità di utilizzo, tra cui l’iniezione nei giacimenti, la trasformazione in forma liquida o l’esportazione attraverso strutture marittime a Mellitah Oil & Gas, a Zuwara. L’esecuzione del progetto è prevista per il 2028.

Va considerato, infine, che la Libia sta almeno sulla carta cercando di diversificare le sue entrate, visto che quelle petrolifere rappresentano la quasi totalità, e la produzione di energia, con una strategia appena lanciata dal premier Dabaiba del GNU, il governo riconosciuto dalla comunità internazionale, ossia la Strategia Nazionale per le Energie Rinnovabili e l’Efficienza Energetica fino al 2035. In questa direzione, va l’organizzazione di un importante evento. Il Libya Energy & Economic Summit (LEES), che si svolgerà il 13 e 14 gennaio 2024 a Tripoli, ospiterà tavole rotonde e presentazioni incentrate sulla promozione di nuove attività di esplorazione e utilizzo del gas. Ancorata al tema “Una Nuova Libia: Costruita sull’Energia”, la seconda edizione del summit unisce aziende energetiche, fornitori di capitale e tecnologia e investitori globali. 

Paolo Romano

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