
Le Nazioni Unite hanno recentemente pubblicato un rapporto che evidenzia l’interconnessione tra il contrabbando di carburante in Libia, le milizie, il potere politico e il contesto internazionale. Secondo il gruppo di esperti ONU, il contrabbando di carburante dalla Libia ha portato ad un significativo aumento dei profitti per i gruppi armati. L’infiltrazione di gruppi armati nelle istituzioni pubbliche libiche ha avuto ripercussioni anche sulla National Oil Corporation (NOC).
Persone affiliate a questi gruppi sono state nominate in posizioni di leadership all’interno dei dipartimenti delle corporazioni le cui strutture organizzative sono ristrutturate per limitare il funzionamento dei controlli e degli equilibri interni. Gli esperti hanno preso come esempio la formazione di un nuovo ufficio strategico situato fuori sede, ora responsabile della gestione degli accordi di servizio con società private. Tra questi accordi spicca quello con Arkeno Oil Company, la prima compagnia petrolifera privata in Libia, fondata a Bengasi all’inizio del 2023. Ha stipulato diversi accordi di servizio con la NOC, approvati dal Governo di Unità Nazionale (GNU), in relazione al giacimento petrolifero di Mesla e Sarir. Grazie a questi accordi, come riportato sempre dagli esperti ONU, tra maggio e settembre 2024, (lasso temporale in cui per un periodo si è assistito anche al blocco petrolifero) la compagnia ha esportato 6 milioni di barili di petrolio greggio a un prezzo medio di 77 dollari al barile, per un valore totale di 463 milioni di dollari. Hanno dunque così potuto accertare che la Arkeno è indirettamente sotto il controllo della famiglia Haftar, che proprio durante il blocco petrolifero si è ulteriormente arricchita aggirandolo. La National Oil Corporation (NOC) è l’unico ente autorizzato all’importazione di prodotti raffinati in Libia, con (ad oggi) il 70% del diesel consumato nel paese che proviene dall’estero.
Fino al 2021, la Banca Centrale della Libia (BCL) destinava un budget specifico per le importazioni di carburante, somme che venivano successivamente trasferite dalla Banca al Ministero delle Finanze per la NOC. Da quel momento, la NOC ha adottato una procedura di compensazione, utilizzando il petrolio greggio per ottenere carburante ogni qual volta la BCL si trovava in difficoltà finanziarie, una pratica in uso dal 2012. Nel 2022, il budget assegnato dalla Banca ha continuato a contrarsi, facendo sì che la compensazione diventasse l’unico metodo per l’importazione di carburante in Libia. Mentre i ricavi del petrolio greggio continuano a pervenire alla Banca, questi sono stati ridotti della quota necessaria per le importazioni di carburante. Una volta giunto in Libia, il gasolio veniva venduto a Brega (una filiale della NOC) a un prezzo di 0,03 dollari al litro, la stessa che poi consegnava il carburante ai principali consumatori di energia, come la General Electricity Company della Libia e altre aziende distributrici, mantenendo delle reti di stazioni di servizio, dove il carburante veniva poi venduto al pubblico a tariffe fortemente scontate, circa 0,10 dollari al litro.
Tuttavia, il contrabbando, incentivato dai sussidi, generava circa 1 dollaro al litro nel mercato nero. Le autorità, inclusi il Ministero del Petrolio e del Gas, la NOC e Brega, hanno indicato le aziende di distribuzione come principali responsabili del dirottamento del carburante al contrabbando, mentre il Ministero degli Interni è stato identificato come l’ente preposto ad intervenire. Comunque, gli esperti delle Nazioni Unite hanno evidenziato che le aziende di distribuzione non sono state le vere colpevoli dell’aumento del contrabbando, poiché non riuscivano a ricevere quantità sufficienti di carburante per soddisfare la domanda della popolazione libica. È emerso anche che il consumo annuale di gasolio è aumentato drasticamente del 66,3% tra il 2021 e il 2022, considerando l’incremento medio del 3,6% annuo dal 2018 al 2021, stabilizzandosi su quei livelli, portando all’identificazione dell’uso eccessivo di gasolio da parte della General Electricity Company per la produzione di energia elettrica come una delle principali fonti di approvvigionamento per il contrabbando di carburante. Proprio negli ultimi anni, anche se la General Electric Company ha registrato un incremento significativo nella richiesta di prodotti petroliferi, è stato dimostrato che per il suo funzionamento abituale, l’azienda non necessita di ingenti quantità di gasolio.
La produzione di energia è stata tradizionalmente sostenuta da centrali elettriche che utilizzano principalmente gas naturale, il quale offre un’efficienza superiore, ma anche petrolio greggio e prodotti raffinati meno efficienti, come l’olio combustibile pesante, utilizzato in caso di necessità. Va segnalato però che tra il 2022 e il 2023, il budget dell’azienda per l’acquisto di petrolio è cresciuto di 5 miliardi di dollari, attestandosi 8,7 miliardi: un incremento ottenuto grazie all’acquisto di gasolio (3,5 miliardi di dollari) e gas naturale (4,1 miliardi di dollari), che insieme hanno rappresentato oltre l’87% del budget totale della società per i prodotti petroliferi nel 2023. Nonostante ciò, la produzione di elettricità non ha mostrato un corrispondente aumento. Nel 2023, il budget per l’importazione di gasolio ammontava a 3,5 miliardi di dollari e l’azienda ha ricevuto 2,9 milioni di tonnellate di gasolio. Secondo quanto riportato dalla NOC, il costo medio del gasolio importato nel 2023 era di poco più di 900 mila dollari a tonnellata, il che suggerisce che l’azienda ha ricevuto carburante del valore di soli 2,6 miliardi di dollari, lasciando un potenziale divario di 900 milioni di dollari rispetto al budget previsto. La società non disponeva della capacità di stoccaggio necessaria per gestire la quantità di carburante ricevuta nel 2023. Nel 2024, la General Electric Company ha chiesto a Brega di deviare diverse navi cariche di gasolio dalle sue centrali elettriche occidentali verso la centrale elettrica di Bengasi, che in realtà non utilizza gasolio come fonte di energia. Tali richieste hanno aumentato quindi il rischio di un possibile dirottamento di una parte sostanziale del gasolio ricevuto dall’azienda.
In relazione, invece, al contrabbando di carburante segnalato dal vecchio porto di Bengasi, gli esperti delle Nazioni Unite hanno osservato un incremento significativo delle attività illecite. Sono state documentate 137 visite di imbarcazioni dedite al contrabbando. Tra marzo 2022 e settembre 2024, 48 di queste imbarcazioni hanno effettuato oltre 185 transazioni a Bengasi, con alcuni di essi che vi sono tornati fino a 15 volte. La portata media delle navi coinvolte è aumentata considerevolmente, passando da 5.700 a 9.970 tonnellate. Alcune imbarcazioni sono rimaste irrintracciabili per settimane, tornando a Bengasi per rifornirsi ripetutamente. I trasferimenti da nave a nave avvenivano spesso senza l’uso di sistemi di identificazione automatica, un fatto molto insolito per operazioni legittime, il che suggerisce che entrambi i gruppi coinvolti, fornitori e riceventi, fossero consapevoli dell’illecita origine del carico. Il volume stimato di gasolio trasportato dalle navi coinvolte ammonta a circa 1,125 milioni di tonnellate.
Gli esperti delle Nazioni Unite hanno riferito che tra le navi più attive in questo traffico vi è la MT Mardi, con il coinvolgimento di altre 12 imbarcazioni: a capo di questa rete è stato identificato un cittadino greco-turco, Aleksandros Cenevezoz. Gli esperti, inoltre, hanno constatato che i leader di questa organizzazione clandestina sono legati a figure di spicco di gruppi armati in Libia, i quali hanno facilitato l’esportazione illecita di 450 mila tonnellate di gasolio dai territori sotto il loro controllo di Bengasi e az Zawia verso mercati esteri attraverso Cenevezoz. Alcune di queste esportazioni illegali sono state realizzate tramite gare d’appalto internazionali e documentazione fraudolenta. La scarsa comprensione dei processi legittimi di esportazione di carburante dalla Libia da parte degli attori del settore ha contribuito a creare un ambiente favorevole per il contrabbando.
Camilla Montanari
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