LIBIA. Mercato nero di organi a Derna

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In seguito alla catastrofe umanitaria che ha colpito la città libica di Derna, sulla costa orientale, lo scorso 10 settembre, con il passaggio della tempesta “Daniel” e le conseguenti alluvioni e la rotture di due dighe a monte della città che l’hanno completamente inondata d’acqua provocando migliaia di vittime, si è venuti a conoscenza di un fenomeno molto allarmante: il traffico d’organi umani. Al centro dell’attività di assistenza e supporto di numerose autorità di sicurezza e gruppi armati, una serie d’indiscrezioni giornalistiche hanno fatto sorgere alcuni dubbi riguardanti il ‘’mercato rosso’’ degli organi. A rendere la vicenda ancora più macabra e preoccupante, le vittime di questi trapianti illegali sarebbero i bambini deceduti che riportavano la presenza di tagli inusuali, in alcune zone del corpo, sui loro cadaveri, lasciando quindi ipotizzare la presenza di soggetti interessati alla vendita di organi.

In Libia, l’allarme dell’Umem (Unione Medica Euro Mediterranea) e dell’Amsi (Associazione medici stranieri in Italia) è stato lanciato direttamente dal loro presidente il prof. Foad Aodi, che è anche membro della commissione Salute globale Fnomceo. Denunciano il mercato nero dei trapianti di organi dai bambini minorenni ed orfani. Infatti subito dopo la devastazione causata dalle inondazioni, come se non bastasse la situazione a Derna che non accennava a migliorare, sarebbe “nato” la nascita del mercato nero dei trapianti, con oltre 100 mila bambini a rischio. I medici si sono impegnati a denunciare il fenomeno ogni volta che hanno intravisto dei tagli recenti sui corpi, ma la situazione era difficile e si stava facendo ancora troppo poco per arginare il fenomeno.

Un nuovo fenomeno interessava la zona, particolarmente i bambini; diverse organizzazioni di stampo mafioso presenti a Derna sarebbero implicate nel traffico illegale, secondo Aodi, che ha mostrato come alcuni cadaveri presentassero delle ferite nella regione renale – tagli orizzontali nella zona dei reni – allo sterno e agli occhi, non riconducibili alle conseguenze dell’alluvione, e che gli stessi familiari hanno denunciato gli episodi, facendo presente che i figli presentavano ferite inedite. Proseguendo Aodi ha osservato che erano una cinquantina i casi di prelevamento degli organi dai cadaveri accertati.

Come detto il numero potenziale delle persone a rischio era elevatissimo, soprattutto perché molti erano i bambini soli avendo perso tutti i familiari. Le organizzazioni criminali ne hanno tratto beneficio dalla situazione, avvantaggiandosi del clima e approfittando dell’atmosfera caotica che regnava a Derna. Infatti, proprio per tutelare questi bambini Aodi ha lanciato subito una denuncia secondo cui era in corso una compravendita illecita per la vendita di organi di bambini. 

Tuttavia, il capo dell’Organizzazione nazionale per il sostegno alla donazione di organi in Libia, Mahmoud Abu Dabus, ha smentito quanto circolato in diversi media, sull’emergere di una mafia e di un mercato nero per il traffico e commercio di organi nella città di Derna, definendo la notizia completamente infondata. Il cosiddetto ‘’mercato rosso’’, però, non è una novità in Nord Africa, dove il business si aggiunge e si incastra perfettamente ad altre attività illecite che animano il territorio. Numerosi bambini e giovani delle tratte migratorie sono nel mirino di trafficanti anche in relazione a queste pratiche. 

Lo stesso Abu Dabus ha dichiarato di aver contattato il dottor Faraj Ahtyush, capo dell’Autorità generale nazionale per i trapianti di organi, tessuti, cellule e comunicazione, oltre alle autorità locali della Libia orientale e ai funzionari interessati alla questione, i quali hanno confermato che non si trattava altro che di voci malevole nei confronti della municipalità di Derna. 

In conclusione, la situazione attualmente sembra essere “rientrata”, poiché non si è venuti a conoscenza di nuovi casi o notizie sul fenomeno nei media locali o internazionali e nemmeno nella social sfera libica, visto che comunque poi sul territorio erano arrivate tutte le squadre di soccorso e recupero internazionali in aiuto a quelle locali.

Paolo Romano

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