Rischio ISIS per la Libia

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ITALIA – Roma 07/09/2014. La frantumazione della Libia è senza dubbio dovuta in gran parte alla lotta tra attori interni per il controllo politico, ma non deve essere dimenticato il ruolo di una serie di attori internazionali, statali e non statali.

È fuorviante caratterizzare ciò che avviene in Libia come una guerra per procura perché gli attori nazionali non sono semplicemente burattini nelle mani di forze esterne: molti gruppi libici combattono l’uno contro l’altro hanno legami transfrontalieri e ognuno ha una sua agenda politica per l’indipendenza. Inoltre, poiché la situazione sembra stallarsi, o almeno configurassi in una vittoria di misura per l’alleanza di guidata dalle forze di Misurata, i suoi antagonisti (le forze anti-islamiche alleate con la Camera dei Rappresentanti, Mahmoud Jibril dell’Unione delle forze nazionali, il generale Khalifa Haftar, le milizie di Zintan e così via) potrebbero tentare una controffensiva, che probabilmente porterebbe ad una escalation del conflitto. I legami esterni sono difficili da trovare, non essendoci forti legami tra attori nazionali e esterni, esistono “affinità naturali” che porterebbero all’individuazione degli appoggi esterni. Le milizie di Misurata, ad esempio, sembra ricevano sostegno dal Qatar, che è stato uno dei primi player stranieri ad immischiarsi negli affari libici all’indomani della rivoluzione. Alla fine del 2011, il Qatar annunciò che Qatar Petroleum (Qp) aveva stipulato accordi commerciali con la controllata Noc Agoco. Agoco e Noc, successivamente, smentirono, ma, tuttavia, il Qatar è da tempo “famoso” per essere un sostenitore delle cause islamiste riconducibili o vicine ai Fratelli Musulmani. I misuratini, se possiamo chiamameli così, hanno un forte ceppo islamista: ne fanno parte non solo il Partito Giustizia e Costruzione, braccio politico dei Fratelli Musulmani in Libia, ma anche il candidato alla premiership, Abdullah al-Thinni. D’altra parte, sembra che Haftar e l’Unione delle forze nazionali, nonché le milizie di Zintan e affini ricevano aiuto da Emirati Arabi, Egitto e Arabia Saudita: tre paesi contrari a qualsiasi mossa islamista nel Mena, anche se per ragioni diverse. Gli Emirati Arabi Uniti vogliono tenersi sotto controllo a causa dell’implicita minaccia politica che simili forze lanciano alle monarchie; l’Egitto, paese natale della Fratellanza, ha vissuto anni drammatici nella sua storia recente per la politica islamisti; l’Arabia Saudita ne diffida sia perché è una monarchia sia perché gli islamisti si oppongono all’interpretazione salafita dell’Islam da parte dell’Arabia Saudita. Anche altri attori “più estremisti” in Libia hanno legami esterni: Ansar al-Sharia, nella parte orientale della Libia, ha recentemente proclamato un “emirato” a Bengasi, ha avuto contatti con Ansar al-Sharia in Tunisia. In realtà, il leader di Ansar al-Sharia in Tunisia, Abu Iyad al-Tunisi, fuggì in Libia per evitare il processo nel suo paese d’origine (anche poi è stato catturato); e altri suoi membri sono fuggiti in Libia nei primi mesi del 2014 e hanno formato un nuovo gruppo chiamato Ansar al-Tawhid. Ansar al-Sharia Libia ha anche manifestato la su a vicinanza allo Stato Islamico (Si): avrebbe impiegato combattenti stranieri, di cui non è mai stata dichiarata la nazionalità, di Si per contrastare l’offensiva di Haftar a Bengasi. Infatti, il 2 Settembre 2014 un gruppo che dichiara di essere la leadership di Ansar al-Sharia in Libia, ha detto che la maggioranza dei membri del gruppo sono alleati con lo Stato Islamico, anche se il gruppo non ha ancora fatto un giuramento ufficiale di fedeltà. Se gli avversari dei misuratini sono infatti supportati da una coalizione potenzialmente molto forte di forze esterne, si pone la domanda di quanto una simile coalizione esterna sia disposta ad intensificare la lotta per la Libia. Se anche una controffensiva delle forze di Zintan potrebbe essere in grado di spezzare la presa dei misuratini su Tripoli, è possibile che ci possano essere ulteriori attacchi aerei non identificati tesi a degradare le capacità dele forze di Misurata. Se questo fatto accadesse, potrebbe essere vista come un attacco indiretto al Qatar, e potrebbe provocare l’avvicinamento di Ansar al-Sharia in Libia allo Stato islamico.