
Negli ultimi mesi la Libia è tornata al centro dell’attenzione diplomatica internazionale per via dell’iniziativa promossa dagli Stati Uniti attraverso Massad Boulos, consigliere senior del presidente Donald Trump per gli Affari arabi e africani. Il progetto, sostenuto da Washington e progressivamente discusso con le principali potenze regionali e internazionali, mira a superare la frammentazione istituzionale del Paese. Si tratta, ad oggi, del tentativo più strutturato degli ultimi anni di riaprire il processo politico libico, ma anche di una proposta che continua a dividere profondamente il panorama politico e sociale del Paese. I quattro pilastri dell’iniziativa Boulos riguardano l’unificazione del governo, l’approvazione di un bilancio nazionale condiviso, l’unificazione delle forze armate e l’organizzazione di elezioni presidenziali e parlamentari. L’intero percorso dovrebbe svilupparsi in coordinamento con AFRICOM per quanto riguarda il dossier militare e in stretta collaborazione con la Missione ONU in Libia.
A fine gennaio 2026 l’opinione pubblica internazionale e libica ha iniziato a discutere della cosiddetta “iniziativa Boulos”, ma è solo il 18 giugno che il progetto ha assunto una dimensione ufficiale, quando il Comando Generale dell’Esercito Nazionale Libico (LAAF) ha reso noto di aver ricevuto una proposta americana definita “unica e diversa da tutte le precedenti”. Secondo quanto comunicato dalle LAAF, l’iniziativa concentra l’intero processo politico sull’unificazione del potere esecutivo: per il comando guidato da Khalifa Haftar e in particolare da suo figlio Saddam, il piano rappresenta un’opportunità concreta per avviare una soluzione pacifica alla crisi politica.
Tuttavia, l’iniziativa statunitense si inserisce in un momento in cui anche le Nazioni Unite stanno cercando di rilanciare il processo politico attraverso il cosiddetto “dialogo strutturato”, sviluppatosi nell’arco di sei mesi con la partecipazione di numerose componenti della società libica. L’ultimo briefing della Missione ONU del 18 giugno è stato accolto favorevolmente da diversi osservatori, che hanno sottolineato come, a differenza dei precedenti incontri, siano emerse raccomandazioni concrete e documentate per affrontare la crisi, individuando nella creazione di un governo unitario con poteri limitati e nell’unificazione delle istituzioni il passaggio preliminare necessario prima delle elezioni. Anche Boulos ha ribadito il pieno sostegno statunitense al lavoro di Tetteh, riaffermando la necessità di un processo politico guidato dai libici che permetta di creare le condizioni per lo svolgimento delle elezioni. Con il passare delle settimane, però, il progetto Boulos ha iniziato a raccogliere un consenso crescente soprattutto nella Libia orientale. Più di 40 parlamentari hanno espresso il proprio sostegno alla proposta americana di creare un piccolo comitato incaricato di elaborare una roadmap condivisa. In seguito, altri 57 si sono aggiunti all’iniziativa, portando il totale dei sostenitori in Parlamento a 104 membri, ovvero la maggioranza dell’assemblea. Il sostegno si è poi esteso anche alla Cirenaica. La Commissione della Società Civile, gli anziani e i capi tribali della regione delle Montagne Verdi hanno espresso pieno appoggio alla posizione del Comando Generale, così come numerose amministrazioni municipali.
Washington ha lavorato per costruire un consenso regionale attorno al progetto. Infatti, uno degli sviluppi più significativi è stato il vertice quadrilaterale tenutosi il 20 giugno al Cairo, presieduto da Massad Boulos con la partecipazione dei ministri degli Esteri di Egitto, Arabia Saudita e Turchia. Al termine dell’incontro Boulos ha ribadito che gli USA intendono cooperare con i principali attori regionali per sostenere l’unità, la sovranità e la stabilità della Libia. Anche il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty ha riaffermato il sostegno del Cairo a un processo politico guidato dai libici che conduca all’unificazione delle istituzioni e allo svolgimento di elezioni simultanee. Secondo alcune ricostruzioni diffuse da osservatori locali, proprio durante il confronto tra Egitto, Arabia Saudita e Turchia sarebbe emersa una visione regionale condivisa che considera la stabilizzazione della Libia non soltanto una questione di sicurezza ma parte integrante del più ampio equilibrio geopolitico del Mediterraneo e del Medio Oriente.
L’attività diplomatica statunitense ha coinvolto direttamente anche la leadership degli Haftar. Boulos ha avuto numerosi colloqui telefonici con Saddam Haftar, vice comandante delle LAAF, durante i quali sono stati affrontati il bilancio unificato, le esercitazioni Flintlock 2026 e il mantenimento dello slancio politico verso la formazione di un governo unificato. Centrale il fatto che successivamente a tali telefonate, Saddam si è recato negli Stati Uniti dove ha incontrato, oltre allo stesso Boulos, rappresentanti del Consiglio di Sicurezza Nazionale americano, dell’ambasciata statunitense e il Consigliere diplomatico del presidente del Consiglio dei Ministri italiano, Fabrizio Saggio. Al centro dei colloqui la discussione sul sostegno all’unificazione delle istituzioni militari, economiche e politiche, la sicurezza delle frontiere e gli ultimi sviluppi dell’iniziativa americana. Proprio la presenza di Saddam Haftar al fianco di Boulos è per gli analisti un riconoscimento implicito del ruolo del Comando Generale quale interlocutore imprescindibile del futuro processo politico. Non di meno, account locali hanno più volte rivelato che, secondo indiscrezioni, il piano vedrebbe Saddam alla guida di un nuovo Consiglio Presidenziale con poteri esecutivi, mentre Dabaiba rimarrebbe temporaneamente alla guida del GNU durante la fase di transizione. Altre fonti sostengono invece che Washington starebbe valutando la sostituzione dello stesso Dabaiba con Ibrahim Dabaiba (suo nipote) alla guida del futuro governo unificato.
Se nell’est del Paese l’iniziativa sembra raccogliere consensi crescenti, nella Libia occidentale il quadro appare molto più complesso. Il momento politicamente più delicato del piano Boulos si è verificato il 7 luglio con la sua visita a Misurata. Prima del suo arrivo in città, alcuni account locali avevano riferito della presenza di una folla nei pressi dell’aeroporto internazionale nel tentativo di impedirne l’ingresso. Nonostante le tensioni, Boulos ha incontrato il Consiglio municipale, gli anziani e i notabili, rappresentanti della leadership militare e organizzazioni della società civile. Al termine dell’incontro, questi ultimi hanno ribadito il rifiuto di qualsiasi soluzione che possa riprodurre l’attuale crisi politica o riportare al potere figure coinvolte nei rapporti ONU relativi a corruzione e violazioni dei diritti umani. Hanno inoltre ribadito il sostegno a uno Stato civile fondato su un quadro costituzionale chiaro e su elezioni presidenziali e parlamentari. Non di meno, una parte significativa delle personalità di Misurata ha respinto sia l’ipotesi di vedere Saddam Haftar alla guida del Consiglio Presidenziale che Dabaiba come primo ministro attraverso accordi negoziati al di fuori della volontà popolare. Conclusi gli incontri a Misurata, Boulos si è poi recato a Tripoli, atterrando all’aeroporto di Mitiga, dove ha proseguito le consultazioni con numerosi interlocutori politici.
Non sono mancati gli appelli a manifestazioni anche a Tajoura contro il progetto di unificazione dell’esercito, mentre il Movimento della Volontà del Popolo ha convocato una manifestazione in Piazza dei Martiri a Tripoli per denunciare ogni forma di ingerenza straniera. Alcuni video diffusi sui social mostrerebbero inoltre decine di cittadini che definiscono il progetto americano un “accordo corrotto”, accusandolo di voler perpetuare il potere delle attuali élite politiche.
È evidente che il consenso non abbia ancora raggiunto tutte le parti. Se il sostegno delle LAAF, della maggioranza parlamentare e di parte della società civile orientale rafforza la credibilità del progetto, le resistenze emerse a Misurata, a Tripoli e in altri centri della Libia occidentale continuano a rappresentare il principale ostacolo verso una soluzione condivisa. Il proseguimento dei negoziati e l’eventuale revisione dell’iniziativa, saranno determinanti per comprendere se il piano promosso da Massad Boulos riuscirà davvero a trasformarsi nella prima concreta roadmap verso la riunificazione della Libia dopo anni di divisione istituzionale e conflitto.
Camilla Montanari
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