
Mentre il processo politico libico prosegue con alcune difficoltà tra il lavoro delle Nazioni Unite ed il “Piano Boulos” statunitense, un nuovo attore regionale sta progressivamente ritagliandosi uno spazio nel dossier libico: il Pakistan. Le ultime dichiarazioni rese al Consiglio di Sicurezza dell’ONU tenutosi il 18 giugno, unite agli sviluppi diplomatici e militari emersi nelle ultime settimane, delineano infatti una strategia di Islamabad che punta a rafforzare la propria influenza sia sul piano politico sia su quello della sicurezza.
Il Rappresentante Permanente Aggiunto del Pakistan presso le Nazioni Unite, l’Ambasciatore Usman Jadoon, ha riaffermato l’impegno di Islamabad a favore della sovranità, dell’indipendenza e dell’integrità territoriale della Libia, sostenendo che un processo politico guidato e gestito dagli stessi libici -“Libyan-led and Libyan-owned”- costituisca l’unica strada percorribile verso una pace duratura. Islamabad ha accolto con favore il recente accordo sulla spesa pubblica unificata, auspicando che possa contribuire alla stabilità del Paese, ricordando inoltre che il regime sanzionatorio internazionale e il congelamento dei beni libici perseguono l’obiettivo di preservare le risorse nazionali nell’interesse della popolazione. Il Rappresentante pakistano ha quindi espresso pieno sostegno agli sforzi della Missione ONU, incluso il dialogo strutturato, sollecitando le parti libiche a cooperare per consolidare le misure di sicurezza concordate e promuovere la riforma del settore della difesa.
Le dichiarazioni rese a New York sembrano tuttavia inserirsi in una strategia più ampia perseguita da Islamabad per la Libia. Parallelamente all’impegno diplomatico dichiarato in sede ONU, il Pakistan sta infatti intensificando i rapporti con il Comando Generale dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) guidato dal generale Khalifa Haftar. Il segnale più evidente è arrivato il 24 giugno, quando il Capo di Stato Maggiore delle forze terrestri e vicecomandante delle Forze Armate Arabe Libiche (LAAF), Saddam Haftar, figlio di Khalifa, si è recato in visita ufficiale in Pakistan. Ricevuto con una cerimonia militare dal Capo dell’Esercito pakistano, il generale Asim Munir, Saddam ha ribadito la volontà del Comando Generale di sviluppare relazioni di cooperazione in diversi settori. Dal canto suo, Munir ha evidenziato la profondità dei rapporti tra i due Paesi, sottolineando l’importanza di rafforzare la cooperazione militare e di difesa nell’interesse della sicurezza e della stabilità regionale.
Durante l’incontro sono stati affrontati i principali sviluppi della sicurezza regionale, le prospettive della cooperazione nel settore della difesa, la formazione militare e il coordinamento strategico. Saddam Haftar ha inoltre lodato il ruolo svolto dal Pakistan nella recente mediazione che avrebbe contribuito alla, seppur fragile, de-escalation tra Stati Uniti e Iran, riconoscendo a Islamabad una crescente credibilità diplomatica nello scenario regionale.
La visita di Haftar rappresenta una tappa significativa di un percorso di progressivo avvicinamento tra Libia orientale e Pakistan. Islamabad, in quanto potenza nucleare e attore influente nel mondo islamico, rappresenta un partner strategico sia sul piano politico sia su quello della sicurezza. L’espansione delle relazioni con il Pakistan rientrerebbe nella più ampia strategia perseguita da Saddam per costruire una rete di relazioni internazionali equilibrate, rafforzando il ruolo del Comando Generale come interlocutore politico e non soltanto militare nel futuro assetto della Libia. Ad Islamabad è attribuita particolare importanza alla cooperazione con la Libia nel settore della lotta al terrorismo, considerata la sua esperienza nel contrasto ai gruppi armati operanti sul territorio pakistano. La visita di Saddam Haftar rappresenterebbe quindi un passo concreto verso la finalizzazione di accordi relativi agli armamenti e alla cooperazione militare congiunta.
Proprio sul fronte della difesa sono emerse però indiscrezioni contrastanti. Account locali avrebbero riferito della consegna di armamenti pakistani alle forze di Haftar nell’ambito di un’intesa che sarebbe stata finanziata dall’Arabia Saudita. Tuttavia, Business Insider Africa ha successivamente riportato che le autorità saudite avrebbero chiesto a Islamabad di riesaminare il presunto accordo da circa 4 miliardi di dollari relativo alla fornitura di armamenti destinati alle LAAF. A tal proposito, i libici sembrano aver accolto favorevolmente questo nuovo mediatore anche perché sembra presentarsi alla Libia coperto economicamente dai sauditi che puntano a loro volta ad allontanare dal Paese il Qatar (presente in Tripolitania), e gli Emirati Arabi Uniti (nella Cirenaica).
In merito a ciò, secondo analisti politici, l’intervento del Pakistan nella crisi libica avrebbe solo una natura di sicurezza, fattore che aumenta il malcontento di numerose parti nella Libia occidentale, in particolar modo all’interno del GNU di Dabaiba, alla luce proprio anche dell’accordo sulle armi concluso dal Pakistan con Saddam Haftar. Dal suo canto, Washington rimarca di aver scelto Islamabad come mediatore per sottolineare che la cooperazione militare tra Pakistan e Libia orientale non si trasformerà in un’alleanza politica o militare contro la parte occidentale del Paese. L’impegno del Pakistan a mantenere la neutralità su tale questione darebbe ancor più sostegno agli sforzi americani di “insediamento” in Libia.
Parallelamente, Reuters ha rivelato l’esistenza di una mediazione riservata avviata dal Pakistan tra le due amministrazioni rivali della Libia, iniziativa finora rimasta lontana dai riflettori. Secondo due fonti pakistane citate dall’agenzia, gli sforzi sarebbero iniziati alla fine dello scorso anno su richiesta delle stesse parti libiche e con il sostegno degli Stati Uniti e dell’Arabia Saudita, con Washington del tutto informata del ruolo svolto da Islamabad. Le fonti sottolineano come il successo dell’iniziativa consentirebbe al Pakistan di consolidare il proprio profilo diplomatico internazionale, mentre resta ancora poco chiaro il livello di coordinamento con gli altri attori regionali coinvolti nella crisi libica.
Infatti, ulteriori fonti locali hanno proprio sottolineato come il cosiddetto “Piano Boulos” avrebbe come obiettivo, tra gli elementi in discussione, una nuova architettura dei vertici militari nazionali, con un Capo di Stato Maggiore proveniente dal Sud della Libia e due vice individuati rispettivamente in Salah al Namrush, attuale comandante della zona costiera occidentale, e in Khaled Haftar, Capo di Stato Maggiore delle LAAF, fratello di Saddam e figlio di Khalifa Haftar.
L’evoluzione del ruolo pakistano è stata al centro di numerose analisi, tra queste quella pubblicata da Middle East Online, secondo cui Islamabad starebbe cercando di trasformarsi in un nuovo protagonista della diplomazia mediorientale. Ripreso dal quotidiano Al Marsad, il rapporto sostiene che il coinvolgimento nella crisi libica non rappresenti una semplice iniziativa simbolica, ma un autentico sforzo diplomatico destinato a concretizzarsi attraverso una proposta politica o un’intesa tra le parti. Il Pakistan sembra dunque puntare a entrare stabilmente nel ristretto gruppo dei mediatori internazionali, facendo della Libia uno dei principali banchi di prova del proprio progresso diplomatico.
Camilla Montanari
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