
Il sud della Libia, in particolare la zona di al Qatrun, è da tempo teatro di scontri delle Forze armate arabe libiche, LAAF, impegnate a combattere in operazioni contro contrabbandieri e criminali dediti al banditismo: tali fatti si inseriscono, dunque, in un’ampia campagna di sicurezza, che vede coinvolti anche diversi servizi di sicurezza in tutta la regione, con l’obiettivo di proteggere città e confini. Nel mirino è finita l’opposizione ciadiana e quella nigerina. Va segnalato che la zona di al Qatrun è stata anche palcoscenico di confronti armati tra i militari sotto il comando di Saddam Haftar e quelli fedeli ad al Zadma, un ex leader della 128esima Brigata di Haftar. La sua dimissione è avvenuta in disaccordo con Haftar riguardo alla presenza russa in Libia, in particolar modo nel sud. Merita una menzione anche la brigata Tariq Bin Ziyad sempre dell’esercito nazionale libico, con sede a Bengasi, la quale, guidata da Saddam Haftar, ha contribuito a prendere il controllo della città di al Qatrun, ai danni delle tribù locali dei Tebu.
Nell’ultimo periodo, durante una delle tante operazioni effettuate dalle LAAF, quest’ultime si sono trovate a dover fronteggiare violenti scontri con l’opposizione ciadiana, mirati a contrastare l’immigrazione clandestina e il contrabbando ad al Qatrun. Tali fatti sono stati riportati anche dai siti web legati all’opposizione filo-ciadiana guidata da Saleh Abdel Karim Habre, nipote dell’ex presidente Hissène Habre. L’opposizione ciadiana ha fatto sapere di aver subito, nello specifico, 25 morti e 22 feriti tra i suoi membri, con ingenti perdite materiali e 22 veicoli armati distrutti. Non solo, secondo alcune fonti locali, le forze armate di terra libiche sono riuscite a impostare il loro controllo su tutta la città, catturando numerose bande ciadiane e confiscando le armi in loro possesso. Non di meno, alcuni testimoni avrebbero notato anche la presenza di un aereo Leonardo SF-260 sorvolare al Qatrun, suscitando interrogativi tra i libici riguardo a un possibile impiego da parte delle LAAF di droni da combattimento.
Parallelamente all’operazione che ha visto il rovesciamento del leader dell’opposizione ciadiana, l’87° Battaglione di intervento rapido, sotto la guida del Capo di Stato Maggiore delle Forze terrestri, Saddam Haftar, ha portato a termine con successo un’ulteriore operazione nella periferia di al Qatrun, che ha condotto al rovesciamento di Mahmoud Sallah, il leader dell’opposizione nigerina. Guidata dal generale Haftar, l’operazione ha visto il dispiegamento di forze speciali che hanno identificato e colpito un nascondiglio dove Sallah si era rifugiato: i servizi di sicurezza continuano a condurre indagini sui crimini e sui sequestri legati all’imputato e al suo gruppo. In terra nigerina, i media di Niamey hanno confermato l’identità di Mahmoud Sallah. Tale arresto è significativo in quanto il leader del “Fronte di liberazione nazionale” (Sallah), è anche sostenitore del deposto presidente nigerino Mohamed Bazoum. Le operazioni hanno incluso anche ampie azioni contro le reti di contrabbando di armi, esseri umani e carburante, rappresentando al contempo un colpo duro per l’opposizione ribelle in Niger, che ha parallelamente condotto operazioni contro l’esercito nigerino per chiedere il rilascio di Bazoum e il ripristino della “legittimità costituzionale”. Va sottolineato che l’opposizione ha anche bersagliato strutture strategiche, come il bombardamento dell’oleodotto che connette il Niger al Benin avvenuto nel giugno 2024.
Ripercorrendo i fatti che hanno portato all’arresto di Sallah, si segnala che l’esercito di Haftar, guidato dai due figli del generale, Saddam e Khaled, ha deciso di smantellare la 128° Brigata, una forza di 8mila uomini che era parte della loro coalizione dal 2016. Questa brigata era sotto il comando della tribù Awlad Souleiman, la stessa tribù del presidente nigerino Mohamed Bazoum, deposto a luglio 2023. Proprio a seguito dell’annientamento della 128ª Brigata, la coalizione di Haftar si è sentita libera di agire contro gli alleati di Bazoum, tanto da giungere infine all’arresto di Mahmoud Sallah, fermo sostenitore del presidente deposto. Le autorità libiche hanno poi rilasciato Sallah, il cui ritorno alla libertà sarebbe avvenuto dopo un incontro tra Khalifa Haftar e il presidente francese Macron a Parigi, dove avrebbero discusso della sua detenzione.
Camilla Montanari e Paolo Romano
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