LIBIA. Dispute marittime con la Grecia

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L’aumento dei migranti che giungono in Grecia dalla coste della Libia da inizio anno è in forte aumento e questo unito alla controversa delimitazione dei confini marittimi fra Libia e Turchia causata da due MoU del 2019 e 2022 genera tensioni e frizioni fra Tripoli e Atene, la quale è anche impegnata con un ruolo centrale nella missione navale dell’UE IRINI per il contrasto del traffico di armi nel Mediterraneo riguardo alla Libia.

Già a marzo i dati delle Nazioni Unite mostravano che le isole greche di Creta e Gavdos stavano assistendo a un forte aumento di barconi di migranti arrivati sulle loro coste dalla Libia, il che ha aumentato la pressione sulle autorità locali poco preparate e attrezzate, e ciò ha fatto temere l’emergere di una nuova rotta del contrabbando nel Mar Mediterraneo. Ad esempio nello stesso periodo due casi si possono citare: in primis che funzionari greci hanno riferito che 91 migranti sono arrivati sulla piccolissima isola di Gavdos – con soli 70 abitanti a sud di Creta e quindi la più vicina alle coste africane- su una nave proveniente dalla Libia, evidenziando proprio il recente aumento degli arrivi di migranti nella regione; l’altro riguarda addirittura la volontà del governo pakistano di far preparare alla propria agenzia d’intelligence un rapporto dettagliato sulle indagini sull’affondamento di imbarcazioni di immigrazione clandestina che trasportavano 216 pakistani mentre cercavano di raggiungere illegalmente l’Europa al largo delle coste libiche e greche. Nel mentre, comunque, proseguivano le relazioni fra i due paesi – Libia e Grecia – e ciò è dimostrato dall’incontro fra la Camera di Commercio di Tobruk ed il Console greco, in cui il diplomatico greco ha discusso dei rapporti economici con la suddetta Camera.

Ad aprile la situazione è rimasta invariata con rapporti internazionali che affermavano che il movimento dei barconi dell’immigrazione clandestina in partenza dalle coste libiche aveva cambiato rotta verso le isole greche dopo essersi diretto verso le coste italiane. Gli osservatori internazionali hanno attribuito il cambiamento di rotta dei barconi dell’immigrazione clandestina all’escalation delle misure italiane per combattere l’afflusso di immigrati clandestini. Nel frattempo, l’Ambasciatore greco nel Regno del Belgio ha visitato la missione libica presso l’Unione europea e ha discusso con l’ambasciatore libico a Bruxelles Jalal al Ashi degli interessi comuni tra i due paesi, delle relazioni bilaterali e della situazione nella regione.

A maggio le discussioni si sono fatte più specifiche in materia. Il presidente della commissione affari esteri del Parlamento libico, Youssef al Aqouri, ha discusso con il Console Generale greco a Bengasi Agapios Kalognomis dei temi dell’immigrazione clandestina e dell’uscita di mercenari e forze straniere dalla Libia. È stato però, Angelos Syrigos, membro del parlamento greco ed ex viceministro dell’Istruzione, ad alimentare nuovamente le tensioni con dichiarazioni per nulla distensive rilasciate all’Arab World News Agency, affermando che le autorità libiche si occupano della delimitazione dei confini marittimi con la Grecia in un modo contrastante con il diritto internazionale, in particolare la Convenzione di Montego Bay, UNCLOS, ossia la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare. Nel dettaglio ha accusato le autorità libiche – il GNU di Tripoli – di aver affrontato la questione della demarcazione dei confini marittimi con la Grecia in modo incompatibile con il diritto internazionale, sottolineando di aver violato due volte il diritto internazionale: la prima quando ha considerato l’intero Golfo della Sirte parte delle sue acque territoriali. La seconda, che riguarda direttamente la Grecia, è stata quando ha firmato un memorandum d’intesa con la Turchia nel 2019 per definire i confini marittimi tra loro, anche se i due Paesi non hanno coste opposte, definendo anche la piattaforma continentale dell’isola greca di Creta, che appartiene alla Grecia, e la piattaforma continentale libica, e questo contraddice il diritto internazionale, perché nessuno ha il diritto di determinare la zona economica esclusiva (ZEE) e la piattaforma continentale di un altro Paese. Ulteriore accordo da considerare è quello del 2022 siglato fra Ankara e il GNU secondo il quale la Turchia ha ottenuto l’autorità di esplorare idrocarburi sia nella ZEE della Libia, oltre che sulla terraferma, sbarrando così la strada a Grecia, Cipro ed Egitto. Questo rientra nel contesto più generale delle dispute marittime fra tutti i paesi rivieraschi del Mediterraneo. 

Riguardo alla possibilità che il governo greco intraprenda iniziative diplomatiche per risolvere questa crisi con il governo libico, Syrigos ha detto che ci sono state discussioni e negoziati tra Grecia e Libia fino al 2011, prima della caduta del regime di Muammar Gheddafi, ma da allora la Libia ha preferito agire in un modo del tutto incompatibile con il diritto internazionale ed ha aggiunto che la Grecia ha annunciato nel 2011 che avrebbe considerato la linea di mezzo tra i due paesi come il limite temporaneo della linea per la piattaforma continentale e ZEE tra i due paesi fino a quanto non si sarebbe raggiunto un accordo definitivo per determinare i confini marittimi tra di loro. Infine, Syrigos ha suggerito che Grecia e Libia, se la parte libica lo desidera, ricorrano alla Corte internazionale di giustizia così da risolvere la questione della delimitazione dei confini marittimi tra loro fino all’isola di Creta, compresa l’area delimitata tra Turchia e Libia.

Parallelamente continua nel mar Mediterraneo l’operazione navale IRINI dell’Unione Europea, che riporta di un’esercitazione congiunta condotta dalla Marina greca e dalla Marina italiana insieme per monitorare le violazioni dell’embargo sulle armi dell’ONU nei confronti della Libia a febbraio. Infatti, la Grecia svolge un ruolo primario all’interno della missione ed è uno dei maggiori partecipanti e sostenitori. Mentre ad aprile si è verificato il cambio di comando: l’operazione ha spiegato che l’ammiraglio italiano Armando Simi, nominato dal Comitato politico e di sicurezza dell’Unione europea, ha assunto a bordo della fregata greca “HS Illy” il compito di comandare la Forza navale europea mediterranea nell’operazione IRINI proprio dal Commodoro Konstantinos Bakalakos, della Marina greca, comandante della forza negli ultimi sei mesi.

Paolo Romano

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