LIBIA. Disobbedienza civile contro il governo Dabaiba e le sue milizie

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Proseguono in Libia le “solite” questioni politiche sulla conclusione della traccia costituzionale per arrivare ad elezioni da parte di una classe politica che di fatto non ha alcuna intenzione di portare il paese alle urne. In tale ambito, è interessante notare i tentativi di processi di riconciliazione instaurati da parte del generale Haftar. Di fatto però quello che si denota principalmente è il continuo deterioramento delle condizioni di vita della popolazione, l’aumento degli scioperi e soprattutto il mancato attivismo da parte dei governo (GNU e GNS) nel cercare di risolvere i problemi se non con annunci propagandistici e poco concreti.

Questo fatto però ha lasciato sopite delle situazione che dal 2011 ad oggi sono peggiorate e oggi stanno nuovamente esplodendo, in particolare nell’ovest del paese. Non bisogna quindi lasciarsi ingannare dagli slogan del GNU: la Libia non è stabilizzata e se non si agisce la situazione peggiorerà con un governo che non ha intenzione di agire se non per il proprio tornaconto.

Un evento accaduto in settimana è la cartina di tornasole della situazione attuale:Si tratta di un evento che rischia di colpire tutta la regione occidentale svoltosi nuovamente a az Zawia. Sotto la cenere è rimasto per troppo tempo covato un fuoco causato dalla mancata soluzione del problema delle milizie alla fine della rivoluzione. Anzi, le soluzioni di integrazione senza controllo delle milizie criminali nelle strutture della sicurezza ha dato loro maggior potere in un legame a doppio filo con il governo di Tripoli.

Parlare oggi di stabilizzazione e di elezioni con queste milizie a farla da padrone non è solo contraddittorio, ma anche incosciente. Se la capitale Tripoli è l’esempio cardine della lotta di potere tra le milizie delle diverse città dell’ovest (principalmente le milizie di Zintan, Misurata, az Zawia e Tripoli), az Zawia è da diverso tempo fonte di caos e conflittualità non risolta e base della criminalità che gestisce i traffici nel più totale silenzio da parte del GNU oggi e del GNA prima, anzi, peggio, in totale connivenza.

Da anni si parla della gestione della città da parte di personaggi come Abdulrahman Milad (comandante Accademia della Guardia costiera e principale trafficante di esseri umani), Mohamed al Barhuni (capo del Direttorato per la Sicurezza e vicino a Daesh), Mahmoud bin Rajhab (comandante del 52° Battaglione e di espressione qaedista) e altri come Abu Ubayda al Zawi, Mohamed Kashlaf o Ahmed al Dabbashi. Nulla è stato fatto in questi anni, anzi, questi personaggi sono stati promossi e le indagini nei loro confronti sono state chiuse o insabbiate, tant’è che l’ONG Libya Crimes Watch ha ritenuto il governo Dabaiba responsabile degli scontri a az Zawia.

In queste ultime settimana scontri, omicidi e crimini in generale sono aumentati per poi esplodere fino alla decisione del movimento dei giovani della città di dichiarare la disobbedienza civile. Prima però, si è continuato a discutere dello scontro del fine settimana tra milizie interne alla città e già martedì si discuteva di un rischio di nuovo scontro maggiore a az Zawia tra il vice comandante dell’ASS, Hassan Buzriba, e il comandante della Guardia costiera ricercato internazionale per traffico di esseri umani, Abdulrahman al Milad detto Bija. In effetti, il primo ha arrestato il fratello del secondo mentre stava organizzando un barcone in mare. A conferma del fatto che strutture della sicureezza dello stato e criminalità siano ormai la stessa cosa. Ci sarebbe stato un disaccordo sul prezzo del traffico e Buzriba ha portato via il fratello di Bija e il suo accompagnatore alla prigione del dipartimento di indagine criminale. Da allora la città vive momenti di rinnovata tensione.

Nella notte tra mercoledì e giovedì la rabbia in città è esplosa con la pubblicazione di foto e video di torture e crimini nei confronti di giovani libici e libiche da parte di miliziani locali con il supporto di migranti africani reclutati nelle loro fila come aguzzini. Un account locale ha confermato che la situazione era già tesa a az Zawia ed è esplosa dopo i video di mercenari africani che torturano libici in città. I manifestanti hanno bloccato le strade, chiusa la raffineria, rabbia nei confronti dei gruppi armati e di trafficanti di droga per l’uso di mercenari stranieri.

Dopo una notte movimentata, la città di az Zawia è entrata in disobbedienza civile ed è stata pubblicata una lista delle legittime richieste dei giovani di az Zawia. I giovani di az Zawia si sono rivoltati contro comportanti inaccettabili chiedendo la fine degli atti illegali e di arrestare i criminali che devono essere giudicati. Il movimento deve attivarsi e cooperare con autorità di sicurezza contro le attività illegali, ma viene chiesta anche la chiusura e riforma della forza congiunta di sicurezza, l’arresto del direttore della sicurezza e dei mercenari africani affiliati ai servizi di sicurezza. Inoltre, per limitare la conflittualità in città è necessario spostare le unità con mezzi militari fuori dalla città e perseverare nel contrasto all’immigrazione clandestina e al contrabbando invece di svilupparli come avviene da parte delle milizie.

Successivamente la disobbedienza civile è stata implementata con la chiusura di tutte le entrate in città e la raffineria fino all’adempimento delle richieste che oltre alla reiterata abolizione della forza di sicurezza congiunta e nuova riforma della forza prevede che i servizi di sicurezza che lavorano con africani e gli vendono carburante devono essere ritenuti responsabili.

Nello specifico è stata richiesta la chiusura delle cinque stazioni di servizio che vendono carburante di contrabbando. Gli africani comparsi nei video devono essere arrestati e il Direttorato per la sicurezza deve essere fermato. Sono inoltre necessarie nuove elezioni municipali per bloccare lo scandalo dell’attuale e le squadre che lavorano alla raffineria devono essere ristrutturate in coordinamento con PFG per evitare contrabbando.

Se da un lato non è stato riportato alcun intervento, ne politico ne militare per risolvere la situazione, dall’altro la chiusura delle valvole del gas e del petrolio verso la capitale dovrebbe sortire il proprio effetto rapidamente. Il 52° Battaglione è poi arrivato in città, ma è stato accolto da una fitta sassaiola. Motivo? La presenza di siriani nelle sua fila: i giovani non sembrano intenzionati a lasciare spazio di risposta alle milizie. Politicamente, si teme che la rabbia possa scoppiare nuovamente come avvenuto ad esempio nel luglio scorso. Secondo alcuni politici libici, il resto delle città dell’ovest si aggiungeranno alla disobbedienza civile di az Zawia se il governo Dabaiba non si muoverà.

Redazione

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