LIBIA. Disastro a Derna: dighe non manutentate e rimpallo delle responsabilità

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Nella notte fra il 10 e l’11 settembre una catastrofe si è abbattuta sulla Libia, in particolare a Derna, città costiera nell’est del Paese. Il devastante passaggio del ciclone Daniel ha avuti effetti disastrosi in molte aeree libiche ma in quella municipalità sono state le conseguenze della forte tempesta che si è abbattuta sulla Libia orientale, la causa dell’emergenza umanitaria e la distruzione di intere zone della città, poiché si sono rotte due dighe a monte che hanno inondato Derna, raggiungendo il flusso d’acqua 45 metri di altezza dal livello della valle. Non si sono fatti attendere gli aiuti umanitari internazionali, ma la popolazione pretende giustizia, anche manifestando, e un procedimento giudiziario su ciò che è accaduto.

Detto fatto, il Procuratore ha aperto un’indagine per far luce sulle responsabilità del crollo delle dighe ritenendole la principale causa del disastro che è costata la vita a gran parte della popolazione dell’area, con oltre 4 mila morti accertati e più del doppio i dispersi. In moto si è messa tutta la macchina operativa delle LAAF, del GNS e della Mezzaluna Rossa, ma anche dal GNU, dalla NOC e altre Compagnie statali, come quella elettrica, quella idrica, e dall’estero arrivano aiuti e squadre di soccorso.

Riassumendo brevemente la cronologia degli eventi di quanto è successo a Derna, prima si è udita un’esplosione che ha scosso la città, e subito dopo è diventato chiaro che le due dighe fortificate erano completamente crollate – oltre alle piogge torrenziali che coprono il centro della città – distruggendo grandi edifici residenziali e “gettando” i residenti in mare, provocando migliaia di morti, interi quartieri spazzati via. Inoltre, vi è il crollo del ponte nei pressi del porto di Derna. È stata fatta anche una ricostruzione multimediale del processo di inondazione di Derna dovuto alla rottura delle dighe, anche le immagini mostrano un flusso d’acqua che si è innalzato di 45 metri, sradicando dalle fondamenta gli edifici ed i loro abitanti.

Basta solo pensare che l’Autorità per le strade e i ponti informa che la rete stradale persa è stimata in 30 Km. In merito all’incidente, il tecnico supervisore ha riferito che l’acqua nel pomeriggio aveva raggiunto il livello di riempimento della diga a una quota di 2 metri più in alto del livello dello sfioratore, e l’acqua ha cominciato a fuoriuscire da sopra il coronamento, livello che corrisponde ad un deposito di 50 milioni di metri cubi e comprende la quantità immagazzinata di 27 milioni di metri cubi e la quantità in eccesso dopo che l’acqua ha raggiunto la sommità della diga.

Lo stesso giorno, il Ministero delle Risorse Idriche del GNU, responsabile delle dighe della città, aveva rassicurato i cittadini che le condizioni delle dighe erano buone e sotto controllo, confermando che le dighe erano sotto monitoraggio e che non c’era verità nella notizia che circolava sul crollo della diga di Derna; invitando i cittadini a restare nei pressi delle dighe confermando che al momento non vi erano timori di crollo. Inoltre, il Ministero non aveva, in un primo momento, fornito informazioni sulla diga di Abu Mansour, affermando che la strada era chiusa e non c’era elettricità, il che ha compromesso le comunicazioni.

Nel resto della Libia orientale, particolarmente nelle zone costiere e limitrofe, strade franate, zone allagate, inondazioni alberi e pali elettrici disarcionati, ponti crollati. Come detto particolarmente critica la città di Derna poiché come conseguenze delle forti piogge due dighe non hanno retto, allagando completamente interi quartieri della città, ma non solo, ad essere travolti anche i villaggi, oltre a Bengasi e altre città vicino la costa pesantemente colpite come Bayda e lo Jabal al Akhdar (Montagna Verde). Infatti, inizialmente vi era la questione di altre dighe come situazione che destava molta preoccupazione e andava tenuta sotto osservazione, poiché avrebbero potuto provocare danni irreparabili a Bengasi se non avessero retto la pressione dell’acqua accumulata, su cui arrivavano notizie contrastanti, di certo non utili a comprendere il pericolo da parte della popolazione nelle aree interessate.

Se il Comitato per la ricostruzione rassicurava i cittadini che la situazione nelle dighe di Wadi Al Qattara e Wadi Jaza era buona e che le operazioni di drenaggio e aspirazione dell’acqua stavano procedendo a un ritmo regolare e sicuro e che non c’era motive di allarmismi; dall’altro, il portavoce del Comando Generale delle LAAF al Mismari affermava che circolavano dati secondo cui la zona di Wadi al Qattara, adiacente alla città di Bengasi, contiene attualmente 5 milioni di metri cubi d’acqua; un livello che la valle non ha mai raggiunto nella storia della Libia, un disastro catastrofico per la città di Bengasi o le aree situate dietro la valle.

Aggiunge, sempre al Mismari, che i residenti delle aree vicine alla diga di Wadi al Qattara, nei pressi di Bengasi, devono evacuare le loro abitazioni. A riprova anche un video sull’esistenza della fessura nella diga Wadi Jaza, che minaccia l’intera area di Barsis, nella zona di Bengasi. Mentre, il premier del GNS Hammad, rassicurava i cittadini che il Comitato per la ricostruzione ha condotto una visita sul campo alle dighe Jaza e ha riscontrato che la situazione è normale e sotto controllo; ma allo stesso tempo installava nuove pompe per alleviare la pressione dell’acqua. A ciò si è aggiunto un appello del Sindaco del Comune di Tokra per la necessità di un intervento immediato e urgente per ispezionare la diga di Wadi Ghaza Berses per la possibilità di pressioni sulla stessa e di una sua esplosione Anche il premier del GNU Dabaiba ha seguito lo stato delle dighe con il Ministero delle Risorse Idriche.

Passato il momento iniziale di sgomento, si comincia già a parlare di possibili responsabili e di indagini sui fatti accaduti, in particolare in riferimento alla vicenda delle dighe inizia ad essere dibattuta con molto materiale e documenti che saltano fuori mostrando tutto la precarietà della situazione in cui versavano le due dighe che si sono rotte. Sono arrivate subito le dichiarazioni, come quella del parlamentare, al Yaqoubi, che chiede al Pubblico Ministero di aprire un’indagine urgente sul crollo della diga di Wadi Derna. Anche il presidente del Consiglio Presidenziale al Manfi afferma che hanno chiesto al Procuratore Generale di aprire un’indagine approfondita sugli eventi del disastro e di ritenere responsabili tutti coloro che hanno commesso un errore o hanno trascurato di astenersi o di intraprendere azioni che hanno portato al crollo delle dighe nella città di Derna, a condizione che le indagini si estendano a tutti coloro che hanno ostacolato i soccorsi internazionali o il loro arrivo nelle città colpite. Il parlamentare, Jibril Ouahida, ha chiesto indagini approfondite sulla negligenza e sulla corruzione, dalle quali nessuno sia escluso. Il suo collega, Muhammad Al-Abani anche afferma che la negligenza nel mantenere le dighe di Derna è stata la causa diretta del disastro.

Il ‘’valzer’’ delle responsabilità parte da Tripoli, dove l’incontro di Dabaiba con il Ministero delle Risorse Idriche ha svelato un cosiddetto ‘’segreto di pulcinella’’, ed messo in luce i molti problemi nella gestione delle risorse naturali e nelle politiche che le regolano. Infatti, già il rapporto dell’Ufficio di Controllo per l’anno 2021 aveva rivelato le falle nella gestione della diga di Derna da parte del Ministero delle Risorse Idriche, nonostante avesse ricevuto più di due milioni di dinari destinate alle operazioni di manutenzione. Lo stesso Ministero, poche ore dopo il crollo della Grande Diga Abu Mansour e della Piccola Diga Wadi Derna, ha confermato che la ragione del loro crollo è stato il flusso di una quantità d’acqua molte volte superiore alla capacità, nonostante le porte di drenaggio fossero state aperte; una grande quantità di acqua era immagazzinata nelle due dighe prima del loro crollo, non facendo tuttavia alcun riferimento ad una mancanza strutturale causata da anni di inerzia nella gestione delle due infrastrutture.

In campo giudiziario, il procuratore generale Sadiq al Suwar ha detto che il suo ufficio cercherà di concludere le indagini sulle inondazioni prima di quanto molti si aspettino e che saranno prese tutte le misure necessarie per ritenere responsabili i funzionari, anche quelli all’estero, attraverso l’Interpol. Vi è stata subito la convocazione per l’indagine del sindaco licenziato di Derna, al Ghaithi, che è imparentato con il presidente del Parlamento Saleh. Ma il dimissionario al Ghaithi si difende sostenendo che non ha assolutamente nulla a che fare con la manutenzione della diga di Derna, che non è di competenza del comune, bensì del governo e che avevano nominato un funzionario della municipalità per eseguire i compiti per conto dell’amministrazione. Infine dice di essere pronto a comparire davanti alla procura o a qualsiasi organo investigativo. Inoltre, il Capo del Consiglio giudiziario, Muftah al Qawi afferma che formeranno un comitato per indagare sul disastro di Derna, sostenendo che è possibile cercare competenze internazionali per indagare sul disastro.

Ad avvalorare l’ipotesi dell’incuria dell’infrastruttura, vi è uno studio pubblicato nel dicembre 2022 dall’ingegnere e ricercatore dell’Università di Sebha, Abdelwanees Ashoor. La ricerca faceva notare la vulnerabilità urbanistica e morfologica dell’area di Derna, già soggetta a grandi inondazioni nel 1942, nel 1959, nel 1968 ed infine nel 1986. Il documento, dal titolo “Stima della profondità del deflusso superficiale del bacino del Wadi Derna integrando i sistemi informativi geografici e il modello del Soil Conservation Service (SCS-CN)’’, i risultati hanno dimostrato che l’area di studio presentava un elevato potenziale di rischio di inondazioni. Pertanto, le dighe del bacino del Wadi Derna irebbero dovuto avere una manutenzione periodica.

Entrando nei dettagli, l’attivista per i diritti umani, Raqi al Mismari sostiene che i lavori per la manutenzione delle dighe della città si erano fermata nel 2010. Prima esisteva un’azienda turca che ha iniziato a mantenere le due dighe della città; queste due dighe sono state costruite da una società jugoslava e consegnate allo Stato libico nel 1983, e la loro durata prevista era fino al 2013.

Inoltre il contratto di manutenzione con la compagnia turca sarebbe dovuto scadere nel 2012, a condizione che comprendesse il mantenimento delle riserve idriche e la protezione della città. Inconcepibile come in 13 anni in cui sono stati spesi 240 miliardi di dinari per lo sviluppo e ogni anno sono stati spesi 20 miliardi di dinari per ogni bilancio. Sulla questione è intervenuto anche l’ex segretario del Consiglio di transizione, Khaled al Turjman che afferma che i governi successivi non hanno effettuato la manutenzione regolare della diga di Derna dall’era di Gheddafi, sostenendo come Dabaiba non ha nemmeno mantenuto le dighe nella Libia occidentale, a cominciare dalla Diga di Washaka, e lui, i suoi collaboratori e coloro a cui distribuisce i soldi parlano di un budget destinato al mantenimento delle dighe.

Si segnala anche che l’Autorità di Controllo Amministrativo ha sospeso il direttore del suo ufficio stampa, Nabil al Sokni, e lo ha sottoposto a indagine dopo le sue “strane” dichiarazioni, se non fantascientifiche, circa l’esplosione di dighe con un missile ipersonico. Infine, un ufficio svizzero specializzato ha confermato nel 2003 la necessità di effettuare la manutenzione delle due dighe di Derna e di costruire una terza diga.

Vi è quindi un alternarsi fra il dibattito sulla ricostruzione delle dinamiche del crollo delle due dighe e le controversie riguardanti i lavori di manutenzione delle stesse. Il Procuratore Generale al Suwar ha dichiarato che le indagini includeranno tutti i governi che si sono susseguiti in questi anni, concentrandosi sul denaro pagato per la manutenzione delle due dighe e su come è stato speso, coinvolgendo anche le successive autorità locali; sottolineando che verranno adottate misure ferme e deterrenti contro i soggetti coinvolti, ed una volta completate le indagini, verranno annunciati i dettagli; intanto, è stato aumentato il numero degli inquirenti per portare a termine le indagini nel più breve tempo possibile.

Sono stati convocati l’Amministrazione delle Dighe, l’autorità competente e il Ministero delle Risorse Idriche per ottenere informazioni utili all’indagine. Al Suwar conferma che sono stati identificati alcuni imputati nel caso del crollo delle dighe di Derna. Il capo dell’Audit Bureau Shakshak nega di aver interrotto mesi fa il contratto di manutenzione della diga di Wadi Derna, e ha dichiarato di aver precedentemente allertato tutte le autorità competenti e i proprietari di progetti, compresa la manutenzione della diga di Wadi Derna, della necessità di riprendere i lavori su di essa. I dipendenti degli organi giudiziari della città di Misurata chiedono il licenziamento del direttore della direzione della sicurezza della città e la sospensione parziale del lavoro fino al suo licenziamento da parte delle autorità competenti a causa della sua aggressione ai membri degli organi giudiziari, ed inoltre richiedono che il GNU deve presentare delle scuse ufficiali.

Dalle prime indiscrezioni fornite dall’Ufficio del Procuratore, sembrerebbe che la Libia avesse stipulato un contratto con una società turca, come detto in precedenza, per la manutenzione delle dighe di Derna nel 2010, e il suo lavoro si sia interrotto con l’inizio degli eventi del 2011. Sulla base di alcune documentazioni e rapporti del 1999 è emersa la presenza di alcune crepe su entrambe le dighe; queste crepe si sono aggravate un anno dopo. Nel 2002 le autorità avevano incaricato un ufficio di consulenza straniero per studiare le dighe di Derna, formulando raccomandazioni sulla necessità di avviare dei lavori di manutenzione urgenti. Nel 2007, la Libia avevo poi stipulato un contratto con una società turca per la manutenzione delle due dighe e la costruzione di una terza diga al fine di proteggere Derna piuttosto che per immagazzinare acqua.

Vale la pena, dunque, entrare ancor più nel dettaglio dell’azienda turca in questione e del percorso che ne garantì la gestione dei lavori nelle due dighe, e non solo. Come affermato sul sito web dell’azienda, prima che l’informazione venisse eliminata dal portale, nel 2012 la Arsel Insaat Bolu, con sede ad Ankara, completò i lavori di manutenzione delle dighe. Sembra strano che un’azienda straniera potesse operare in completa serenità in una Libia fallita, al collasso sociale e politico del post caduta di Gheddafi.

Ha provato a chiarire questo punto il Consigliere del Ministero delle Risorse Idriche in un’intervista, spiegando che alla società turca Arsel, responsabile della manutenzione delle dighe di Derna, sono stati rubati macchinari e attrezzature nel 2011 ed i siti di progetto e la sede della società esecutrice furono distrutti. In ogni caso, il sito dell’azienda riportava un altro interessante dettaglio, riguardante le sue esigue dimensioni ed il suo capitale sociale. Un ristretto numero di dipendenti per un capitale di 460 mila dollari, piuttosto strano per un’azienda con commissioni estere di un certo rilievo.

A commissionare, mediare e supervisionare i lavori per il progetto fu l’ODAC. Non venne registrata la presenza di alcuna gara. L’ODAC non è altro che l’Organizzazione sviluppo dei centri amministrativi, ovvero l’ente gestore contratti per le infrastrutture pubbliche libiche. Va ricordato brevemente che sin da inizio duemila l’ente divenne un canale privilegiato di corruzione ed appropriazione indebita da parte dei funzionari nell’orbita Gheddafi, in una fase di forte sviluppi urbanistico per alcune aree del paese.

In seguito alla Rivoluzione di Settembre, emersero le prime informazioni riguardanti il furto di miliardi di dollari dalle casse dello stato da parte dell’ODAC. Le inchieste intraprese dall’OCCRP (Organization Crime and Corruption Reporting Project), hanno sottolineato come, secondo gli investigatori, le principali responsabilità erano da attribuire ad Ibrahim Dabaiba, cugino del premier, insieme ad altri membri della sua nota famiglia. Altri dettagli forniti all’OCCRP dall’istituto bancario Credit Suisse, hanno evidenziato l’esistenza di conti bancari intestati ad Ibrahim Dabaiba riconducibili a quel preciso periodo. Importante ricordare, tra l’altro, che all’epoca il premier Abdul Dabaiba, era a capo dell’Appaltatore statale per lo sviluppo, LIDCO, ente facente parte di ODAC. Entrando nel dettaglio dell’infrastruttura, la manutenzione del progetto prevedeva una serie di interventi quali: rivestimento del serbatoio con calcestruzzo bituminoso e la realizzazione di un ulteriore sfioratore sopra la diga; la riabilitazione della diga di Abu Mansour mediante l’iniezione del nucleo della diga, la riparazione della sua parte superiore e l’implementazione di un ulteriore sfioratore a forma di imbuto nella parte sinistra della struttura; la realizzazione di una nuova diga per trattenere il limo e ridurre le quantità che si sarebbero depositate nella diga di Derna.

Dell’intera vicenda, più che la ricerca di un singolo colpevole, rimane la grande responsabilità dell’intero sistema istituzionale libico, storicamente frammentato e disomogeneo. I vari passaggi che hanno scandito la “questione dighe” prima del loro crollo, non sono altro che l’emblema dello stato in cui versa il territorio, privo dei principali strumenti politici ed amministrativi e delle competenze tecniche per gestire le poche infrastrutture strategiche del paese. La popolazione è ormai stufa di tutto ciò infatti, da osservare attentamente le proteste principalmente a Derna, ma anche Tripoli, con i manifestanti che provengono da diverse aree della Libia, contro la mal gestione, la corruzione e chiedono il rovesciamento del parlamento e una rapida indagine sul dossier dighe.

Al Suwar, infine aggiunge che la tragedia di Derna ci invita a rivedere i contratti per altre dighe in varie parti del paese e le indagini coinvolgeranno anche l’Autorità per le risorse idriche e le acque e il comitato per la ricostruzione di Derna. Ovviamente il Procuratore generale ha aggiunto che se fossero state adottate determinate misure negli ultimi anni, avremmo evitato il verificarsi del disastro.

Paolo Romano

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