LIBIA. Attacco alla base russa

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Quello che inizialmente sembrava un semplice incendio nella base di al Jufrah, gestita dai russi nel centro della Libia, si è trasformato poi in un caso complesso, con l’accertamento di un attacco che ha distrutto un aereo, ed ha generato diversi interrogativi ma nessuna certezza fino ad ora.

All’alba del 07 dicembre era scoppiato un incendio sulla pista di atterraggio della base di al Jufrah, almeno questo era quanto riportavano le prime notizie a riguardo, segnalandolo quindi ma non dandoci molto peso. In seguito invece, sono arrivati i dettagli e di conseguenza la vicenda ha assunto tutt’altra rilevanza. Un’entità non identificata ha preso di mira le forze russe di stanza nella base aerea di al Jufrah in Libia. L’assalto ha portato alla completa distruzione di un aereo da trasporto Il-76 con un numero di registrazione sconosciuto. A supporto di questa tesi anche i dati FIRMS della NASA mostrano un incendio sul piazzale il 07 dicembre. 

Secondo un canale Telegram russo, in accordo a quanto riferito dai resoconti dei media, l’obiettivo di ignoti, l’aereo era utilizzato dai cosiddetti PMC “Wagner”. Nell’impatto la fiancata è stata completamente distrutte e le prove indirette dell’incidente includono immagini satellitari prima e dopo l’incidente, nonché riprese video dell’incendio riprese da testimoni oculari. Una delle probabili cause dell’incendio è stato un attacco UAV kamikaze. I media libici, citando le loro fonti, hanno riferito che l’aereo è arrivato dall’aeroporto siriano di Khmeimim. A bordo c’erano dei disturbatori elettronici presumibilmente destinati all’esercito russo. Inoltre, secondo i giornalisti, un altro aereo è stato distrutto durante un ripetuto attacco a una struttura militare. Il canale osserva che l’incidente è avvenuto pochi giorni dopo la visita della delegazione russa in Libia. Sempre un account locale commenta che le ali dell’IL-76 si sono leggermente mosse, quindi sembra che ci sia stata un’esplosione, non solo un incendio. Sempre un account locale afferma che sarebbe il secondo attacco aereo sugli assetti russi della Wagner, dopo quello dello scorso giugno sulla base aerea di al Khadim, nel nord est del Paese nel quale era stato preso di mira anche un Il-76 da un drone.

Le ipotesi legate ai responsabili e le ipotetiche conseguenze, sono giunte presto, con pareri ed opinioni divergenti. L’autore del reato sarebbero probabilmente gli Stati Uniti, poiché il GNU o la Turchia non hanno le capacità e o la volontà, a detta di un account ma non ci sono conferme e prove a riguardo. Sulla vicenda, a tal proposito, il membro del Consiglio di Stato, Ibrahim Sahad afferma che l’America ha ignorato a lungo l’impatto della presenza dei mercenari “Wagner” sulla scena libica e che la presenza di Wagner rappresenta un fulcro per espandere la presenza militare russa nei paesi del Sahel e oltre. Comunica, al contrario, che non ci sono prove che l’aereo russo sia stato preso di mira e distrutto nella base al Jufrah attraverso un’operazione americana e ritiene che se Washington avesse distrutto questo aereo, ci si dovrebbe sorprendere per il fatto che la Russia non abbia finora reagito. Abbas Muhammad Saleh, ricercatore sudanese specializzato nel dossier libico afferma però, che dietro la distruzione dell’aereo ci sono i paesi più importanti. Le basi libiche di al Jufrah e Umm Gers in Ciad sono diventate fonte di preoccupazione per il potenziale di alimentare conflitti nella regione e Washington si preoccupa di contenere l’influenza russa nel continente africano e nello specifico, le attività del Gruppo Wagner. Washington cerca di contenere i rischi derivanti dai trasferimenti di armi a gruppi locali e la minaccia alle fragili condizioni dei paesi della regione che soffrono di instabilità. 

Sul versante russo, il direttore del Dipartimento per le organizzazioni internazionali del Ministero degli Esteri russo, Pyotr Ilyichev, accusa alcuni paesi di voler trasformare la Libia in una nuova arena di confronto con il suo paese nel contesto della guerra in Ucraina, ritenendo che ciò ritarderà il raggiungimento di una soluzione tra i libici. La situazione in Libia può solo migliorare attraverso il dialogo tra le parti libiche, con l’aiuto dei paesi influenti sulla scena, nonché con il ruolo centrale delle Nazioni Unite. I libici devono decidere da soli quando e come tenere le elezioni senza pressioni esterne, in modo che il Paese possa stabilizzarsi. Gli statunitensi, dal lato loro, attraverso il loro Comando AFRICOM, hanno smentito, negando che abbiano partecipato all’attacco ad al Jufrah. Infine, Radio France Internationale ha spiegato che Washington ha accusato la Russia di utilizzare la Libia come piattaforma per organizzare le proprie attività nella regione del Sahel.

Collegato ai russi, un’altra notizia particolarmente significativa è quella secondo la quale il Corpo africano russo, che sarà istituito in collaborazione con Haftar, è una delle migliori politiche adottate da Haftar negli ultimi anni. A riguardo, il quotidiano francese Le Monde afferma che la Russia ha istituito un nuovo corpo chiamato “Africa Corp” per rafforzare la sua presenza e diffondersi più ampiamente in Libia e Africa, e comprenderà membri dei mercenari di Wagner e nuove reclute, e ciò avviene dopo reciproche visite tra Bengasi e Mosca. Haftar, però, ha due problemi principali: il problema di chi gli succederà e se l’erede sarà in grado di controllare la Libia orientale. Il secondo problema è trasformare il suo esercito in più unità/forze di sicurezza, cosa che influenzerà la loro efficacia. 

Paolo Romano

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