Libia: test per il nuovo scacchiere geopolitico

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USA – Washington. 27/08/14. Secondo la testata Middle East Online le dichiarazioni contrastanti degli stati esteri che hanno interessi in Libia non fanno che peggiorare la situazione. Partendo dalle dichiarazioni degli USA contro Egitto e gli Emirati Arabi Uniti, di martedì, accusati di essere dietro raid aerei sui militanti islamici in Libia.

Una confusione che secondo la testata del mondo arabo mette in luce la mancanza di strategia americana in Medio Oriente ma anche l’opportunità per alcuni paesi arabi di diventare protagonisti nella regione. Di certo mostra che le relazioni di Washington con le nuove capitali della regione sono sempre più definite e mostrano nuovi alleati.

Ma andiamo per ordine, il Dipartimento di Stato martedì ha rilasciato una dichiarazione dicendo alla Libia è stato «chiesto di fare riferimento agli stati». Il portavoce del Dipartimento di Stato Jane Sacchi ha detto in una conferenza stampa, «Riconosciamo che gli Emirati Arabi Uniti e l’Egitto negli ultimi giorni hanno effettuato attacchi aerei» in Libia. Un portavoce del Dipartimento della Difesa e del Pentagono, ammiraglio, John Kirby ha confermato dicendo che riteneva che i due paesi hanno effettuato tali attacchi, ma si è rifiutato di fornire dettagli. Non solo, gli Stati Uniti e i suoi partner europei Gran Bretagna, Germania, Italia e Francia si sono spesi in una dichiarazione congiunta in materia di non-intervento in Libia. I residenti a Tripoli durante il fine settimana hanno detto che un velivolo non identificato ha attaccato obiettivi nella capitale. I siti colpiti sono quelli dominati dagli islamisti conquistati la scorsa settimana. L’Egitto ufficialmente ha negato di aver lanciato attacchi aerei, mentre Anwar Gargash, ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti su Twitter ha detto che le accuse promosse dagli islamisti sono ostili al suo paese. senza aggiungere altro. Chiunque abbia effettuato i raid, è in linea con gli sforzi più ampi per moderare l’aggressività degli stati arabi che hanno aiutato in passato i Fratelli Musulmani vedi il Qatar. 

Gli analisti hanno sottolineato che il presidente Barack Obama dice di voler giocare un ruolo importante in Siria. Però il politologo degli Emirati Abdul Khaliq Abdullah ha detto «alla luce della mancanza di azione da parte degli Stati Uniti in Siria» si comprende quanto le parole di Obama in realtà non corrispondano ai fatti, ma non si sa bene che ruolo giochino gli Emirati Arabi Uniti nella questione Libica. Theodore Karasik, direttore della ricerca presso la Fondazione Vicino Oriente e del Golfo di analisi militare (Aingma) in Dubai, ha detto che se l’Egitto e gli Emirati Arabi Uniti hanno effettuato davvero i raid, si aprirà una nuova pagina nei rapporti tra gli arabi. 

«La sensazione è che l’America non difende i suoi valori e le sue politiche nella regione», riferendosi alla visione araba comune che sta lottando per rovesciare il presidente Bashar al-Assad sostenendo l’opposizione. E poi ha continuando dicendo: «Questi paesi vedranno addebitati su di sé l’onere di muoversi per conto proprio. Ironia della sorte, questo è quanto richiesto loro da Washington. Ovvero risolvere da soli i vostri problemi». Le voci circa l’uso della forza militare all’estero in Libia ha toccato una corda sensibile in Occidente, che è certamente consapevole che il suo intervento non nel periodo prima della caduta di Muammar Gheddafi ha contribuito al declino del Paese nel caos. La dichiarazione attuale, infatti, ha detto che un intervento esterno approfondirà le divisioni in Libia e rallenta il progresso nella transizione politica. Ora ci si potrebbe aspettare che arrivino nuovi attori come l’Egitto e la maggior parte degli stati conservatori arabi del Golfo contro il Qatar, Sudan, Turchia e Iran, che simpatizza con gli islamisti. 

Alla fine la sperimentazione delle nuove potenze arabe va avanti da quattro anni: tra cui la forza armata, aiuto, e la finanza e la diplomazia che sono intervenute sia in Egitto, Yemen, Siria e Libia. Azioni messe in campo per interesse personale del mondo arabo. Karasik ha detto, «Il punto importante è qui che i poteri regionali mostrano un desiderio di regolare se stessi senza attendere le decisioni dall’esterno».