LIBIA. Algeri vuole avere un ruolo nella crisi libica

220

In Algeria, il Consiglio di sicurezza nazionale algerino ha deciso il 27 dicembre di adottare misure di sicurezza “precauzionali” per proteggere il confine comune con la Libia, secondo la presidenza algerina. 

La sessione del consiglio, alla quale hanno partecipato il nuovo presidente Abdel Majid Taboun e il Generale Saeed Said Shankariha, capo di Stato Maggiore del ministero della Difesa, ha anche affrontato la rivitalizzazione del ruolo dell’Algeria a livello internazionale, in particolare per quanto riguarda i fascicoli libici e del Mali e in generale nella regione del Sahel e del Sahara e in Africa. 

Il consiglio, che si riunisce raramente, ha annunciato “misure” per proteggere il confine comune con la Libia. Il Consiglio è considerato un organo consultivo guidato dal Capo dello Stato ed è incaricato, ai sensi della Costituzione, di dare consigli a quest’ultimo su tutte le questioni di sicurezza nazionale.

La dichiarazione presidenziale ha affermato che il consiglio «ha studiato la situazione nella regione, in particolare sui confini algerini con la Libia e il Mali», sottolineando anche che il Consiglio «ha deciso in questo contesto una serie di misure da adottare per proteggere i nostri confini e territori nazionali e anche per riattivare e rivitalizzare il ruolo dell’Algeria a livello internazionale, in particolare per quanto riguarda questi due fascicoli, e in generale nella regione del Sahel e del Sahara e in Africa». 

Il 26 dicembre, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha aperto la strada all’intervento militare turco diretto in Libia per sostenere il governo di Sarraj contro l’esercito nazionale libico. Anche se il ministro degli Interni nel governo di Sarraj, Fathi Bashagha, ha parlato di «grande cooperazione» o addirittura di «un’alleanza» tra Tripoli, Turchia, Tunisia e Algeria, tuttavia, non ha specificato la natura di questa cooperazione. 

In una dichiarazione, la presidenza tunisina ha immediatamente respinto l’idea di “alleanza” e ha respinto qualsiasi “spiegazione” in questo senso, sulla scia di una visita a sorpresa di Erdogan in Tunisia.

Da parte sua, il membro dell’Assemblea nazionale algerina Abdel Wahhab Ben Zaeem ha affermato che l’Algeria non interverrà militarmente in Libia. Bin Zaeem ha confermato nelle dichiarazioni alla stampa che il nuovo presidente algerino, Abdel Majid Taboun, attribuisce grande importanza al fascicolo libico e che farà tutto il possibile per invitare i libici a dialogare e superare la crisi.

Ben Zaeem ha aggiunto che l’Algeria è interessata alla stabilità in Libia e avrà un ruolo efficace nella questione libica in termini di dialogo.

Inoltre anche l’Egitto ha intensificato i suoi sforzi politici alla ricerca di una soluzione alla crisi libica, sullo sfondo di crescenti combattimenti nella periferia meridionale della capitale Tripoli, tra i preparativi turchi a inviare forze per allinearsi con le forze del governo di accordo nazionale (LNA) e i timori dell’espansione delle interferenze straniere in Libia, il presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi ha contattato i leader di America, Russia, Italia e Germania sulla crisi libica.

L’ambasciatore Bassam Radi, portavoce della presidenza egiziana, ha dichiarato che la crisi libica era al centro di una telefonata tra Al Sisi e il suo omologo russo, Vladimir Putin, in cui hanno esaminato gli sviluppi della situazione in Libia. Radi ha affermato che i due presidenti hanno discusso «degli sviluppi in Libia, ed è stato concordato l’importanza di intensificare gli sforzi congiunti tra i due paesi al fine di risolvere la crisi libica, combattere le milizie armate e le organizzazioni terroristiche e porre fine alle interferenze straniere illegali nella questione libica».

La crisi libica è entrata in una nuova svolta dopo un accordo firmato dalla Turchia con il governo di Fayez Al-Saraj a Tripoli il mese scorso, volto a stabilire una zona economica che si estende dalla costa meridionale della Turchia sul Mediterraneo alla costa libica nord-orientale, fatto che ha scatenato reazioni rabbiose nei circoli occidentali e arabi. Al-Sisi ha promesso, a margine del World Youth Forum di Sharm el-Sheikh, che l’Egitto «non consentirà a nessuno di controllare la Libia». 

La Casa Bianca ha detto in una dichiarazione, dopo una chiamata tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e Al-Sisi, di aver concordato di «rifiutare lo sfruttamento straniero» della situazione in Libia e che hanno esortato le parti in conflitto a prendere «misure urgenti» per porre fine ai combattimenti. Al-Sisi, nel suo contatto con Trump, ha affermato il sostegno dell’Egitto «per attivare la volontà del popolo libico di raggiungere la sicurezza e la stabilità».

Inoltre, l’ambasciatore Radi ha affermato che il presidente Al-Sisi e Trump si sono scambiati durante la telefonata opinioni sugli sviluppi di alcuni dossier regionali, in particolare la situazione in Libia, e che il presidente egiziano ha sottolineato «l’importanza del ruolo che l’Esercito Nazionale Libico svolge nella lotta al terrorismo e minando l’attività delle organizzazioni armate e delle milizie che minaccia l’intera sicurezza regionale». 

Al-Sisi ha anche sottolineato «la necessità di porre fine alle dimensioni delle interferenze esterne» nella questione libica, che è il punto focale che ha sottolineato nei suoi contatti, oltre ad affermare il sostegno dell’Egitto alla stabilità della Libia, e a rinnovare il suo sostegno per «l’esercito nazionale libico», secondo quanto affermato nella telefonata con il primo Ministro italiano Giuseppe Conte. 

Al-Sisi ha, anche, discusso del fascicolo libico in una chiamata con la cancelliera tedesca Angela Merkel, in cui il presidente egiziano ha affermato la posizione del suo paese, «cercando l’unità, la stabilità e la sicurezza della Libia, oltre a porre fine alla portata delle interferenze straniere illegali negli affari libici».

Marwa Mohammed
Corrispondente dal Cairo