Il futuro di Unifil

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LIBANO – Beirut, 17/6/13. Il sottosegretario generale Onu per le Operazioni di Peacekeeping Hervé Ladsous si è recato a Beirut a metà maggio per incontrare rappresentanti del governo libanese. La visita ha avuto lo scopo di rassicurare Beirut sulla volontà Onu di continuare la missione Unifil, a seguito della comparsa di voci su un possibile disimpegno delle Nazioni Unite e un ridimensionamento di Unifil.

Dal 2006, grazie a Unifil, tutti riconoscono che l’area ha registrato un livello di stabilità senza precedenti. Lo riportac un interessante servizio di Al Monitor. Oltre alla presenza di Unifil va considerata  anche la deterrenza reciproca tra Israele e Hezbollah, però il numero di nazioni che vi contribuiscono (38), così come il numero degli uomini impiegati (11.000) sottolinea la serietà dell’impegno della comunità internazionale per mantenere la calma nel sud del Libano.

Di fronte al caos siriano  una serie di elementi che hanno contribuito al successo di Unifil sembrano venire meno, tra cui spicca l’assertività di Hezbollah nei confronti delle forze di pace nel sud. Le modalità operative Unifil con Hezbollah nel meridione libanese sono ben documentati nel corso degli anni. ma, il pragmatismo operativo in questi anni è prevalso per cui Unifil monitora alcune aree, mentre Hezbollah ne controlla altre. Era un pragmatico compromesso che ha funzionato bene fino alla fine del 2011, quando ci sono start e interferenze di ampia scala del Partito di Dio nelle attività della forza delle Nazioni Unite. Francia e Italia temono che di fronte alla nuova situazione siriana che vede coinvolto Hezbollah al fianco delle forze del presidente siriano Bashar al-Assad contro i ribelli i partner alleati potrebbero con il loro intervento aggravare le difficoltà di Unifil nell’area. L’Italia, che sta comandando UNIFIL, si era detta irritata dalla mancanza di coordinamento a livello Ue nella valutazione di opportunità dell’iniziativa britannica di inserire Hezbollah nelle organizzazioni terroristiche. Il futuro di Unifil sta nella cooperazione con le forze armate libanesi (Al-Quwwāt al-Musallaḥa al-Lubnāniyya, Laf nell’acronimo inglese). Obiettivo chiave del 2006 è stato quello di «accompagnare e sostenere le forze libanesi nel loro dispiegamento nel sud». Ad oggi le stime ci dicono che solo il 10% delle pattuglie Unifil  sono condotte in collaborazione con le truppe libanesi, di fronte all’impiego di di unità Laf nel nord, al confine con la Siria. Unifil doveva comprendere 15mila uomini nel 2006, il numero non ha mai superato 13.500 ed oggi si attesta a 11mila. La scure della crisi economica si è fatta sentire anche nel campo del peacekeeping con la scomparsa o il ridimensionamento della presenza di una serie di Stati “grandi contributori” come la Spagna, rendendo di difficile gestione la mesone per le nazioni “minori”. Il peso politico di Unifil senza gli europei diminuirebbe, si legge nel servizio di Al Monitor, dal 2006, il comando della missione è stato assegnato a Francia, Spagna e Italia. Una nazione non europea, l’Indonesia, oggi il più grande Paese contributore, ha già chiesto  il comando che però non viene assegnato, perché non vi è consenso tra il Segretariato delle Nazioni Unite, Israele e Libano in quanto la credibilità della missione  si basa sulla volontà politica e militare europea.