Italair compie 35 anni

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LIBANO – Naqoura 17/05/2014. Italair opera in Libano dal 1979 nell’ambito di Unifil (United Nations Interim Forces in Lebanon).
Viene costituita in seguito agli avvenimenti del marzo 1978 quando lo Stato di Israele per cercare di sconfiggere le incursioni provenienti dal territorio libanese decide di invadere il paese dei Cedri fino all’altezza del fiume Litani.

La zona dove è dislocata la forza di interposizione ONU è delimitata a nord dal fiume Litani, ad est dall’altipiano del Golan, a sud dalla zona profonda 10 km dal confine israeliano e a ovest dal Mar Mediterraneo.
I compiti dell’unità sono quelli di ricognizione, ricerca e soccorso, trasporto sanitario e collegamento. L’attività non conosce soste e viene svolta sia di giorno che di notte. Dal 2012 il Colonnello Giacomo Lipari (nella foto) ha assunto il comando di Italair. La sua lunga formazione ed esperienza, prima al comando del 20° Army Aviation Battalion “Andromeda” di Pontecagnano poi al Gruppo di Formazione della Scuola di Artiglieria di Bracciano e nelle sue numerose missioni all’estero con la Nato e l’Onu, ne fanno un comandante molto apprezzato e in grado inoltre di contribuire positivamente, con il suo apporto personale, al ruolo delicato che ricopre in un territorio dove quotidianamente diplomazia e scienza militare si intersecano nella ricerca di quella pace che qui non ha ancora trovato la sua collocazione. L’ho incontrato alcune volte e in ogni occasione ho avuto modo di confrontarmi con la sua altissima professionalità e umanità necessarie ad un incarico come quello che ricopre che lui stesso ci racconta in questa intervista.

Colonnello Lipari lei ha una lunga esperienza al comando di Italair, quali sono gli aspetti più importanti di questa Task Force? Cosa servirebbe per migliorare le nostre prestazioni?

L’Unità che ho l’onore di comandare opera ininterrottamente in Libano dal 1979. É infatti l’unità veterana all’ interno di Unifil e quest’anno a luglio ricorrerà il 35° anniversario dall’arrivo del primo squadrone elicotteri AB 204 a Naqoura. Sono passati gli anni ma sono rimasti immutati l’entusiasmo, la serietà e la professionalità che dal primo giorno hanno caratterizzato l’operato degli uomini e delle donne di Italair. Il continuo impegno dei piloti e degli equipaggi di volo ha favorito lo sviluppo di un forte consenso da parte dei Libanesi, degli Israeliani e dei rappresentanti della comunità internazionale.

Cosa servirebbe per migliorare prestazioni?

È difficile per me trovare qualcosa da migliorare. Naturalmente dall’inizio della Missione c’é stato un aggiornamento delle macchine e della tecnologia, quindi auspichiamo che questo trend continui.

Quanto è importante il supporto di volo per la missione UNIFIL?

Il supporto di volo fornito a Unifil da parte di Italair direi che si può definire essenziale per il successo della missione. A seguito dell’implementazione della missione nel 2006, i compiti dell’unità, saldamente legati alla risoluzione 1701 delle Nazioni Unite, si sono sviluppati nelle attività di monitoraggio aereo dell’Area di Operazione, nel trasporto di personale e di materiali e nell’evacuazione sanitaria di personale in situazione di emergenza.

Cosa è cambiato, anche dal punto di vista territoriale, dall’inizio della guerra siriana che ha coinvolto anche una parte importante della popolazione libanese?

I Caschi blu di Italair hanno concorso con le altre unità di Unifil composte da circa 12mila uomini e donne provenienti da 37 Paesi all’assolvimento del preciso mandato definito dalla risoluzione 1701 delle Nazioni Unite. Come ricordato dal Comandante di Unifil, Generale di Divisione Paolo Serra, al sud la situazione é rimasta calma anche se sempre molto delicata e sensibile. Gli eventi nella vicina Siria hanno determinato un innalzamento dell’attenzione che si è sviluppata in incremento della scrupolosa attività di monitoraggio aereo dell’Area di Operazione in stretto coordinamento con le unità di terra che hanno continuato ad operare in checkpoint e attività di pattugliamento “spalla a spalla” con le Forze Armate libanesi.

Una così lunga esperienza in questo ambiente le avrà certamente regalato esperienze diverse ci piacerebbe conoscere frammenti di vita di un italiano che vive all’estero al servizio della comunità internazionale. Cosa è cambiato in lei e cosa ha imparato da questo paese?

Il mio rientro sarà un momento triste e felice al tempo stesso. Triste perché lascerò una terra meravigliosa abitata da un popolo mediterraneo molto ospitale e unito nella sua diversità determinata da una connotazione interconfessionale. Felice perché consapevole di aver contribuito in modo concreto insieme ai miei uomini e alle mie donne al conseguimento degli obiettivi della missione Unifil tesi al monitoraggio della cessazione delle ostilità tra le due parti Libano e Israele, al supporto delle Forze Armate Libanesi e all’Assistenza della popolazione civile.