LIBANO. Si blocca il processo per il botto di Beirut, sull’impunità dei politici

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Il giudice libanese che indaga sull’enorme esplosione che ha scosso Beirut in agosto, ha sospeso l’indagine dopo che due ministri da lui accusati ne hanno chiesto la rimozione. Lo sviluppo, riportato dalla National News Agency del Libano, arriva dopo una settimana burrascosa che ha messo in dubbio il destino dell’indagine sull’esplosione del 4 agosto che ha ucciso oltre 200 persone e distrutto parti di Beirut.

Secondo Arab Weekly, la decisione del giudice Fadi Sawan di sospendere l’indagine gli permetterà di rispondere alle accuse di aver violato le procedure legali e costituzionali, convocando per l’interrogatorio il primo Ministro del Libano e tre ex ministri sospettati di negligenza che ha portato all’esplosione. La battaglia legale ha confuso l’indagine in quella che è stata una delle più grandi esplosioni non nucleari della storia, in un Paese dove la cultura dell’impunità ha prevalso per decenni.

Molti critici l’hanno vista come un tentativo da parte dell’élite politica di impedire che si creasse un precedente che potesse portare la responsabilità ai massimi livelli. Il 10 dicembre Sawan ha emesso un’accusa contro l’ex primo Ministro Hassan Diab e tre ex ministri per l’esplosione del 4 agosto che ha sconvolto la capitale del Libano. I quattro sono stati accusati di «negligenza e di aver causato la morte di centinaia di persone e il ferimento di altre migliaia» in una delle più grandi esplosioni non nucleari della storia.

Tra loro ci sono l’ex ministro delle Finanze Ali Hassan Khalil e l’ex ministro dei Lavori pubblici Ghazi Zaiter, che da allora hanno accusato Sawan di aver violato la costituzione. La massima Corte di Cassazione del Libano dovrebbe ora pronunciarsi sulla loro richiesta di rimozione di Sawan dal suo incarico. Due degli ex ministri accusati, che sono attualmente parlamentari, hanno contestato la decisione di Sawan e hanno chiesto alla Corte di Cassazione di sostituirlo, adducendo “legittimi sospetti” sulla sua legalità.

Il giudice, e l’Ordine degli avvocati che rappresenta le famiglie, hanno 10 giorni di tempo per rispondere all’impugnazione. Il tribunale, il più alto del Paese, deciderà poi sulla questione. Anche Diab si è rifiutato di comparire davanti al giudice per motivi simili.

I massimi esponenti politici libanesi si sono riuniti intorno all’argomento che l’accusa di un ministro debba essere sottoposta al voto del Parlamento. Per Hezbollah la decisione di Sawan è politicamente motivata. Diab, che si è dimesso in seguito all’esplosione, ha già testimoniato davanti a Sawan a settembre.

La sfida alla convocazione di Sawan è apparentemente radicata nelle diverse interpretazioni su chi ha l’autorità di interrogare i ministri e i capi di governo. Sawan ha inizialmente inviato una lettera e dei documenti al Parlamento il mese scorso chiedendo ai legislatori di indagare sulle sue scoperte. Secondo la costituzione del Libano, un consiglio separato composto da giudici e politici, istituito dal parlamento, è incaricato di processare ministri e premier per crimini di alto tradimento, abbandono dei doveri e violazione della costituzione, un organismo che non è mai stato attivato dal parlamento che ha detto di non aver trovato nulla che potesse indicare un illecito professionale.

Sawan, quindi, si è poi mosso, sulla base di una sentenza della Corte di Cassazione che gli permette di indagare su alti funzionari e di deferirli ai tribunali ordinari con accuse penali, che includono la negligenza che porta alla morte.

Antonio Albanese