LIBANO. Pechino si “compra” Tripoli benedetta da Hezbollah

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La Cina è pronta a investire in progetti infrastrutturali chiave in Libano, se il paese colpito dalla crisi dovesse abbracciare l’Oriente, ha annunciato il leader di Hezbollah Hassan Nasrallah: «Le aziende cinesi sono pronte a iniettare denaro in questo paese”, ha detto in un discorso sulla televisione di Hezbollah Al-Manar.

Uno dei progetti più importanti e rapidamente realizzabili sarebbe il rilancio della ferrovia costiera libanese, da Naqoura al confine meridionale con Israele a Tripoli al confine settentrionale con la Siria, secondo Nasrallah: «Se questo accadesse, porterebbe denaro al paese, porterebbe investimenti, creerebbe opportunità di lavoro, permetterebbe trasporti pesanti e così via», ha detto il leader sciita, ripreso da Asia Times.

La Cina ha da tempo manifestato interesse per il porto libanese settentrionale di Tripoli come collegamento per la sua Belt and Road Initiative, che prevede una ferrovia che sarebbe la chiave per la ricostruzione della Siria.

Finora, però, si è allontanata da qualsiasi investimento importante, in un contesto di sanzioni statunitensi su Damasco.

Nasrallah ha condannato la nuova serie di sanzioni statunitensi ampliate in base al Ceasar Act, ma ha suggerito che queste non avrebbero bloccato gli investimenti cinesi in Libano, se i libanesi fossero stati pronti a unirsi a Pechino.

«I cinesi sono pronti», ha detto Nasrallah, «a costruire una nuova centrale elettrica per il Libano». Il settore elettrico del Libano è notoriamente pieno di sprechi, inquinante e corrotto, con un debito di oltre 1 miliardo di dollari all’anno, mentre non riesce a fornire più di mezza giornata di energia elettrica nella maggior parte del paese.

Pechino, ha sostenuto Nasrallah, potrebbe offrire più rapidi e probabili finanziamenti per il Libano di un ricercato salvataggio del Fmi da 10 miliardi di dollari, che si prevede richiederà più di un anno di negoziati, se sarà accettato.

L’appello di Nasrallah a guardare a Est fa eco alla guida che il leader supremo dell’Iran, l’Ayatollah Khamenei, ha offerto ai funzionari della Repubblica Islamica dopo il fallimento del trattato nucleare con le potenze mondiali.

Negli ultimi nove mesi il Libano ha visto il disfacimento della sua parità col dollaro e l’istituzione di controlli di fatto sul capitale, paralizzando l’economia e scatenando l’inflazione.

A marzo, il Libano ha mancato il pagamento di 1,2 miliardi di dollari di Eurobond, scegliendo di risparmiare le riserve rimanenti per le importazioni critiche a fronte di una crescita economica pari a zero, ed eventualmente inferiore allo zero.

Antonio Albanese